Minnie Alzona, la mangiatrice di sogni


Carissimi amici di Flannery,

oggi parliamo di Minnie Alzona. Una scrittrice di grande talento, venuta a mancare il mese di novembre di un anno fa, dopo una lunga e affascinante vita tutta dedicata alla scrittura.
Nata a Genova, Minnie Alzona ha svolto una intensa attivita’ letteraria e di impegno nel campo della critica e delle organizzazioni culturali. Autrice di diversi libri, alcuni dei quali tradotti in Spagna, Francia, Turchia e Croazia; molte pagine di suoi romanzi sono incluse in antologie di narrativa e di fantascienza. Per tutta la sua opera di scrittrice ha ottenuto il premio della critica “Renato Serra”; nel 1985 ha vinto il premio “Citta’ di Genova”, mentre il Ministero della cultura francese le ha conferito la croce di “Chavailier des arts et des lettres”.

Ospitiamo qui di seguito il bel ritratto che ne fa Rosa Elisa Giangoia attraverso il ricordo da lei scritto appositamente per Flannery.

UN RICORDO DI MINNIE ALZONA
di Rosa Elisa Giangoia

I miei primi ricordi di Minnie Alzona risalgono agli inizi degli anni Sessanta, quando a Genova frequentavo il D’Oria, lo stesso liceo di suo figlio Luca, e capitava di incrociarla all’entrata e all’uscita o nei corridoi. Era una giovane signora così bella ed elegante, gentile ed amabile per il suo sorriso, che tutte noi la guardavamo con grande interesse ed ammirazione, sognando nel nostro immaginario di adolescenti di diventare come lei. Questo suo fascino aumentò ai nostri occhi appena venimmo a sapere, forse quando fu protagonista di uno di quegli incontri culturali che al sabato pomeriggio il Preside Italo Malco (con una lungimiranza davvero ammirevole per quei tempi!) organizzava per noi studenti, che era una scrittrice, collaboratrice della pagina letteraria di vari giornali e di riviste ed organizzatrice di attività culturali.

Così cominciai a leggere e ad apprezzare i suoi primi romanzi, fino a La strega. Ma forse fu anche il desiderio di imitarla che in uno di quei pomeriggi del sabato mi diede la forza di uscire dalla mia grande timidezza, per fare la mia prima conferenza, su Kafka. Poi ci fu l’incidente automobilistico di Luca, che lo lasciò in coma per molto tempo, e noi che, su invito del professore di Religione, alla domenica pregavamo per lui, nella cappella delle Suore Sacramentine in Albaro, e sua mamma che amorevolmente lo assisteva e curava con una fiducia al di là della speranza che poi si è fatta certezza con la sua ripresa e la possibilità di ritorno ad una normalità di vita.

Da quest’esperienza nacque il romanzo Coma vigile (Rizzoli, Milano 1967), che portò Minnie Alzona al successo. Intanto dal liceo io ero passata a frequentare Lettere Classiche all’Università e mi ero iscritta all’Associazione culturale “Lyceum”, avendo così la possibilità di conoscere e frequentare Minnie Alzona che fin dai primi tempi aveva dimostrato molta benevolenza e disponibilità nei miei confronti. Continuavo ad ammirarla, prima di tutto per il suo stile di donna, fatto di quell’eleganza fine e sobria, riservata e discreta, piuttosto tipica degli ambienti genovesi, ma che lei, a differenza di molti altri, sapeva far uscire dall’ambito ristretto di casa sua ed allargare all’associazione culturale di cui ben presto era diventata presidente e che in quel periodo rappresentava una realtà davvero importante nella cultura cittadina per il numero e la qualità intellettuale ed umana delle socie e per l’alto livello culturale dei personaggi che venivano invitati da ogni parte d’Italia nei numerosi incontri organizzati.

Ancora oggi sono molto grata a quest’associazione (di cui ora sono vice-presidente, e nei cui confronti, quindi, sento di avere anche delle responsabilità), per avermi dato modo di incontrare e conoscere quasi tutti i protagonisti della scena culturale, soprattutto letteraria, di quegli anni della mia giovinezza, con un arricchimento notevolissimo per la mia formazione e crescita intellettuale, in tempi in cui negli studi universitari il presente della modernità era completamente escluso.

Intanto, con il passare degli anni, il mio rapporto con Minnie Alzona era cresciuto in un’amicizia, per me molto importante, con occasioni di frequentare la sua bellissima casa, ricca di opere d’arte, anche qui per incontrare persone sempre culturalmente ricche ed intellettualmente stimolanti. Per tutto questo va a Minnie Alzona la mia gratitudine. La sua attività letteraria nel frattempo continuava con intensità, lungo un itinerario che anche se attingeva per i suoi diversi romanzi sia alla storia, che al vissuto familiare e alla fantasia, aveva come filo conduttore il tema dell’affetto, la componente dell’amore come esigenza radicale dell’uomo, capace di trovare piena soddisfazione solo nell’amore di Dio, tramite la Fede.

La sua narrativa si caratterizzava sempre più per la prosa curata, ma sobria, per l’eleganza espressiva e per una grande acutezza di penetrazione psicologica.
Sempre più in vista nel panorama culturale cittadino, con garbo, signorilità ed acutezza critica, Minnie Alzona presentava libri, redigeva recensioni, conduceva dibattiti, interveniva in tavole rotonde. Fino all’ultima volta in cui l’ho vista, quando, riaccompagnandola a casa, la mia amica Maristella (mia compagna di banco al liceo) ed io siamo finalmente riuscite a dirle tutta l’ ammirazione che avevamo per lei negli anni della nostra adolescenza: il suo sorriso di ringraziamento è stato bellissimo, ed è una grande consolazione per me che quella sia la sua ultima immagine che mi è rimasta.

9 responses on “Minnie Alzona, la mangiatrice di sogni

  1. Ho conosciuto di persona Minnie Alzona solo quando facevo l’assessore alla cultura in Provincia di Genova. Era stata invitata nel salone di Palazzo Doria Spinola l’8 marzo del 2005 per ricevere un piccolo ricordo in riconoscenza della sua partecipazione come scrittrice alla raccolta “Sguardi su Genova” : scritti da donne in onore della loro città. Da allora, era cominciato un rapporto epistolare, nei modi raffinati che la distinguevano. A mano, ovviamente. Con una grafia che diventava meno salda a mano a mano. E’ mancata poco dopo mia madre. La cui grafia elegante e ferma era diventata molto incerta sino a mancare del tutto. E ora le penso insieme a scrivere nel libro della vita con eleganza e semplicità. Con i caratteri aurei dell’amore e della fede. Della speranza di rivederci e continuare il dialogo interrotto.

  2. Un grazie commosso a Maria Cristina Castellani per le splendide parole su Minnie Alzona. Dal suo ricordo emerge una figura luminosa e viva.
    Donna di cuore e di intelligenza. Chi come me non ha conosciuto Minnie di persona, purtroppo, la ritrova in queste pennellate d’ammirazione, amicizia e fede che lei, Maria Cristina, ha saputo e voluto regalarci.
    Grazie infinite!

  3. Negli anni 80, quando non mi occupavo ancora di letteratura, mi fu presentata ad una riunione del “Lyceum” di Genova, Minnie Alzona e rimasi subito colpita dalla sua raffinata eleganza, dalla sua signorile distinzione, ma soprattutto da quell’affettuosa cordialità che illuminava sempre il suo sorriso. E’ difficile tradurre in parole una personalità come la sua, senza banalizzarla: bisognerebbe averla conosciuta per comprenderla appieno.
    All’epoca era già una narratrice affermata, anche se io ancora poco o nulla conoscevo dei suoi scritti. Lessi i suoi romanzi soltanto più tardi, ancora in tempo in ogni caso per poterle esprimere il mio apprezzamento, cosa che attenua oggi il mio rammarico…
    Lei invece s’interessò subito ai miei primi studi sulla poesia in Liguria e ci teneva ad esserne informata, cosa che ovviamente mi lusingò moltissimo (a Genova era già considerata un personaggio di notevole spicco). Desiderava avere sempre una visione chiara e completa di quanto avveniva intorno a lei e una grande capacità di farsi rapidamente un’opinione su tutto; capacità che conservò anche con l’avanzare dell’età.
    Allorché cominciai a leggere i suoi romanzi crebbe in me l’ammirazione per lei ed apprezzai molto le sue doti di scrittrice fertile ed estrosa e soprattutto la sua grande efficacia di resa stilistica. Nell’eleganza della sua prosa ritrovavo in parte l’eleganza della sua persona. Impressione che conservo tuttora rileggendo i suoi romanzi, che mantengono col trascorrere del tempo intatti la loro freschezza e il loro grande fascino.

  4. Leggo ora di Minnie Alzona che non ho conosciuto e osservo la bella foto che è stata pubblicata da “Flannery”. Una donna bella, elegante, con un ché di raffinato e misterioso nascosto dietro gli occhiali scuri. Una donna di un mondo altro, diverso, lontano. Un mondo equilibrato, pieno di aspettative che si è dissolto ormai. Riporta alla mia mente le donne della mia famiglia, la composta e radiosa bellezza di mia madre. Non conosco, ripeto, questa scrittrice ma sono belle e confortanti le parole di chi la conosceva e che ne ha fatto memoria. Delia Morea

  5. Grazie a te, Delia, per il tuo commento ricco di sensibilita’.
    E’ vero come dici tu, dalla foto occhieggia una donna elegante, dentro e fuori, con un mondo di pensieri e parole nascosto dietro i grandi occhiali che fanno da velo opaco allo sguardo.
    Leggi “Coma vigile” (Rizzoli) di Minnie Alzona e ti innamorerai della forza tranquilla, ma travolgente, di una madre che lotta e spera – e vince alla fine – per riavere il figlio vivo.
    Un capolavoro assoluto. E vero. Come il cuore delle donne.

  6. Grazie anche a Liliana Porro che con la sua testimonianza ci aiuta a mettere a fuoco la personalità di Minnie Alzona e ce la fa sentire così più vicina a noi, che non l’abbiamo purtroppo conosciuta di persona, grazie davvero!

  7. Mi associo commossa al ricordo di Minnie Alzona, nobildonna gentissima sia nell’anima come nella scrittura. Ho avuto il piacere di conoscerla e di ricevere sempre attestazioni di stima profonda. La rimpiango, un’altra vera signora come lei non nascerà più.La foto è bella ma lei, di presenza, era bellissima, sempre sorridente e alla sua raffinatezza univa una spontaneità particolare .C’è un libro suo che mi è restato nel cuore “La crociata dei ragazzi” purtroppo mai più ristampato.
    Grazie per avermi dato l’occasione di ricordarla insieme alle amiche Rosa Elisa Giangoia e Liliana Porro.
    Lucetta Frisa

    • Minnie Alzona ha scritto un romanzo bellissimo, che da molti è considerato il suo capolavoro, con al centro una straordinaria figura di donna. Ve lo segnalo: il romanzo si intitola “La strega”.

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