di LAURA BADARACCHI
Centodiciassette. Certo, a scriverlo a parole è lungo un numero. Complicato. Noioso. Quando lo vedi, ti rimane subito stampato nella mente, come un’istantanea a colori. Luminoso, sullo sfondo nero in cui risaltano i punti gialli all’interno.
Sì, anche oggi il numero atteso mi corre incontro e avvicinandosi diventa grande, evidente come un bagliore improvviso, e poi scompare. Come te.
Sei entrato nella mia vita con quell’autobus una mattina d’inverno: il centodiciassette. Eri seduto a sinistra e io ero riuscita a timbrare il biglietto, dopo qualche consueta acrobazia. Non è facile stare in equilibrio, sul centodiciassette. È uno dei nuovi bus elettrici ed ecologici che naviga per le stradine secondarie, facendo manovre incredibili per evitare le auto in sosta vietata; seconda, terza fila: tutto normale.
E lui, il centodiciassette, sfreccia sui sampietrini (anche questa parola, come suona bene!) e tu salti, come un motoscafo sulle onde, aggrappata al finestrino o alla giacca di un signore distinto; oppure ti appoggi alla spalla della signora impellicciata che ti sta davanti e aspetti di scendere, al capolinea.
Tanto non puoi cadere e pensi ai suoni ascoltati, ai libri letti; se ci riesci, se non sei sommersa dagli altri corpi schiacciati come il tuo in quella vettura borbottante, guardi fugacemente i volti dei passeggeri, ne immagini la vita, ne indovini la stanchezza, ne scruti lo sguardo assente…
Così ho incontrato i tuoi occhi. Stupore. Imbarazzo. Sorrido. Non mi era mai successo. Ero sempre io che furtivamente osservavo e sognavo. Io… io… Invece stavolta tu mi avevi preceduta. Eri tu che mi fissavi. Mi sento spiazzata, disorientata. Allora mi volto; siamo ancora in via Nazionale, traffico regolare. Tutto normale e assolutamente ordinario sul centodiciassette. Tranne te.
Continui a guardarmi e mi chiedo se c’è qualcosa in me che ti ricorda qualcuno. Poi, come fosse la conseguenza ovvia degli eventi, mi parli: mi chiedi se lo prendo spesso, il centodiciassette. Da qualche mese fa un percorso diverso: mi ci trovo bene lo stesso? Sospetto. Paura e fastidio. Non mi sento sicura. Mi sembra un approccio scontato, banale e troppo diretto. Rispondo con un «sì» lapidario e ripiombo nel mio silenzio solenne.
Ma tu continui, con delicatezza titubante. Mi dici dei tuoi studi, della tua vita; dalla finestra di casa tua, basta sporgersi un po’ e si vede il Colosseo. Veramente…? Mi sciolgo: davvero si ammira quel panorama dalla tua stanza? Capto nelle tue parole, pronunciate con voce calma e sommessa, una sensibilità per l’arte, una capacità descrittiva che mi incuriosisce.
Mi racconti del tuo lavoro e io del mio. Dettagli, pennellate sulle nostre giornate. Scopro che abbiamo lavorato per la stessa radio, ma in anni diversi; non ci siamo mai incontrati negli studi di registrazione, ma sul centodiciassette. Sono seduta accanto a te, adesso: hai gli occhi sereni, pacificati, e due stampelle fra le gambe. Una sciarpa a quadri ti protegge dal freddo e l’avvolgi stretta intorno al collo, anche se c’è un sole caldo oggi.
Mi sembra di conoscerti da tempo; in pochi minuti abbiamo descritto la nostra vita, le occupazioni e gli itinerari che percorriamo velocemente, senza sfiorarci, con centinaia di persone incrociate ovunque nell’impossibilità di incontrarne il mistero. Una sosta, nella fretta quotidiana: una fermata sul centodiciassette. Bisogno di guardarsi, di parlarsi, di condividere. Un giorno non è mai come un altro se incontri l’anima di qualcuno; non importa se per brevi istanti rubati alla frenesia, che si intrecciano nella corsa del presente. L’anima, basta leggergliela negli occhi: indifesi, limpidi, sorridenti.
Prima di scendere hai un attimo di esitazione: forse vuoi domandarmi qualcosa, poi esclami: «Tanti auguri per la tua vita!».
Seguo i tuoi passi con il cuore felice e strano. Vedendoti sparire lentamente nel vicolo, con il Colosseo in lontananza, sullo sfondo, penso che ti chiamerò sempre così: centodiciassette.
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LAURA BADARACCHI
Nata a Roma nel 1968, si è laureata in Lettere, quindi nel 2000 ha conseguito il Baccalaureato in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Giornalista professionista, ha lavorato per l’agenzia Redattore Sociale come corrispondente da Roma ed è attualmente redattrice al mensile “Mondo e Missione”. Ha curato per le Edizioni San Paolo i volumi Sentieri di luce. Santa Brigida di Svezia (2002), Donna dell’unità. Beata Elisabetta Hesselblad (2006). Nel 2007 ha pubblicato la biografia Luigi Di Liegro. Profeta di carità e giustizia (Paoline) e la raccolta Allo specchio e altri racconti, per le Edizioni Infinito, da cui è tratto il racconto qui pubblicato. Il suo ultimo libro è Fare il prete non è un mestiere. Una vocazione alla prova (Edizioni dell’Asino, 2009). Il racconto che qui pubblichiamo, Centodiciassette è stato selezionato dal concorso “Parole in corsa”, indetto dalla Trambus nel 2002, e pubblicato nella raccolta omonima, Parole in corsa, dalla Full color sound (Roma 2003). I diritti d’autore del libro di Laura Badaracchi Allo specchio e altri racconti sono destinati a due comunità per persone con disagio mentale della Comunità di Capodarco.
“in pochi minuti abbiamo descritto la nostra vita” questo accade quando si incontrano gli occhi dell’altro ed è come ci si conoscesse da sempre, per pochi minuti avviene un miracolo d’intesa totale.
Non importa se l’incontro casuale non sarà ripetuto, anzi la forza del ricordo sta proprio in questo, Grazie a Laura Badaracchi per questo racconto vero e delicato, dipinto come un quadro da ammirare ogni volta che questa vita frenetica ci maltratta.
carla
Di Laura Badaracchi è possibile leggere su Flannery:
il post dedicato al suo libro “Allo specchio e altri racconti”
http://flanneryblog.wordpress.com/2010/04/21/allo-specchio-e-altri-racconti-di-laura-badaracchi/
il racconto “Si è spezzato il filo dei panni stesi”
http://flanneryblog.wordpress.com/2010/07/21/si-e-spezzato-il-filo-dei-panni-stesi/
Bel racconto; la vita entra all’improvviso, di soppiatto e quello che eravamo non siamo più, qualcosa ci è cresciuto dentro o ci ha diminuite, Ma la vita nulla toglie aggiunge sempre anche nelle situazioni più dolorose.
Narda