Lenzuoli sulla spiaggia


di Maria Gisella Catuogno
spiaggia2

Lenzuoli sulla spiaggia
e un mazzo di fiori
al vostro coraggio:
questo resta di quel viaggio
meditato da tempo
all’ombra nera della povertà
e su cui s’aggiravano fiutando
sciacalli ciechi di luce e di pietà.
Chissà se più vi dominava,
nell’inferno del mare
orfani di tutto -o quasi -
fuorché della speranza,
il pensiero a chi restava
o quello, più concreto,
all’indomani, fragile
come vetro incrinato
o foglia sull’albero in autunno?

E poi buio e ancora buio,
lo schianto improvviso,
il tempo appena di chiedervi
perché
l’acqua che si chiude
sui sogni e sui progetti;
e lenta vi depone sulla riva
come fiori ingombranti,
relitti di un futuro
nemmeno cominciato,
poveri angeli, ieri pellegrini.

MARIA GISELLA CATUOGNO

gisellaE’ nata a Cavo (Isola d’Elba) e dopo vari soggiorni in continente, abita stabilmente a Portoferraio da trent’anni, è sposata e ha tre figli. Laureata in Lettere all’Università di Firenze, insegna Italiano e Storia in un Istituto Tecnico. Il suo rapporto con la scrittura è sempre stato rimandato, per impegni professionali e familiari, fino a cinque anni fa circa, quando è scattato l’impulso irresistibile di mettere finalmente mano alla penna e alla tastiera del computer. Ha così partecipato ad un concorso per la pubblicazione di una raccolta poetica e quasi contemporaneamente ha cominciato a pubblicare racconti e poesie in un sito di scrittura on line. Da queste esperienze sono nati i suoi tre primi lavori: Parole per amore (Ed.Libroitaliano, Ragusa) Il mio Cavo tra immagini e memoria (autoedito, un omaggio al suo paese natale) e Mare, more e colibrì (Ed. Studio 64, Genova). Racconti e poesie sono stati pubblicati su varie antologie (Navigando nelle parole. Vol. 24, Ed. Il filo; Lo specchio, Ed. Liberodiscrivere; Antologia italiana, Libroitaliano; Pensieri d’autore (9) e L’amore, la guerra Ed. Ibiskos ecc). Ha ottenuto riconoscimenti e segnalazioni e attualmente collabora a varie testate cartacee e on line.

6 responses on “Lenzuoli sulla spiaggia

  1. Grazie, carissime…è di qualche tempo fa. Attualissima invece questa dedicata all’unica ragazza eritrea sopravvissuta in quello che ho chiamato “il barcone della nostra vergogna”, appena un mese fa. Ve la posto qui sotto:

    Il sogno di Titti
    (a Titti, al suo futuro)

    Titti sognava l’Italia: era una soldatessa
    in Eritrea e questo l’ha salvata:
    la Sawa, durissima, l’ha temprata
    l’ha resa forte come l’acciaio.
    Ha imparato la fame e la sete
    violenze d’ogni tipo e questo
    l’ha salvata, quei ventun giorni in mare.
    Forte come l’acciaio, scura come l’ebano
    due laghi d’occhi che narrano l’orrore.
    Titti sognava l’Italia e ce l’ha fatta.
    La sola donna, non le tre compagne.
    Loro portavano un bimbo in seno:
    per questo venivano da noi.
    Non guerre, non violenze, non patimenti
    avevano promesso ai loro figli:
    per questo venivano da noi.

    La via crucis in Sudan e mesi in Libia
    come e dove non si crederebbe: tutto
    pur d’attraversare quel canale
    e d’arrivare in Italia, antica madrepatria.

    Azzurro il cielo, azzurro il mare:
    calmo e accogliente, un olio quasi.
    Ma anche l’azzurro può essere l’inferno
    e il sole più spietato di quello del deserto.
    Acqua e cibo solo per pochi giorni.

    -Qualcuno ci soccorrerà
    passano navi, passano barche
    non possono non vederci…
    Help, help, help…-

    Non hanno più voce e braccia
    e in cuore la speranza
    comincia evaporare
    come la pelle mangiata
    dal sale e dal calore
    come il cervello, che ha allucinazioni.
    Quei tre bimbi, dentro il grembo
    non ce la fanno più:

    -E’ questo quel che ci promettete
    o madri sciagurate?
    Meglio il buio del sole che ci cuoce.
    Vogliamo tornare a essere
    grumi di sangue rappreso
    e niente più-

    -E noi con voi, poveri figli
    perdonateci, non sapevamo…
    V’avevamo promesso un Paese
    più bello di quello delle fiabe…-

    Titti non aveva figli in grembo
    e di questo ringraziava Dio
    con tutto il suo ardore.
    Ha spinto nel mare le sue amiche
    col loro sangue
    coi loro sogni spenti.
    Ha comandato al suo cuore
    di non cedere, di non schiantarsi
    e ai suoi occhi di mangiarsi le lacrime
    perché doveva vivere, doveva raccontare.

    Titti è arrivata, Titti ce l’ha fatta.

  2. Il tempo passa ma le tragedie dei migranti restano, specialmente in questi mesi in cui l’Africa mediterranea e il Medio Oriente vivono situazioni incandescenti.
    Grazie della riproposta. Un abbraccio alle amiche/i di Flannery
    Gisella

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