Versi per la Shoah


MA TU NON DARTENE TORMENTO

di ARDEA MONTEBELLI

Così dice il Signore: “Una voce si ode da Rama,
lamento e pianto amaro:
Rachele piange i suoi figli,
rifiuta d’essere consolata perché non sono più”.

(Ger.31,15)

Io sono colei che piange
perché le fu divelto il cuore.
Erranti figli miei
dall’esilio esiliati, randagi
nei giorni di tempesta e vento.

.

Ho conosciuto Ida e Shlomo a Rimini in occasione della giornata della memoria 2005. Ho ascoltato la loro testimonianza insieme ad un gruppo di miei allievi. Fin da subito ho capito che dietro la commozione provata si nascondeva qualcosa di molto più profondo e di misterioso. E’ come se Ida e Shlomo mi abbiano presa per mano e guidata dentro il loro dolore.

Vorrei abbracciarvi tutti, stringervi uno ad uno fratelli e sorelle deportati nei campi di sterminio.
Penso ai superstiti, a chi miracolosamente si è salvato e a chi non ce l’ha fatta. Penso ai corpi accatastati nelle fosse comuni, a quelli seviziati per farne esperimenti. Penso alle camere a gas. Penso a chi è sopravvissuto e vorrebbe strapparsi dalla mente e dal cuore l’incubo di quei giorni ma, rumori, odori, grida, silenzi, il freddo, tutto è incancellabile.
E’ impossibile non patire, non provare un dolore indicibile di fronte a una tale crudeltà. L’umanità ferita piange ancora i suoi morti, chiede a ciascuno un impegno: fare memoria.
Sarebbe superfluo ricordare l’atroce massacro di milioni e milioni di uomini e di donne se il ricordo non scuotesse la coscienza di chi ha avuto il privilegio di non vivere di persona quegli avvenimenti.
Le sofferenze sarebbero state inutili se noi oggi, non ci impegnassimo a testimoniare ovunque la pace.
Siate benedetti, fratelli e sorelle vittime della ferocia umana. Siate benedetti.

Ardea Montebelli

.

a Ida e Shlomo, sopravvissuti di Auschwitz

.

Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. (Dt 6, 4-5)

Conforta la tua fedeltà
Signore mio, Dio di Israele.
Sei il bene,
tutto il bene,
interminabile risposta
alla mia coscienza,
custode dei miei abbandoni
dei miei canti.

Di noi avanza solamente
l’attesa amara
e il folle attrito
che si annida nella carne.
Come mendicanti
picchiamo alla tua porta
da stranieri.

Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. (Dt 6, 6-7)

Come un amore
riannoda ed apri
vecchi discorsi.

Il male
ha trascinato
tutto con sé
senza sapere
senza conoscere.
E’ fedele
Il nostro male
lontano.

Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte. (Dt 6, 8-9)

E’ dal cielo
ogni tuo moto,
la vita
dove sarò
lungamente.

Vieni a consolarmi,
Ti sento necessario
e irraggiungibile.
Avrò forse pace
in questa tregua
ove mi immergo.

Chi chiama?
Chi chiama?
Nessuno più vede
le bocche dei carnefici.
Tu solo catastrofi
scruti all’orizzonte,
più debole hai la carne
e me ne mostri il segno.
Ti era dolore il buio
ora è atroce il sole
un vortice tremendo
visita le insonnie
ma tu non dartene tormento.

Rialzaci, Signore, nostro Dio,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.
Signore, Dio degli eserciti,
fino a quando fremerai di sdegno
contro le preghiere del tuo popolo?
Tu ci nutri con pane di lacrime,
ci fai bere lacrime in abbondanza.

(Salmo 80, 4-6)

Abbi cura di noi,
dei nostri mutamenti
saziaci di Te.
Concedi una tregua
al tuo sdegno,
avvicinati
alla nostra umanità.

Così viviamo, girovaghi
travestiti da viaggio.
Qui quasi manca lo spazio
si tace di noi
si tace una speranza.
La trovassimo nell’intimo
una cosa feconda
per dire una volta soltanto:
ci siamo.
Lo trovassimo anche noi
più vicino
un po’ del nostro essere
e null’altro.

Abbi pietà di me, Signore, sono nell’affanno;
per il pianto si struggono i miei occhi,
la mia anima e le mie viscere.
Si consuma nel dolore la mia vita,
i miei anni passano nel gemito;
inaridisce per la pena il mio vigore,
si dissolvono tutte le mie ossa.

(Salmo 31, 10-11)

Il dolore

che mi scuote

è tuo volere?

Un desiderio nuovo

più umano

invade

smarriti i gesti

e la distanza.

Abbi pietà di me, Signore

infinite volte

abbi pietà.

70412

Chi è vivo e chi non è più
poco importa,
avrei potuto vivere
con la maschera della felicità.
Non basta socchiudere gli occhi,
lo risento insopportabile
quel dolore d’essere.
Non salva un abbraccio né un riso.

La mia voce sale a Dio e grido aiuto;
la mia voce sale a Dio, finché mi ascolti.
Nel giorno dell’angoscia io cerco il Signore,
tutta la notte la mia mano è tesa e non si stanca.
Tu trattieni dal sonno i miei occhi,
sono turbato e senza parole.
Ripenso ai giorni passati,
ricordo gli anni lontani.
Un canto nella notte mi ritorna nel cuore.

(Salmo 77, 2-3-5-7)

Mi sorpresi a cercare
la somiglianza
nessun’altra cosa.
Vieni a consolarmi:
la mia fede
è nostalgia.

182727

I mostri hanno mani, occhi
i mostri seguono
il profilo del dolore
sono spettri raccolti
per la strada.
Diventa agonia
l’intenso vuoto,
il futuro coincide col passato.
Auschwitz custodisce
i miei pensieri.

Forse Dio ci respingerà per sempre,
non sarà più benevolo con noi?
E’ forse cessato per sempre il suo amore,
è finita la sua promessa per sempre?
Può Dio aver dimenticato la misericordia,
aver chiuso nell’ira il suo cuore?
E ho detto: “Questo è il mio tormento:
è mutata la destra dell’Altissimo”.

(Salmo 77, 8-11)

Di noi Signore,

ti ricordi appena.

Placa nell’intimo il dolore,

ascolta la fatica

strappata alla terra.

Ti amiamo,

ti amiamo

con la stessa passione

e Tu Signore?

di noi ti ricordi appena.

.

Stellina

E’ il destino che decide:
non più una casa
una dimora.
Fa male
la lunga attesa
del vivere.
Lasciami andare
come un desiderio
che si adagia
chinando il capo.

Pietà di me, Signore: vengo meno;
risanami, Signore: tremano le mie ossa.

L’anima mia è tutta sconvolta,
ma tu, Signore, fino a quando…?
Volgiti, Signore, a liberarmi,
salvami per la tua misericordia.
Sono stremato dai lunghi lamenti,
ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio,
irroro di lacrime il mio letto.
I miei occhi si consumano nel dolore.

(Salmo 6, 3-5-7-8)

Nell’assenza di Te

la mia preghiera

divora il silenzio.

Richiami e respingi,

ti espandi appena.

Te la dico sottovoce
la mia pena segreta,
toglimi il ricordo,
quell’ansia smisurata
che mi tenta ora.
E’ castigo venire
nuovamente al mondo.
E’ castigo,
un lamento senza fine.

Signore, tendi l’orecchio, rispondimi,
perché io sono povero e infelice.

Pietà di me, Signore,
a te grido tutto il giorno.
Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce della mia supplica.
Nel giorno dell’angoscia alzo a te il mio grido.

(Salmo 86, 1-3-6-7)

Dimmelo ancora,
dammi modo
di appagare il cuore
arrendendomi alle cose.
Rimani con me, Signore;
invoco in silenzio
la tua pietà.

Mi riconduci alla vita
scuotendomi
come fa il vento
coi rami degli ulivi.

Il Signore ascolta la voce del mio pianto.
Il Signore ascolta la mia supplica,
il Signore accoglie la mia preghiera.

(Salmo 6, 9-10)

Poco più di un intendere
era prima che sapessi
di quell’inizio
e di quella fine.

.

“Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori.”
(Dal discorso pronunciato il 13 aprile 1986 da Giovanni Paolo II nel corso della visita alla sinagoga di Roma)

.

“Il discorso si fa pieno di affetto nel saluto che rivolgo a voi fratelli del popolo ebraico, cui siamo legati da un grande patrimonio spirituale comune, che affonda le sue radici nelle irrevocabili promesse di Dio.”
(Dalla omelia di intronizzazione di Benedetto XVI Piazza San Pietro, 21 aprile 2005)

16 responses on “Versi per la Shoah

  1. Carissimi amici ed amiche di Flannery,

    in questi giorni si ricorda la Shoah con la celebrazione del Giorno della Memoria ed anche noi di Flannery vogliamo farlo, affidandoci ai bellissimi versi scritti appositamente da Ardea Montebelli, a cui dedichiamo il nuovo post.
    Intervenite liberamente con le vostre riflessioni, vi aspettiamo tutti, amici ed amiche di Flannery!

  2. Pingback: Per il Giorno della Memoria « Scrivere è un destino·

  3. Una data, un giorno può bastare per ricordare i troppi giorni della sofferenza? Eppure basta, purché non si dimentichi!
    Vengo da una famiglia mista. Padre ebreo e madre cattolica. Si sono amati nonostante tutto ed insieme hanno sfidato la “follia del razzismo” soffrendo le peggiori discriminazioni, la fuga, i ricatti, i plotoni d’esecuzione che li ha incredibilmente risparmiati. Sono stati colpiti negli affetti più cari con il rapimento di una figlia e la morte di un’altra.
    Sono cresciuta portandomi sulla pelle il loro dolore e un ciuffo di ricci di questa sorella mai conosciuta racchiuso in un ciondolo appartenuto a mia madre.
    Ma non sono egoista. Non penso solo alla vicenda di una famiglia, la mia, che alla fine si è ritrovata. Penso a tutte quelle altre frantumate e distrutte, che non sono mai tornate dai campi di sterminio e a tutti coloro ne che sono stati le vittime.
    Ai giovani, che non possono ricordare, che non sanno, deve andare la memoria di quel crimine perché diventi parte della loro coscienza.

  4. Mi preparo per domani, anche se della Shoà parlo spesso ai miei allievi…
    In alcune classi vedremo Memoria, una raccolta di testimonianze dei sopravvissuti italiani alla Shoà, tra cui i citati Ida e Shlomo, che compaiono più vilte nel filmato.
    In altre, dove è già stato visto, leggeremo ad alta voce, alternandoci, Se questo è un uomo.
    Quello che deve sconvolgerci della Shoà è la pianificazione dello sterminio, la sua fredda e calcolata organizzazione, le responsabilità anzitutto dei carnefici ma anche di tutti coloro che pur sapendo, o intuendo, hanno taciuto.
    In Memoria è straziante la testimonianza sui bambini, che, inconsapevoli, fiduciosi, per la mano e cantando, si incamminavano verso la morte. Ho visto almeno una diecina di volte il filmato ma ogni volta piango.
    A loro questo piccolissimo omaggio, un haiku:

    Bambini dei campi

    Tenere gemme
    mai diventate fiori
    nel gelo di Auschwitz

  5. Ardea Montebelli, ha inciso le parole nel cuore della sofferenza e, chi è rimasto a ricordare, testimone di una tale incredibile crudeltà, soffre nel restare.
    Marta, hai vissuto direttamente il dolore e, certamente, puoi ricordarlo e testimoniarlo.
    Ho avuto mia madre partigiana, che mi raccontava il rischio corso nell’essere deportata per motivi politici.
    La “Memoria” e la sofferenza che ci accomuna.
    Una mia poesia per ricordare.
    Campi di sterminio

    Olezzo di morte
    nel campo di sterminio
    docce interminabili
    e tormentose morti
    assiepati, accumulati
    carne non più umana
    e il fumo denso, grigio
    forni crematori
    e odore acre
    di cenere viva
    e la fame, la dignità perduta
    gli occhi sbarrati
    increduli a tanto
    massacro

    Maristella Angeli

  6. Mute parole che senza odori e grida
    lacrimano la sorte dei fratelli
    il Dio muto
    le piaghe di chi è rimasto vivo
    Mute parole a rastrellare l’amore
    per chi ha lasciato nella storia
    stirpe sogni e gli ultimi bambini
    filigrana di memoria che cuce tutti
    buoni giusti ed aguzzini
    all’arazzo della vita
    e noi i vivi
    i rimasti
    e i fratelli
    porgiamo un canto che non muore
    più su delle montagne
    e degli abissi
    verità che l’anima non cede
    quel dolore
    e quest’amore.
    Grazie Ardea

  7. Grazie di cuore dei vostri preziosi interventi. Per Ida e Shlomo, a me tanto cari, e per tutti i sopravvissuti un pensiero fraterno.

  8. Provo orrore ed indignazione quando penso allo sterminio degli ebrei dell’ultimo conflitto mondiale e ci penso non solo in occasione della giornata della memoria. E provo ancora orrore per tutte le epurazioni etniche e i genocidi perpetrati nei percorsi della Storia. Vorrei non ci fosse mai stata la Shoah e ho difficoltà anche a pronunciarla questa parola per la memoria di dolore che essa provoca. Penso ai sopravvissuti, penso ai loro giorni di sofferenza anche dopo, quando tutto finì. I profondi versi di Ardea Montebelli, gli altri interventi poetici che ho letto, il bellissimo intervento di Marta Ajò riempiono il cuore di tutti. Delia Morea

  9. L’umanità ha un corpo.
    Ha un’identità e una consapevolezza di sé, quindi ha un corpo. E siccome ha un corpo ne ha cognizione e sofferenza; il suo corpo è il luogo dove il lungo cammino ha lasciato i segni della stanchezza e la Storia le sue cicatrici.
    La Shoah è questo. solo questo: la più terribile delle cicatrici che la Storia ha lasciato sul corpo dell’umanità.
    L’orrore più grande che è stato riservato alle nostre generazioni, che per grazia di Dio non hanno assistito direttamente allo sterminio, all’amputazione di una così gran parte del genere umano, è il tentativo di cancellarne la memoria. Un tentativo costante, ricorrente.
    Non credo che la mozione principale sia politica; penso piuttosto che sia difficile crederci davvero. Si guarda ai propri figli, alle proprie mogli, ai genitori e non si riesce a vederli smantellati, ridotti senza dignità, senza desideri né difese.
    E invece la memoria va conservata e protetta come un lume nel vento; perché chi è morto sopravviva, e chi è vivo ne muoia un po’, giorno dopo giorno.

  10. Sono i versi bellissimi del poeta Elio Fiore, mio carissimo amico prematuramente scomparso alcuni anni fa.
    .
    Battezzato in San Pietro, Elio aveva abitato per quasi trent’anni nel cuore della Roma israelita, al Portico d’Ottavia; una circostanza, questa, che ha avuto una grande influenza nella sua produzione poetica, alimentando il suo immaginario e rendendolo compartecipe della storia e della tradizione giudaica, in forte anticipo sul dialogo ecumenico, tanto che la Comunità Ebraica ha donato a lui – cattolico apostolico romano – l’elenco dei circa duemila ebrei romani catturati dai nazisti e deportati nelle camere a gas nell’autunno del 1943.
    .
    La follia dell’Olocausto, la dura memoria dei morti, la fede nella poesia e nei poeti, la ricerca di Dio non in astratto, ma «nel sangue e nel grido della Storia», il bisogno di guardare e di raccontare, perché lo sguardo è il coraggio e la scrittura è soprattutto un dovere, un imperativo morale, così come un dovere è la memoria.
    .
    Sono i temi della poesia di Elio, insieme alla fede nell’invisibile, il primato della persona, la necessità del canto e della profezia, che esprimono il suo stare religiosamente dentro la Storia, con ogni emblema di bene e con ogni metafora del male.

  11. Sabato: sono entrato due o tre volte nel Tempio.

    Non seguo i canti, guardo i fanciulli attenti,

    presso i rotoli d’argento, i cieli nascosti e visibili.

    Altri canti ascolto, la Legge di creature

    che si dirama, da sempre offesa, per tutto il mondo.

    Così, spesso incontro Isaia marchiato nei lager,

    così, spesso le fiabe di Anna si tramutano in realtà.

    ELIO FIORE

  12. ieri ad avellino, la mia città, nessuna manifestazione pubbluica per ricordare la Shoah. Si conincia a dimenticare, a tacere, a dare tutto per scontatao. Era un dovere civile. Ma nessuno assessorato ha sentito di svolgere questo compito.Eppure il 312 dicembre la città si è mobilitata per Gigi D’Alessio!!!
    E’ un indizio, un segno di tempi bui. Di soliotudini, di vite materiali spese in casa.

  13. L’altra sera ho visto in tv la storia di Anne frank. La conoscevo, la conosciamo penso tutti e mi ha commossa come sempre, ed ho riflettuto sul fatto che la tragedia di Anne Frank incarni da sempre il dramma di un popolo, diventando il simbolo dell’olocausto.
    E’ come se fosse stata il capro espiatorio in quel clima di fanatismo politico, di antisemitismo che partendo dalla Germania dilagò all’Europa occupata. Mi addolora constatare e prendere atto, essendo cittadina italiana,del fatto che l’Italia sia stata complice di quel olocausto, anche se non se ne parla molto, migliaia di ebrei catturati dalla polizia italiana e consegnati ai tedeschi senza alcuna pietà, senza risparmiare donne, vecchi e bambini, obbedirono agli ordini di Benito Mussolini che stiplulò il patto d’acciaio con Hither.I governanti, le istituzioni, le amministrazioni e la burocrazia italiana si portano addosso pesantemente gravi responsabilità per tutte le sofferenze inflitte la popolo ebraico e per le migliaia di lutti che hanno provocato.Penso che tutto questo non ci faccia onore a noi italiani che ricordiamo il giorno della memoria con profondo cordoglio e portiamo dentro gli giusti valori in una coscienza umana,sociale e civile che ci accomuna in parte tutti e in cui crediamo.

  14. SHOA

    Devo solo arrivare a sera
    nelle larghezze orfane di profondità
    di questo inferno senza prospettiva,
    devo solo arrivare a sera.

    Devo solo arrivare a sera
    nella logica slegata da sintassi
    di questo discorso spoglio di parole,
    devo solo arrivare a sera.

    Devo solo arrivare a sera
    nella ragione folle priva di domande
    di questa equazione sprovvista di uguale,
    devo solo arrivare a sera.

    Devo solo arrivare a sera
    nella teoria senz’altre ipotesi
    di questa legge fuor di parlamento,
    devo solo arrivare a sera.

    di Stefania Menegatti

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