Per dimenticare. Per ricordare.
Per trasfigurare. Per redimersi. Per amare.
Per una mancanza. Per una presenza.
Per un destino sviato. Per un destino riuscito.
Per lasciare un resto. Per interpretare un resto.
Per restare nonostante gli addii, per dire addio.
Per questo e per molto altro scrivono le donne.
O forse scrivono perché la letteratura è sempre uno sguardo complice e straniero sul mondo, sulla sua verità.
Fino a che lo interpreta, ne è complice.
Quando – interpretandolo – lo conosce, ne rimane esclusa, e non può che brillare di solitudine.
E’ come un navigante innamorato perdutamente della terra che solchi gli oceani pur di raggiungerla.
Approssimatosi però alla riva – e i barbagli della costa sono ora a un palmo, e le ombre delle montagne tagliano lo sguardo, e le sagome degli alberi trafiggono l’aria già sbattuta dalle ali dei gabbiani – si ferma.
La guarda.
Sente che abitarla non gliela farebbe più cogliere in quella sua completezza.
Che una volta sbarcato non potrebbe più vederla svaporare nell’alba come un gigantesco mostro marino, come una balena che si inabissa e riemerge, lucida non di sale, ma delle lacrime degli uomini che la popolano.
E quegli uomini.
Li conoscerebbe uno a uno. O ne perderebbe qualcuno.
Non li vedrebbe più muoversi irretiti da intrichi e nodi, rammendati su un immenso ricamo, annodati l’uno all’altro.
Così preferisce rimanere a largo, tra il viaggio che ha fatto e quello che deve compiere, intimo ed estraneo, come un eterno viandante.
Preferisce ascoltare le voci che il vento gli porta dalla terra.
Trascriverle su un quaderno.
Ecco.
Nessuno più di una donna che scrive è intimo ed estraneo, come un eterno viandante.
Simona Lo Iacono
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Serva, madonna, santa, puttana, molteplice, madre, crea, procrea, canta, violenta, irresponsabile, mite, accogliente, flessibile, feroce, vagabonda, silente, illimitata, ride, appassionata, libera, provocante, sicura, instabile, pazza, irresponsabile, vergine, guerriera, vola, regina, zingara, schiava, bugiarda, martire, prega, scrive, ama, piange, partorisce, implora, scrive, ignora, condanna, scrive, perdona, immola, rinuncia, scrive, urla, cerca, dorme, lacrima, chiede, cura, scrive.
La donna, le donne, un ‘infinità, per quanto le si desideri esse vivono sulla linea dell’orizzonte, per quanto le si odi resistono ad ogni morte, per quanto le si ami sono di essenza inafferrabile.
Appartengo ad una razza antica, che crea i fenomeni del mondo, una costellazione alla quale gli uomini guardano da sempre, donna, donne.
Da bambina scrivevo per darmi una forma, i segni scritti, diventavano radice, entravo nella terra, parlavo poco, ascoltavo, scrivevo, ogni parola si faceva vincolo, non scomparivo, chiudevo nei segni i segreti del mondo, custode e vestale di tutti i silenzi, una partogenesi che popolava il mondo di erranti e cavalieri, mistici e draghi, maghi, regine e vento.
Mi giravo nella mia stanza e come ogni creatore producevo tutta la vita possibile e le sue morti, scrivevo, ogni parola s’inerpicava sui vuoti, nelle assenze, sui desideri mancati, per coprire la bruttezza e suonare quei segni silenti fino alla nota più sottile quella che percepisce l’orecchio assoluto: il bisbiglio dell’anima.
Le donne mi sono sorelle, amiche, amanti, complici, alleate, dissidenti, maestre. Scrivo con loro, un popolo scarmigliato dai mille capelli, scrivo con loro ogni possibile storia, scrivo le razze e le indegnità, le privazioni e le lotte, i canti, l’amore, il grande artista, l’amore, mago e trasformista, il nostro figlio maggiore, il figlio prescelto, il figlio a cui noi donne non possiamo rinunciare, ci costi la perdizione e ogni possibile danno, vertice e stimmate perenni sul cuore.
Perché scriviamo?
Perché siamo nate alla terra, per destino e gioco del fato, per irrequietezza e patto occulto, raccogliamo parole ad ogni stagione, seminiamo parole negli angoli, mescoliamo parole e vita, e giriamo sui secoli il canto della figlia e della sposa, il canto della prigioniera e della regina, parole che sono pioggia e che non ci fanno morire, migliaia di parole, un rosario perenne che rompe tutti i cieli che provoca carezze e abbandoni e sapevo sin da bambina nel bacio della solitudine che io ero donna e mare, infiniti ritorni, riflessi, parola.
Alessandra Corsini
Carissime amiche e carissimi amici di Flannery,
oggi diamo inizio a una nuova conversazione a più voci, a cui mi auguro parteciperete numerosi (e, soprattutto, numerose) anche questa volta perchè è di scrittura femminile che parliamo.
Perchè scrivono le donne?
Che rapporto c’è tra l’atto della scrittura e l’immaginario femminile?
Abbiamo dato per prima la parola alla scrittrice Simona Lo Iacono, che avete imparato a conoscere attraverso il suo splendido romanzo “Tu non dici parole” di cui abbiamo lungamente parlato nei giorni scorsi.
Ho chiesto personalmente a Simona di introdurre il tema di questa conversazione, ricca di spunti e di sollecitazioni, che ci terra’ compagnia per ben due mesi, luglio e agosto, ma che idealmente ci farà compagnia sempre, perchè in definitiva tocca un punto nevralgico del nostro essere donne e donne che scrivono.
E subito dopo le riflessioni di Simona Lo Iacono trovate uno splendido testo di Alessandra Corsini sul perchè scrivono le donne. Alessandra lo ha scritto con quella sensibilità profonda che le appartiene e che la fa poetessa e narratrice finissima.
Grazie molte, Alessandra, e grazie anche a te, carissima dolce Simona, per i pensieri delicati e stupendi che ci avete voluto regalare!
Grazie a voi amici – e soprattutto amiche – che interverrete in questo post tutto dedicato alla scrittura femminile e alle ragioni profonde e segrete che spingono molte donne a scrivere come a voler rintracciare il bandolo di matassa della propria vita. Atto necessario e vitale, ineludibile e a volte molto molto doloroso, non credete?
Il mio commento si esprime con alcuni versi, semplici ma credo essenziali e veri:
” Scrivere per sognare
per non dimenticare.
Scrivere per amore
per liberare il cuore.
Scrivere per perdonare
chi non si fa pregare.
Scrivere poche parole
per catturare il sole
per continuare a curare
le ferite ancora amare.
Scrivere è tutto questo
crederci ancora è giusto…
Scrivere ancora e adesso
per rimanere te stesso
per continuare il viaggio
senza perdere il coraggio
e andare oltre il confine
della parola fine.”
Laura Alberico
così sul momento mi viene spontaneo pensare che per quanto mi riguarda scrivo quindi sono… la scrittura è il mio specchio… lì sulla pagina bianca nasce quella trama di pensieri e parole, giochi , fantasie, immaginari che eruttano dalla mente e si rovesciano fuori di me…desidero che vadano lontano, raggiungano orecchi e occhi, comunichino emozioni…mi raccontino.
Così sento di esistere. La scrittura va sola per il mondo, diceva la Plath…e quando è onesta trova ascolto…
Perché lo scrivo? scriviamo? Forse perché a noi donne è sempre piaciuto lo specchio…non solo civetteria, ma curiosità, ricerca, domande, ansie…lo facciamo per raccontarci e cercare definizione…forse.
Stefania Caracci
Grazie a Stefania che ha lasciato poche ore questi pensieri sulla bacheca di Flannery aperta in FB, li riportiamo con grande soddisfazione sul nostro forum perchè è bello quando l’intelligenza si unisce alla sensibilità, quando il dentro e il fuori coincidono, specchiandosi l’uno nell’altro fino a tratteggiare i luminosi barbagli di quella stella cometa che si chiama sincerità.
Cara Laura, grazie per i tuoi pensieri diventati rime.
Grazie alla dolce Tessy per il fantastico Borges che sapeva “lasciare un verso per l’ora triste / che nel confine del giorno ci attende…”
Grazie a Stefania Caracci e alla sua intima dolente sincerità… e a tutte voi amcihe di Flannery che interverrete, il tema – lo so- vi tocca profondamente il cuore e ha bisogno di spazio dentro di voi, di tempo per dilatare la propria interiore necessita’.
C’è un verso di Sylvia Plath che dice:
“Non sono andata da nessuna parte da allora ma
l’andare è stato una deviazione addomesticata…”
che ne pensate?
Oggi nella mia gotica Siena, la città sembra invasata per la corsa del Palio. Il rullo dei tamburi non mi consente la dovuta concentrazione per un argomento che mi sta a cuore, citerò quindi, un pensiero di un poeta che amo molto, per Lui, scrivere è:-
…………………………………………….
” Lasciare un verso per l’ora triste
che nel confine del giorno ci attende,
allacciare il tuo nome alla sua dolente
data di oro e di vaga ombra.”
(Jorges Luis Borges)
Serena giornata
M. teresa
Sylvia Plath scriveva ” l’astratto uccide, il concreto protegge”. Forse in queste parole è racchiuso il dramma esistenziale di questa poetessa che morì suicida. Un percorso di vita “addomesticato” perchè costretto nello spazio ristretto della quotidianità e normalità dove la voce dell’inquietudine diventa col tempo un peso insopportabile.
Una donna che scrive si cerca e su una pagina scritta si ritrova.
Molte sono le scrittrici che amo, tante sono siciliane…
La scrittura femminile nel corso della storia spesso è stata cancellata o censurata… quando studiavo letteratura mi stupivo della marea di uomini e dell’assenza di donne.
Nel Trecento, ricordiamo la stilnovista Compiuta Donzella.
Nel Rinascimento, le voci di Gaspara Stampa o Isabella Morra…
Vittoria Colonna… e poi i secoli successivi, in cui la donna si affaccia con maggiore libertà sul mondo della letteratura.
Senza dire delle lettrici.
Spesso lettura e peggio ancora scrittura sono stati atti sovversivi, sintomi di ribellione.
Scriviamo, donne, non per sfogo o per vanità, ma per indagare con il nostro sguardo particolare il mondo e restituirlo in versi o prosa, nell’arte o in musica.
Per me – ma l’ho già detto e scritto più volte – la scrittura è l’unico modo che conosco per mettere ordine nell’esperienza.
I binari della scrittura aiutano a scavare: perfino quando scrivo una filastrocca, destinata ad amici o anche soltanto a me stessa, l’obbligo della rima mi fa tirare fuori cose che altrimenti giacerebbero.
Mettere ordine nell’esperienza. Se non sbaglio Sylvia Plath (vedo che il suo fantasma letterario aleggia molto in questo post…) parlava di ordinare e riordinare il caos dell’esperienza.
Sì, condivido quello che dice Clara Sereni (grazie, cara amica di penna), soprattutto quando parla di scrittura come scavo.
Le scrittrici scavano con quello che hanno in mano, con la penna o il mouse, dentro il magma incandescente che hanno in fondo al cuore o negli anfratti della memoria.
Grazie, Maria Lucia.
Dici bene, la scrittura femminile nel corso della storia spesso è stata cancellata o censurata.
Anch’io quando studiavo letteratura all’università mi stupivo di quanti autori uomini ci fossero e della quasi totale assenza di donne.
Com’era possibile?
Credo che ci sia stata e ci sia ancora una cappa di colpevole silenzio sulla scrittura femminile, che è cominciata sui banchi di scuola e che si è consolidata anche attraverso i mass media, che ancora oggi emarginano le autrici o non danno loro il giusto peso nella storia della cultura.
Allora il nostro forum letterario nasce anche per questo, per riparare a questa insopportabile mancanza. Flannery lo fa con i mezzi che conosce, le parole.
Ma, no, davvero! Simona, Maria Lucia, credo che le donne scrivano per gli stessi identici motivi per cui scrivono gli uomini. Poi, certo, rispecchieranno il loro mondo, che in alcuni casi sarà diverso da quello degli uomini. Constatiamo che siamo una minoranza, hai ragione Maria. Ma non servirebbe rinchiuderci nella gabbia delle quote rosa, anche quando esercitiamo la nostra libertà, quando ci esprimiamo per necessità, affermando il diritto alla creazione fantastica.
Le donne rispetto agli uomini sono solo meno tenaci. Sono meno presenti nei luoghi del potere culturale. Soprattutto spesso amano più i figli del successo. Ma questo casomai spiegherebbe perché le donne scrivono meno degli uomini e il difficile, conflittuale rapporto tra scrittura e maternità.
piera
Che bello quello che scrivi, Piera!
Hai ragione! anche gli uomini scrivono:
Per dimenticare. Per ricordare.
Per trasfigurare. Per redimersi. Per amare.
Per una mancanza. Per una presenza.
Per un destino sviato. Per un destino riuscito.
Per lasciare un resto. Per interpretare un resto.
Per restare nonostante gli addii, per dire addio…
E anch’io credo che la maternità scavi nella percezione del successo delle donne.
Ma forse nella donna che scrive c’è – proprio per il ricordo di quella maternità – una nostalgia più forte dell’intimità e dell’estraneità.
Niente più di un figlio è intimo ed estraneo.
Quando è in noi.
E quando ci lascia.
Un bacio
Sono d’accordo con te, Piera.
E dico no alle quote rosa sia in politica che in letteratura…
Non mi piace neanche l’espressione “letteratura/scrittura femminile”, come se fossimo una minoranza.
Il mio è un invito alle donne affinché si riapproprino del diritto alla creazione fantastica, come la chiami tu. E perché non si accontentino di una porzione di mondo da raccontare, ma che non ne abbiano timore e lo cantino.
credo che si scriva sempre per sentirsi vivere, per necessità quindi, perchè la vita senza la scrittura avrebbe meno senso, uomini e donne. Per alcuni diventa un’identità sociale, ma questo avviene dopo il successo.
Ma si può vivere per la scrittura, scrivere tutta la vita, senza che alcun editore se ne accorga o ti riconosca. Vedi il caso della Dickinson. Tuttavia non tutte le donne che scrivono senza pubblicare hanno sorelle e/o cognate come lei. Inoltre non tutte le scrittrici che rimangono nascoste sono geniali e meriteranno una gloria postuma, come appunto ha saputo meritarla la Dickinson.
Perchè scrivono le donne? E’ quello che mi sono sempre chiesto anch’io. Con tante cose che ci sono in casa da fare: stirare, rammendare, cucinare… Mah! Misteri della vita.
Salvo Zappulla
Concordo con voi assolutamente, care amiche.
E allora dico:
NO ALLE QUOTE ROSA,
NO ALLE DONNE CHE SCRIVONO COME MINORANZA DA TUTELARE,
NO ALLA LETTERATURA FEMMINILE COME CATEGORIA.
E’ vero, come dice Piera (che ringrazio) che le donne scrivono come scrivono gli uomini, per gli stessi motivi forse, anche se vi portano sensibilita’ ed esperienze diverse. Siamo uguali e diversi.
Ma, come dice Simona (grazie, Simo!) “nella donna che scrive c’è – proprio per il ricordo di quella maternità – una nostalgia più forte dell’intimità e dell’estraneità…”. Vero, e forse sta qui la differenza.
Ma avremo tempo, credo, per approfondire questi concetti.
Grazie anche a Maria Lucia Riccioli e al suo invito intelligente e possibile.
E grazie… a Salvo perchè se non ci fossi dovrebbero inventarti, ma chi mai riuscirebbe a inventare uno come te?
Forse, a pensarci bene, anch’io credo che le donne siano indotte a scrivere quasi sempre per gli “stessi identici motivi per cui scrivono gli uomini”, anche se talora scrivano di argomenti diversi o trattino gli stessi argomenti in modo diverso; ma soprattutto sono convinta che sia gli uomini che le donne scrivano perché “la vita senza la scrittura avrebbe meno senso” (Piera Mattei). Sicuramente importante è di per sé il fatto di scrivere; ma forse altrettanto importante è per noi tutti il fatto che possiamo leggere ciò che è stato scritto (va da sé che si tratti di persone che sappiano scrivere). E molti, inoltre, scrivono (o hanno scritto) per tutta la vita. Ho davanti a me l’esempio di una cara amica, una poetessa da poco scomparsa, Margherita Faustini, che ha cominciato a scrivere le sue prime poesie (di nascosto) quando era ancora sui banchi di scuola: “Compagna di banco, / il viso acceso dall’entusiasmo, / esaltavi le mie prime, / clandestine poesie” (Ad una compagna di scuola, da Attimo primo, 1998) ed ha poi felicemente continuato a scriverle per tutta la durata della sua vita. Non solo, ma quando era ormai avanti negli anni, diceva che, nel suo giorno estremo, avrebbe pregato la morte di concederle ancora “un minuto” di tempo, per poter completare la sua ultima poesia: “Avvolta in ampi veli, il passo leggero, / verrai a me in una chiara mattina / di primavera. / Ti chiederò / un minuto ancora / per completare la mia ultima pagina” (Pagina incompleta, da Il sogno e la memoria, 2007). Evidentemente pensava che non le sarebbe bastata tutta una vita, seppure non breve, per poter scrivere quello che le urgeva dentro: e che poi era solo una parte di quello che ognuno di noi (che scriva o legga) porta dentro di sé.
Perché le donne scrivono? Non saprei proprio rispondere a questa domanda anche perché, ne sono certa, desterebbe poco interesse. Lo scrivere nasce da una esperienza personale ed estremamente intima con le cose ed il creato, posso allora tentare di chiederlo a me stessa: perché? Forse per continuare a stupirmi della bellezza che ho a portata di mano. E di questo mi sento sempre profondamente riconoscente a chi mi ha fatto questo dono.
Ardea Montebelli
In ogni donna c’è la scrittrice e la narratrice: dei propri dolori che deve nascondere; delle delusioni che deve superare; degli amori cattivi od affetti travolgenti; di sé stessa come storia.
In ogni donna c’è la potenzialità allo scrivere, forse il desiderio disperato di farlo e non riuscirvi.
In ogni donna c’è il desiderio di raccontarsi e spesso non poterlo fare, non saperlo fare.
In ogni scrittrice c’è una persona: che disperatamente si racconta; che generosamente racconta; che con semplicità insegna.
Mai, come attraverso la scrittura femminile, creatività, profondità e sensibilità hanno tracciato e lasciato segni indelebili nella letteratura; come rughe.
Infine:
- le scrittrici, scrivono come ogni essere umano,(uomo o donna), perché dall’anima esce una forza che così, e solo così, riesce ad esprimersi;
- molte sono state le grandi scrittrici; molte ancora vi sono o verranno; peccato che negli insegnamenti della storia che passa, esse vi appaiano sempre troppo poco;
- nel loro scrivere la fantasia dilaga e le rende libere come mai, una donna, riesce ad essere nel suo percorso di vita.
Grazie, Marta!
Quanta profondità nella riflessione di Marta Ajò, e quanta verità, care amiche. In ogni donna c’è la scrittrice, in ogni scrittrice c’è una persona. E quella libertà che solo sulla carta si scatena, si rivela, si libera.
Ascolto il suono, la grazia e la ricerca di questi commenti e l’amore infinito per la bellezza. Grazie
Ale, perchè non ci regali qui una delle tue bellissime poesie?
No, ma ho letto un bell’editoriale di Maurizio Cucchi su Avvenire di qualche giorno fa che parla di lei e che ho ritagliato. Tra l’altro la poetessa polacca ha compiuto il 2 luglio scorso 86 anni. Una bella età e un’intelligenza lucidissima.
Szymborska, scrive Cucchi, “ha il dono di una grazia naturale e di una lievità di accenti che le permettono di riflettere e argomentare con una scioltezza davvero insolita. E la sua “poesia feriale” ha inoltre il pregio di pescare in profondo, o di muoversi verso l’alto, partendo anche da semplici constatazioni, o dall’osservazione di una realtà quotidiana, normale, nella quale è facile ritrovarsi”.
Mi piace il concetto di poesia feriale, di scrittura feriale. Scrivere come atto di ricerca, come riflessione quotidiana nel profondo e verso l’alto.
E’ uscita nei giorni scorsi la raccolta completa delle poesie di Wislawa Szymborska che si intitola, guarda caso, “La gioia di scrivere”(Adelphi). Già il titolo contiene in sé il senso di pienezza che è proprio della scrittura, in filigrana sembra anche alludere all’impegno totale e al dolore che ogni ricerca della verità, nella parola poetica, comporta. L’avete letta?
Scrivo perchè mi piace, perchè spero che le storie che ho nella testa possano diventare amiche/compagne consolatorie come lo è stato per me leggendo quelle degli altri. Scrivo perchè spero di allontanarmi dal mondo e vivere in un mondo altro ma nel contempo desidero comunicare. Voglio anche divertirmi scrivendo e non solo soffrire. Scrivo perchè ne ho voglia e spero di farlo per il resto della mia vita. Non capisco perchè dobbiamo separare la scrittura maschile da quella femminile. Concordo nell’affermare che che scrive è un essere umano con le sue pulsioni, le sue esigenze senza alcuna differenza di sesso. Delia Morea
Concordo perfettamente con Delia Morea. A scrivere sono gli esseri umani provvisti di materia grigia (nel mio caso almeno lo spero). Persone che hanno dentro un magma incandescente impossibile da contenere. Sicuramente tra uomini e donne esistono sensibilità diverse, differenti sfaccettature e percorsi esistenziali che inevitabilmente si ripercuotono nelle loro opere. Ma in generale scrivono le persone belle, capaci di sognare, di andare oltre il quotidiano dell’esistere, volare alto con la mente, là dove altri non possono arrivare.
Grazie, amiche e amici, per i vostri interessanti commenti di questi giorni, il tema è davvero appassionante.
Grazie all’ultima arrivata, Stefania Auci, fan di Flannery su Facebook, benvenuta nel forum, cara Stefania!
Grazie ad Ardea Montebelli, a Liliana Porro, a Delia Morea, ad Alessandra Corsini. I vostri pensieri meritano molte riflessioni.
Grazie a Salvo Zappulla e Davide Bersani, unici rappresentanti maschili del nostro colloquio (almeno fino ad oggi) ma con voi c’è da dire che il cosiddetto “sesso forte” è – senza ironia – ben rappresentato!
Le donne scrivono e leggono per trovare quello spazio, quei mondi, quelle emozioni che la vita sottrae loro lentamente, lasciandole morire.
Le donne scrivono perchè hanno bisogno di sentire il loro cuore vivo di tutte quelle sensazioni che non potranno provare perchè la quotidianità le uccide, giorno dopo giorno.
Salve a tutte e a tutti, e complimenti per questo splendido luogo di aggregazione.
Anch’io sono una donna che scrive, e scrivo soprattutto di donne; malgrado ciò, non credo esista una “scrittura femminile” e devo dire che sono abbastanza perplessa nel sentire le donne interrogarsi di continuo sulla loro specificità (senza mai trovare risposte, naturalmente, perché risposte univoche non esistono). Temo che l’idea della differenza di genere, per come è stata semplificata, abbia fatto più male che bene, sia alle donne, sia agli uomini. Provo una grande nostalgia per le posizioni di Simone de Beauvoir e in generale per la concretezza, per il dato. Ci sono tuttora molte meno scrittrici che scrittori. Questo è un dato sul quale forse si potrebbe intervenire (non certo attraverso delle quote rosa letterarie: anch’io sono contraria). Curiosamente ho appena pubblicato sul mio blog personale un articolo che parla proprio di questo. Se volete, lo trovate qui: http://ritacharbonnier.blogspot.com/2009/07/proposito-dei-maschi-e-delle-femmine.html
Un abbraccio e buonissime letture e scritture,
Rita
@Maria. Ho il piacere di presentarti Rita Charbonnier, autrice de “La strana giornata di Alexandre Dumas”, edito da Piemme e tradotto in 77 lingue, compresa la Lapponia e le isole Eolie. Uno dei romanzi più affascinanti che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni e che ho voluto recensire.
Grazie davvero, Salvo, e grazie a Rita per il suo intervento.
Noi amiche di Flannery siamo veramente lusingate di fare la sua conoscenza.
Salvo, mandami al mio indirizzo la tua recensione. Grazie
Grazie infinite, cara Stefania, per le tue belle riflessioni!
Ed anche per i tuoi complimenti che giriamo con gioia a Maria Di Lorenzo, ideatrice del forum.
Noi amiche di Flannery siamo molto contente di far parte di questo suo progetto tutto per noi donne.
Un caro saluto. E benvenuta a bordo!
Scrivo per rimanere viva nei momenti di morte; scrivo per ricordare i momenti di morte quando sono viva; scrivo per inventare qualcosa che non c’é e che mi brucia dentro come una fame assoluta; scrivo per far capire di me quello che la mia voce non sa dire; scrivo perché mi dà un sorriso nel cuore; scrivo perché non so cos’é la vita e cerco di inseguirla; scrivo per amore della vita che sento dentro e non so come altro acchiappare; scrivo perché sono viva, sino a che sarò viva.
StefaniaDD
(che bella scoperta questo forum! grazie a chi l’ha inventato)
Un piacere chiacchierare con Rita Charbonnier su Letteratitudine e trovarla qui… il dibattito prosegue, bellissimo!
grazie Michela per le tue parole profonde, torna a visitarci e a stare con noi, perchè Flannery è per tutti gli affamati di bellezza come te
Perchè le donne scrivono?
Non c’è una logica razionale che mi muove la mano.Cerco l’equilibrio, metto ordine laddove ordine forse neppure ci sarebbe.
I miei pensieri, scritti abbandonati, recuperati, sepolti, poesie, messaggi d’amore, d’amicizia, titoli messi a testi mai scritti, a compilation accasate sullo scaffale, biglietti d’auguri…insomma tutto questo rispecchia ciò che sono.
Cerco di nutrire un’anima sempre affamata di bellezza e la bellezza, per me, è la riflessione, l’introspezione, la ricerca dell’armonia. L’arte in toto…
Naufraga in balia dell’onda che cerca un approdo con la scrittura;)
Michela
Perchè scrivono le donne?
…
Scrivono per piacersi.
perchè scrivono le donne? chiedereste mai perchè respirano le donne ? perchè sognano le donne?
perchè amano le donne?
non c’è che una risposta: le donne vivono!
Vivono le gioie, vivono i dolori, vivono la rabbia ,vivono l’amore, e trascrivere su un foglio tutto questo, affinche altri possano sapere, imparare e capire è un uno dei tanti doni che la donna distribuisce con generosità
Scrivono per raccontarsi, perchè la loro voce ha ancora timore di mostrarsi al mondo. La scrittura è pudore e riservatezza, è la penombra in una casa, è la tangibilità della solitudine.
Scrivono il loro grido e le lacrime e i gemiti d’amore, perchè non li sentono ancora autorizzati. E perchè siamo donne, ecco perchè scriviamo. Parola è femminile.
Non si dovrebbe aggiungere niente a tanta sensibilità, a tanta finezza… ma dire a Monica una parola sola: GRAZIE!
grazie a voi che mi avete dato la possibilità
Scrivono per dar forma e concretezza ai loro pensieri, per non inaridirsi, per non isolarsi, per farsi capire meglio, per lasciare una traccia, seppure sottile, della loro esistenza, per misurarsi con se stesse e gli altri…a volte scrivono per… non implodere.
Un abbraccio a tutte!
Gisella
SCRIVO perchè le parole sono mie
SCRIVO perchè raccontarmi può salvarmi
SCRIVO perchè non è un peccato
SCRIVO perchè c’è amore in quel che dico
SONO UNA DONNA e le mie parole si perdono nel vuoto
SONO UNA MAMMA e i miei doveri non hanno fine
SONO UN’ AMANTE ed i miei amori non hanno senso
IO SONO UN’ ANIMA che muore senza voce
E DUNQUE SCRIVO per dare vita a nuovi giorni,
nutrire il cuore e l’ emozione,
per regalare queste parole
che sono scritte con la passione
che in una donna non ha confine
Anna Maria Alma
Perchè scrivono le donne? Forse perchè hanno voglia di esprimere e condividere i più svariati e contrastati sentimenti…la rabbia, la grinta, la forza, la semplicità, forse per vincere la timidezza, sicuramente per far sentire la loro voce e prestarla anche agli altri… che sia un uomo o una donna, ai più deboli, a chi ha più bisogno di farsi sentire e non ha modo di rendere visibile la propria personalità… soggiogata da chi li tiene prigionieri di un mondo verosimilmente incantato ma realmente schiacciato dall’indifferenza.
Forse le donne scrivono per non lasciare niente al caso, per ribadire che l’abitudine uccide il pensiero, per risvegliare un sentimento assopito, renderlo vivo, acceso, visibile.
Forse le donne scrivono perchè amano sognare e far sognare… ma ancor più…per aprire gli occhi al sognatore!!!!!!!
Graziella Idà