UN RICORDO DI MARGHERITA FAUSTINI
a cura di Liliana Porro Andriuoli
E’ da un anno che Margherita Faustini ci ha lasciati e mi piace ricordarla come amica sincera e generosa, sempre disposta a tendere una mano a chi incontrava lungo la sua strada; ma, al contempo, voglio ricordarla anche come la poetessa autentica ed altamente comunicativa qual era e quale molti l’hanno conosciuta. Dopo tanti anni di assidua frequentazione, infatti, il binomio amica-poetessa è per me inscindibile, avendo la poesia, oltre all’amicizia, rappresentato per lei una vera ragione di vita. Aveva cominciato a scrivere versi sin da giovanissima, allorché era ancora sui banchi di scuola, come ella stessa dice rivolgendosi alla sua compagna di allora: “Compagna di banco, / il viso acceso dall’entusiasmo, / esaltavi le mie prime, / clandestine, / poesie. / … / Io ancora annaspo / tra le parole / per ritagliare un piccolo spazio / ai miei sogni di allora” (Ad una compagna di scuola, da Attimo primo, 1998).
La mia conoscenza con Margherita risale agli inizi degli anni ’80, nel Cenacolo di Silvio Sabatelli, a quell’epoca in Via Cairoli, a Genova; e, nel conoscerla, mi colpì subito per la sua personalità decisa, per il suo carattere aperto e franco, ma sempre cordiale e sorridente. Diventammo presto amiche e potei così apprezzare meglio altre sue doti, fra cui la schiettezza, la lealtà e soprattutto la sua onestà intellettuale e il suo profondo senso dell’amicizia. Per Margherita l’amicizia era infatti qualcosa di sacro e soffriva molto se qualcuno, che riteneva amico, non si comportasse come tale. Non tollerava la meschinità o l’interesse personale e ciò la portò spesso ad essere sin troppo franca ed in alcune occasioni persino un po’ irruente: cosa che non le agevolò certo la vita, creandole anche qualche nemico. Ma non se ne preoccupò mai più di tanto, perché la coerenza era per lei un valore al di sopra di qualunque tornaconto personale, rifuggendo ella sempre da ogni forma di opportunismo o di compromesso (“Le forze ho consumato / per non cedere gl’ideali / ad allettanti inviti”, Stanchezza, da La collana dei giorni).
Numerose, dal momento che frequentavamo lo stesso ambiente, furono le nostre occasioni d’incontro; si trattava prevalentemente di conferenze, mostre, presentazioni di libri: qualche volta dei suoi stessi libri di poesia, che venivano puntualmente presentati da persone sempre molto qualificate. Fra i nostri incontri quelli, però, che ora mi si affacciano più vivi alla memoria, e che maggiormente si velano di rimpianto, sono quelli “conviviali”, per lo più in trattorie o ristorantini rivieraschi, magari anche in qualche bar per un semplice aperitivo: Margherita era una buongustaia, ma soprattutto amava sedersi con gli amici intorno a un tavolo ed intrattenersi a parlare. Vari erano gli argomenti su cui vertevano le nostre conversazioni, con una preferenza però per quanto concerneva la letteratura, specie contemporanea, e in particolare la poesia: tanto di poeti già affermati quanto di quelli ancora in erba; ma sovente si parlava anche delle poesie che Margherita stessa andava componendo. Ero particolarmente lusingata dal fatto che, ormai poetessa piuttosto affermata, mi leggesse le sue poesie non ancora stese in forma definitiva e mi interpellasse sulla scelta di un vocabolo o sulla resa di un verso. Ricordo quanto fosse perfezionista: sceglieva i vocaboli con estrema attenzione, ritornando con cura persino ossessiva su un verso o una frase, finché non le apparissero definitivamente compiuti. Queste nostre discussioni mi fecero sentire sempre più inserita e coinvolta nel suo mondo poetico, sicché potei meglio conoscere quanto aveva scritto e quanto andava scrivendo e la prima impressione che ne riportai fu come le sue poesie le assomigliassero e come l’asciuttezza del suo stile, franco e antiretorico, fosse in perfetta sintonia con il suo carattere aperto e schietto.
L’apprezzai così molto anche come poetessa e recensii quasi tutte le sue sillogi, dedicandole inoltre una monografia, che aveva per titolo La ricerca del Trascendente nella poesia di Margherita Faustini: il tema che mi sembrava (e mi sembra tuttora) quello fondamentale della sua poesia. Perché per Margherita la fede fu per diversi anni una ricerca, che approdò solo in seguito ad una definitiva conquista: era infatti una persona intimamente religiosa, ma inizialmente lo era più per istinto che per una reale convinzione, possedendo un sentimento cristiano della vita, che poteva definirsi innato. Alla vera fede arrivò gradualmente.
E questo forse perché troppo vivo era ancora in lei il ricordo delle atrocità e della violenza a cui aveva assistito durante gli anni della guerra, da lei efficacemente descritti nella sua silloge di esordio, La collana dei giorni (1980); anni che coincisero con quelli della sua prima adolescenza: “Paura di vivere, / orrore di morire. / Le macerie erano l’immagine dei giorni / … / Adolescenza di sgomento” scriveva in una poesia (Adolescenza di sgomento) di questa raccolta. A quei lontani ricordi aveva dedicato anche un libro di racconti (Cielo d’ardesia, 1975), che ha avuto una seconda edizioni in epoca molto più recente (2003).
L’esperienza di quegli anni lasciò un segno indelebile nel suo animo: “ora non so più credere, / non so più rincorrere / l’attesa del domani”, leggiamo in Gocce sul selciato, sempre in quella prima silloge. Malgrado tutto, però, anche nei momenti di maggiore sconforto, viva Margherita avvertiva la necessità della presenza di una Entità Superiore, capace di darle la forza di continuare nel suo lavoro e la speranza in un futuro più sereno, che le offrisse un po’ di fiducia (“Voglio dio, / qui tra la gente”, sempre da Gocce sul selciato, da La collana dei giorni). L’evento più di ogni altro doloroso fu per lei quello della morte del padre, a cui era particolarmente affezionata. E al padre dedicò le poesie forse più compiute ed efficaci di tutta la sua ampia produzione: “L’anno vecchio cade. / Speranze dissolte. / Intatto dolore. // Silenzio nel mio tempo. / La collana dei giorni / s’è spezzata dentro, / con un saluto / senza risposta” (Silenzio, da La collana dei giorni).
Tuttavia questa come altre esperienze particolarmente dolorose fecero maturare in Margherita una vera Fede, cristianamente intesa: la sua originaria esigenza di una concreta “presenza” divina nel mondo e il suo forte desiderio di Assoluto, si convertirono infatti a poco a poco in un’autentica Fede in un Dio Trascendente; in un Dio che, come quel padre che ora non era più con lei, la sapesse consolare nel dolore e la sorreggesse nelle angustie della vita quotidiana. Testimonianza del suo definitivo approdo alla Fede sono le poesie dei suoi libri più recenti, specialmente del suo ultimo: Opposte preghiere. Si vedano in particolare i versi: “Prego il Signore / di donarmi un cenno. // Il segno, forse, / è nel mio stesso bisogno di Lui, / speranza d’eterno / durante il nostro breve cammino” (Irrequieto risveglio) e quelli della sua poesia dedicata alla Madonna, Vergine Maria: “Madre addolorata, / prendi tra le braccia / il bambino torturato e violentato, / il bambino mutilato / dall’odio dell’uomo contro l’uomo”.
Versi che sono l’evidente conferma di una fede autenticamente vissuta, e non avulsa dai problemi della nostra società odierna. Ora che è trascorso un anno da quando Margherita ci ha lasciati non possiamo che ricordarla con immutato affetto e continuare a sentirla presente tra noi con quella sua genuina schiettezza e con quella vitalità prorompente che furono proprie della sua forte personalità.
Liliana Porro Andriuoli
Carissimi amici e carissime amiche di Flannery,
un anno fa veniva a mancare la poetessa genovese Margherita Faustini, personalita’ di spicco della letteratura italiana, in possesso di grandi doti espressive nonche’ umane.
Vogliamo ricordarla dalle colonne di Flannery a cominciare dal bel ritratto che ha fatto per noi Liliana Porro Andriuoli, nostra preziosa amica e intelligente collaboratrice.
Liliana Porro Andriuoli ha pubblicato alcuni anni fa un libro che vi segnalo: “La ricerca del trascendente nella poesia di Margherita Faustini” (Casa editrice: Le Mani-Microart’S, Data di pubblicazione: 2000) che potete reperire sul web a questo indrizzo:
http://www.bol.it/libri/ricerca-trascendente-poesia/Liliana-Porro-Andriuoli/ea978888012166/
Ma chi era Margherita Faustini?
Diamo i cenni salienti della sua vita: Margherita era nata a Genova e nella sua città è mancata a 77 anni di età tra il 25 e il 26 gennaio del 2009.
Scrittrice, poetessa, Margherita Faustini lavorò al Corriere Mercantile come correttrice di bozze per poi diventarne collaboratrice nelle pagine della cultura.
Ha rappresentato un originale modello di intellettuale cattolica impegnata sul versante della cultura: una ricerca approfondita sui temi della religiosità, del senso dell’ etica e della società, della famiglia e in particolare nel rapporto filiale.
L’ esordio con una raccolta di pensieri, interventi, aforismi e versi, Agenda personale (1973), cui seguono i racconti di Cielo d’ ardesia (1975) con prefazione di Pino Boero, ancora aforismi in Momenti (1978), Collana dei giorni (1980), le poesie di Porta antica (prefazione di Elena Bono, 1983) Strada del mattino (prefazione di Francesco De Nicola 1986), Tirassegno (prefazione di Graziella Corsinovi 1988), nuovamente versi in Presenze (1991), Posso giocar (1994), Attimo primo (prefazione di Elio Gioanola 1998), Il sogno e la memoria (2002), Unico respiro (prefazione di Rosa Elisa Giangoia 2005) sino a Opposte preghiere (2008), con postfazione di Stefan Damian, e la traduzione delle sue poesie in romeno (Sul filo della parola/Pe firul cuvantului, 2003, con prefazione di Bruno Rombi), cui si aggiungono alcune antologie di cui è stata curatrice.
Leggete la splendida poesia scritta in sua memoria dall’amico e poeta Elio Andriuoli, pubblicata in questi giorni dal magazine “In Purissimo Azzurro”. Questo il link:
http://inpurissimoazzurro.wordpress.com/2010/01/27/a-margherita-faustini/
La rivista “In Purissimo Azzurro” ha pubblicato l’anno scorso un contributo interessante su Margherita Faustini, dal titolo Il giorno della svelata conoscenza: http://www.inpurissimoazzurro.info/faustini.htm
SULLA LINEA DELL’OLTRE
(di Margherita Faustini)
Più non m’aspetti sulla soglia di casa
ad anticipare l’incontro.
M’aspetti sulla linea dell’Oltre
pronta a guidarmi,
con giovanile allegria,
nelle stanze del Signore.
Al raduno delle preghiere
potremo ascoltare e dire
le tenere parole
mai pronunciate.
Più lieve sarà il ricordo
dell’esilio sulla terra.
[da “Unico respiro”]
VERGINE MARIA
(di M. Faustini)
Vergine Maria, madre nella virtù,
al figlio di Dio hai insegnato
i primi passi,
il valore della parola.
Appena giovinetto,
ti lasciava nell’ansia dell’attesa
per restare coi saggi.
È nato da Te,
ma l’intero Suo essere
era proteso al Padre.
Tuo soltanto il travaglio del parto
lo strazio della Sua agonia.
Madre addolorata,
prendi tra le braccia
il bambino torturato e violentato,
il bambino mutilato
dall’odio dell’uomo contro l’uomo.
Battezza il mondo
col Tuo pianto misericordioso
nel segno della Croce
e della speranza.
[da “Opposte preghiere”]
Sono solo due delle molte splendide liriche scritte da Margherita Faustini.
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In modo particolare, Liliana Porro Andriuoli ne ha analizzato un gruppo, quelle racchiuse nella raccolta Unico respiro. Leggiamo qui di seguito il suo interessante testo critico.
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Unico respiro: una raccolta di poesie di Margherita Faustini
di LILIANA PORRO ANDRIUOLI
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La poesia ha sempre rappresentato per Margherita Faustini una sicura ragione di vita, un importante punto di riferimento, forse anche un compenso ai mali del mondo. Amava la poesia oltre ogni cosa e le sarebbe oltremodo dispiaciuto dover lasciare, nel libro non ancora ultimato, una “riga bianca / senza il verso che conclude” (Pagina incompleta, da Il sogno e la memoria, 2007). Pensava, illudendosi, di potere invece, nel momento estremo, chiedere alla morte di concederle “un minuto ancora”, così da poter “completare la sua ultima pagina” (Pagina incompleta, da Il sogno e la memoria, 2007). Purtroppo questo suo desiderio non è stato esaudito, perché la morte l’ha colta all’improvviso e, abbandonate nel cassetto, sono state rinvenute alcune sue carte. Non molte, per la verità, dato che, soltanto pochi mesi prima della sua scomparsa, aveva pubblicato Opposte preghiere, quella che purtroppo resterà la sua ultima silloge in vita.
Stando a quanto emerge da alcune sue poesie, sorge il dubbio se Margherita fosse davvero costantemente preoccupata di trascorrere i propri “giorni senza traccia” (Strana attesa, da Attimo primo) e avesse veramente timore che, una volta scomparsa, la sua “poesia sbiadisse nell’oblio” (Invisibile ospite, da Attimo primo). Ciò sicuramente, non è accaduto perché Margherita “non ha”, come paventava, “perduto la scommessa / col successo”: sono infatti in molti, a un anno dalla sua dipartita, a ricordarla ancora con immutata stima e simpatia. E proprio in tale ottica mi piace commentare una sua silloge, Unico respiro, la penultima; quella da lei dedicata alla madre poco dopo il suo ingresso nell’Oltre.
Già il titolo di questa silloge, Unico respiro, è di per sé illuminante dell’argomento trattato, ben rappresentando una spia di quanto affettuoso fosse il sentimento del loro legame: “unico” caratterizza infatti il senso di esclusività di quel “respiro”, che alimentava, contemporaneamente, madre e figlia; un “respiro” che ora, proprio in virtù di quella unicità è capace di far rivivere nuovamente, seppure solo nel ricordo, colei che non è più.
“Il vuoto della morte / è soltanto nell’oblio” (Ancora insieme) dice, infatti, Margherita nella foscoliana convinzione che una persona è veramente morta soltanto quando non vi è più qualcuno capace di ricordarla. E per la madre di Margherita, invero, non è stato così, dato che ha continuato a vivere nel ricordo della figlia: “Nessuno potrà strapparti al mio futuro / riflesso nella memoria del passato” (Poche lodi); “Entrerò in una casa / animata soltanto dai ricordi” (Busserò invano). Perché la figlia, come si evince da queste poesie, ha continuato a dialogare con la madre (“ancora dialogo con te”, Il posto apparecchiato); a parlarle, come potesse ancora ascoltarla e risponderle: “Sconvolta dal distacco, / ti chiedo, per assurdo di lenire / il mio dolore” (Vana preghiera); “Madre, aiutami a ritrovare / la dinamica del presente, / il valore del futuro // Aiutami a pensarti in cammino, / tra le alte spalliere di fiori, / a raggiungere la tua letizia” (Dormiveglia).
Il rapporto madre-figlia che emerge da questo libro è vivo e nitido in tutte le sue sfaccettature, grazie alle immagini molto efficaci che contiene ed a cui si affida. Immagini che nascono da esperienze di vita concreta, realmente e intensamente vissuta; e quindi esperienze autentiche, capaci di suscitare quell’emozione da cui sola può scaturire la vera poesia.
Ed ecco che la madre di Margherita ci viene incontro nei suoi anni giovani, delineata tramite i tratti più salienti (agli occhi della figlia) del suo carattere: “riso esultante” e “piglio combattivo” (p. 11); “voce squillante” (p. 20) e “incedere fiero” (p. 42). Ma ci viene raffigurata (ed è questa l’immagine che ci è offerta con maggiore frequenza nel libro) anche nel suo ultimo periodo di vita, quando ormai “incerto” si era fatto il suo passo (p. 11); più “sottile” si era fatta la sua voce (p. 18); più “radi” i suoi capelli (p. 12); quando le sue mani cominciavano ad essere “doloranti” (p. 12) e “avvizzite” (p. 14); quando i suoi “gesti” si andavano facendo “sempre più lenti” (p. 15) ed ormai, “vacillante” e insicura sulle gambe, era capace di compiere nella stanza solo alcuni “tentativi di passi / senza percorso” (Foto remota). Tuttavia “immutato”, fino agli ultimi giorni, era rimasto il suo “sorriso” (p. 12).
Ed immutate erano rimaste anche la sua materna apprensione e l’affettuosa premura nei riguardi della figlia, seppure ormai adulta: “Vigilavi su ogni mio passo / in ansia per possibili, / negativi eventi. / Sempre in trepidante attesa” (L’offerta più preziosa); “Traballante, sotto il peso / di una lunga vita, / ti ostinavi a sorreggermi. // Per me trovavi la forza di opporti alla vecchiaia” (Prolungato abbraccio); “Ti trascini fino a me / per avvolgermi nella sciarpa, / infilare nella tasca / il fazzoletto profumato” (Al limite della sera).
E se affettuosa, “discreta e silenziosa” era la “dedizione” verso la figlia (Vana preghiera), retta da un identico spirito di abnegazione era anche quella di Margherita nei confronti della madre: “Vissuta con la tua vecchiaia, / ho anticipato la mia. // Simili ormai nell’aspetto” (Al limite della sera); “Le mie vele si sono impigliate / nelle tue mani avvizzite. // Io potrei ancora spiegarle” (Le mie vele). Una dedizione che, con il passare degli anni, si è andata facendo ancora più tenera e intensa.
La tenerezza infatti che prima la madre riversava sulla figlia, è ora la figlia a riversarla sulla madre: “i miei abbracci / sempre più frequenti” ricorda Margherita in Immutato sorriso. I ruoli fra genitori e figli purtroppo a un certo punto della vita s’invertono: non è più la mamma colei che protegge, ma diventa invece colei che deve essere protetta; non è più la mamma colei su cui ci si appoggia, ma diventa colei che deve essere sorretta. E quella sicurezza che prima era la madre a dare alla figlia, ora è la figlia ad offrirla alla madre.
Con il trascorrere degli anni, poi, anche lo stato di apprensione per la salute della madre va aumentando: sempre più frequenti si fanno le “furtive occhiate nella stanza / per essere certa / del tuo respiro” dice la poetessa ne La lampada (p. 26); perché costante diventa il senso di paura che possa accadere qualcosa di irreparabile. Ed ecco che un giorno l’evento tanto temuto si avvera: “Irruppe al tramonto / nel chiaro cielo di maggio. // Ti strappò dalle mie braccia / per condurti / tra le ombre del passato” (Nel chiaro cielo di maggio). E al triste evento fecero seguito per Margherita momenti di sofferenza e di strazio: “Ti guardo muta, / senza lacrime. / Nessun bacio / sulla fronte ghiacciata” (Nessun bacio); “Ho cercato invano su ogni volto / la mia angoscia. // Soltanto una sorella poteva / condividere il mio dolore. // Agghiacciante solitudine / d’unica figlia” (Unica figlia).
Ma superato lo sconforto iniziale Margherita riprende nuovamente il colloquio con la madre e nitido alla sua mente si riaffaccia il ricordo dei giorni sereni trascorsi insieme. Ella si rammenta ad esempio della gioia della madre per il suo rientro a casa: “Appena varcavo la soglia / accendevi la luce / a illuminare il mio ritorno. / Ascoltavi il racconto delle ore / trascorse lontano da te. // Declinava così il giorno / condiviso anche nell’assenza” (Appena varcavo la soglia…). E si noti qui l’ambivalenza dell’espressione “accendevi la luce”, dove la luce elettrica è un’efficace metafora, che assume una valenza squisitamente simbolica: la radiosa felicità che accende il volto della madre e lo illumina e che al contempo si riverbera sulla figlia, la quale si sente illuminata dall’affetto della madre.
Il motivo della gioia dell’incontro è un “topos” ricorrente nella poesia di Margherita Faustini. Fin dalla prima silloge, La collana dei giorni, troviamo infatti poesie nelle quali ella ricorda il momento in cui, bambina, attendeva con ansia il suono del campanello che annunciava il ritorno a casa del padre (“Vorrei qui / il campanello / della nostra casa. / Udire il suono / che donava l’incontro”, Padre). E ovviamente non ci stupiscono in Unico respiro i momenti in cui Margherita è dominata da un’immensa tristezza allorché, al suo rientro, trova la casa vuota (“Più non m’aspetti sulla soglia di casa / ad anticipare l’incontro”, Sulla linea dell’Oltre).
In questi momenti tuttavia la Fede la sorregge; molto la conforta infatti il pensiero che la madre la stia attendendo in Cielo, “sulla linea dell’Oltre”, per guidarla “nelle stanze del Signore” (Sulla linea dell’Oltre). Un concetto, questo del ricongiungimento alle persone care, che ritroviamo sovente nella poesia di Margherita Faustini. Si vedano ad esempio in questa stessa raccolta versi quali: “Quando ci incontreremo / stringerai la mia mano fra le tue” (La lampada); “Dalla tua dimora / radicata nell’eterno / … / in attesa di ricongiungerci / nel tempo senza rintocchi” (Uno sprazzo di luce); “Quando anch’io / salirò alla nuova dimora” (Altre fiabe).
Qualche notazione sullo stile. Anche in Unico respiro ritroviamo lo stile che sempre ha contraddistinto la poesia di Margherita Faustini: essenziale, asciutto, mai indugiante in inutili orpelli, fermo ed incisivo. Ritroviamo la sua solita cura per la scelta lessicale, sempre di notevole perspicuità ed acutezza. “Ogni sua parola” ha recentemente osservato in proposito Silvano Demarchi “è ungarettianamente scavata nella vita”.
Ritroviamo inoltre nelle poesie di questa silloge altre tipiche peculiarità stilistiche di Margherita Faustini: l’assidua analisi interiore, il suo acuto scavo psicologico e la sua felice capacità di sintesi che spero le numerose ciitazioni riportate abbiano messo perspicuamente in luce.
LILIANA PORRO ANDRIUOLI
Grazie, Liliana, per la profonda analisi critica.
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Il libro di versi Unico respiro si può trovare su:
http://www.ibs.it/code/9788888814148/faustini-margherita/unico-respiro.html
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Margherita è indimenticabile: per la sua franchezza, lealtà, onestà, generosità,simpatia umana.Non credo verrà mai dimenticata da chi l’ha conosciuta( e siamo in molti). Limpida e intensa la sua poesia. Da non dimenticare neppure “Cielo d’ardesia” un libro molto originale, che ci ripopone con un senso di poesia senza orpelli, i tempi dell’ infanzia trascora nella sua città dal cielo d’ardesia, Genova,appunto, durante il periodo bellico.
Complimenti a Liliana per il dettagliato e affettuoso lavoro che le ha dedicato, testimonanza di una grande amicizia perfettamente ricambiata. Si, per Margherita l’amicizia era davvero sacra, così come dovrebbe essere sempre.
lucetta frisa
Grazie a Flannery per aver proposto alcune poesie di Margherita Faustini, che confesso di conoscere poco. Una lettura di forti emozioni. Grazie a Liliana Porro Andriuoli per il ritratto della donna; simile a noi dunque, con le sue speranze, le incertezze, la fede di speranza e di ricerca, i sentimenti.
L’amore per la madre, fattosi poesia.
Lascia un regalo da offrire a coloro che, invece e purtroppo, hanno con chi li ha partoriti un rapporto conflittutale e tormentato.
Grazie, carissima Maria, per le tue sempre brillanti iniziative. E grazie anche a tutti coloro che ricordano Margherita e quindi diventano suoi “amici”: per lei l’amicizia era veramente “sacra”. Stamattina mi è sembrato di vivere la stessa gioia, spontanea e entusiasta, che avrebbe provato Margherita nel vedersi così ricordata: soffriva molto la solitudine, ma non lo confidava mai agli amici, ai quali partecipava, invece, sempre la sua grandissima gioia di trovarsi in loro compagnia. Eppure, ecco due poesie, pubblicate nel 1998 (da Attimo primo, Recco, Le Mani) che ce lo confermano: Notte nel deserto e Per un po’ di compagnia.
NOTTE NEL DESERTO
Infrangibile silenzio
d’una notte nel deserto.
Vago in spazi sovrapposti,
senza riva.
Non posso avviarmi verso l’Oltre:
appartengo ancora ai vivi.
Grido il mio sgomento.
Tra i compagni di viaggio,
nella solitudine di tutti,
s’attenua la mia.
PER UN PO’ DI COMPAGNIA
Di fronte a me il deserto
nella luna tumefatta.
A lato, lontano,
alcune esili palme
nell’ostinata
fissità dell’immenso.
Il silenzio inghiottisce
l’eco del mio nome,
più volte gridato.
Mi chiamo sottovoce
e mi rispondo
per un po’ di compagnia.
Che versi meravigliosi!
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In essi scorre la vita, l’amore per la vita e la bellezza, qualcosa di molto raro, non vi pare?
Grazie di cuore per questo indispensabile, alto ricordo. Purtroppo, non conoscevo quasi la sua persona, il suo lavoro, la sua poesia, e me ne dispiace davvero…
Sono vicinissima a quante/i l’hanno amata, letta, stimata. A quante/i l’amano, la leggono, continuano a stimarla, a ricordarla.
Con un solidale, grato saluto, Mariella Bettarini
Grazie a Lucetta e a Marta.
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E grazie ancora a Liliana per il suo contributo.
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Un grazie a Mariella Bettarini, che ci onora della sua presenza su Flannery.
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Cara Mariella, non e’ mai troppo tardi per incontrare la Bellezza. Non abbiamo conosciuto prima Margherita Faustini ma la conosciamo ora ed e’ un bellissimo incontro con la bellezza dalla B maiuscola.
Cara Maria, ti ringrazio molto per avermi fatto conoscere questa meravigliosa poetessa genovese, dal sorriso affabile e cordiale.
Leggendo la sua vita e le limpide poesie, ho avuto l’impressione di trovare una sorella, modesta e sensibilisima, di cui ignoravo l’esistenza.
In Lei, ho notato una speciale condivisione di intenti e i medesimi atteggiamenti interiori. orientati verso la verità e la trascendenza.
Questa straordinaria complicità di anime mi ha commosso e consolato, rendendo la mia grigia giornata più serena e luminosa.
Grazie Maria, per tale inaspettato dono.
Colgo l’occasione per salutare la cara Mariella Bettarini, che non vedo da anni, ma mi preme dirle che La ricordo con intatto affetto.
Un corale saluto.
M. Teresa Santalucia
Le anime che si somigliano si attraggono, cara Tessy. Sono contenta che la scoperta di un’amica di penna come Margherita – che ora certamente ti sorride dal cielo – ti abbia rischiarato la giornata con il dono dei suoi versi pieni di anima. Un caro saluto a te
avete scritto delle cose bellissime… cosa aggiungere di più?
Pochi versi che ho scritto l’anno scorso e che le dedico con affetto… ciao, Margherita, mi manchi!
La stazione della vita
Il treno che si ferma
Sceglie una stazione.
Ti lascio o ti ritrovo
Nello stesso abbraccio.
Quanti mi hanno atteso?
Quanti ho atteso?
Nascono piccoli fiori
Ai margini dei binari
Della vita e degli affetti.
Li colgo per te,
ogni volta che ti penso.
E nella mia stazione
Stanno per sbocciare le rose.
Bellissimi versi, Maria Cristina. Grazie per averli voluto condividere con noi !
Margherita Faustini è stata molto amica con me negli ultimi dieci anni della sua vita. Sono stati i comuni interessi letterari a farci incontrare e a far sì che la nostra amicizia si consolidasse rapidamente. A me era subito piaciuta la sua poesia, perché sicura nella ricerca del dialogo trascendente, limpida nel dettato, forte nella tensione esistenziale. Direi che mi era sembrata coraggiosa, in tempi in cui l’involuzione e l’autoreferenzialità tendono ad essere dominanti nei versi. Per questo avevo inserito alcune sue poesie in una serie di antologie sulla Liguria vista dai poeti, che stavo preparando. Margherita ne era stata molto contenta e mi aveva subito dimostrato una grande riconoscenza, perché lei era generosa, molto generosa, tanto quanto era rigorosa nei suoi giudizi, nelle sue prese di posizione, sempre di assoluta onestà intellettuale, del tutto incapace di compromessi. Su queste basi è nata la nostra grande amicizia, che la portava ad avere molta fiducia in me, tanto che, ogni volta che scriveva una poesia, appena l’aveva terminata, mi telefonava per leggermela e per sapere il mio giudizio, che (bontà sua!) teneva in molta considerazione. Ma queste occasioni di dialogo erano entusiasmanti soprattutto per la grande gioia che Margherita ricavava dalla poesia: per lei era l’esperienza totalizzante della sua vita, l’unica cosa che le desse emozioni e soddisfazioni vere; questo suo entusiasmo poi era davvero contagioso, perché lei sapeva trasmetterlo facilmente anche agli altri, coinvolgendo gli amici in questa sua dedizione fiduciosa alla poesia. Proprio questo la portò a riunire intorno a sé vari poeti che sentiva particolarmente congeniali (Elio Andriuoli, Vico Faggi, Bruno Rombi, Guido Zavanone, oltre a me) per fondare il gruppo “Poeti Insieme”. Subito si impegnò per farlo conoscere con presentazioni e letture pubbliche, fino alla pubblicazione del volumetto antologico, curato da Renato Dellepiane. Proprio attraverso la ricerca letteraria, la pratica poetica, il gusto dell’analisi critica si è cementata la nostra amicizia, che ci ha portato a curare insieme due volumi antologici (2005) per la Provincia di Genova, grazie anche alla fiducia accordataci dall’Assessore alla Cultura Maria Cristina Castellani. Il primo, Sguardi su Genova, è nato nel momento in cui la nostra città era capitale europea della cultura, per raccogliere impressioni di donne scrittrici su ambienti, scorci e personaggi cittadini, il secondo, Notte di Natale, per presentare poesie e racconti di autori genovesi sulle festività natalizie. E’ stata un’esperienza impegnativa, ma entusiasmante, che ha rafforzato la nostra amicizia attraverso la consonanza delle scelte ispirate ad orientamenti letterari in sintonia. Margherita era fervida di idee, aveva sempre dei progetti in mente per far conoscere la poesia, per valorizzarla, in quanto la poesia era la sua vita, lo scopo della sua vita, direi che era la sua religione, attraverso cui passava il suo dialogo con il divino, soprattutto attraverso il mistero, con difficoltà e anche con personale sofferenza, ma sempre con fiducia. E poi improvvisa, inaspettata, una notte, è arrivata la morte. Ne aveva parlato parecchie volte nelle sue poesie ed aveva espresso questo desiderio:
Raggiunto il limite del mio tempo
vorrei andarmene
in una notte stellata
simile al cielo del mio presepe.
E così è stato, perché il presepe, accanto al suo letto, non era ancora stato disfatto. Un’altra poesia in cui immaginava la sua morte l’aveva dedicata a me e il destino ha voluto che io fossi l’ultima persona a parlarle al telefono alla sera. Mi ha lasciato in eredità i suoi libri, le sue carte, i suoi diari, i suoi quaderni, tutto quello che riguardava il suo lavoro letterario. E io ho consultato tutto attentamente per stendere la sua biografia. Leggere queste sue pagine è stato molto emozionante e qualche volta anche un po’ imbarazzante, ma era stata lei ad affidarmi questo lavoro, per poter essere ricordata. Da questa lettura ho scoperta qualcosa di piuttosto inaspettato, in quanto ho ricavato l’impressione che Margherita si sentisse sempre molto sola, che soffrisse di solitudine, ma che cercasse in tutti i modi di sopperire con la sua grande comunicativa, la sua generosità, la sua disponibilità verso gli altri, anche se poi rimaneva un fondo d’amarezza, non palesato nemmeno nelle sue poesia, confidato solo ai diari.
Anche la sua ultima poesia, rimasta incompleta su un quaderno, è ancora la ricerca di un dialogo, è un ponte verso il futuro, sempre con un affettuoso atteggiamento di apertura verso chiunque. Dice infatti:
Quando lascerò la terra
vorrei conoscere il bambino
che, nello stesso istante,
s’affaccia al mondo.
Grazie Rosa Elisa,
sono le parole che avete letto in chiesa al suo funerale e mi hanno già allora commosso.
Vi ritrovo la mia Margherita che ho sempre considerato “madre” più di tante madri biologiche.
Ricca dei sentimenti materni e contemporaneamente di sentimenti profondi figlia-madre. Quell’ “unico respiro” in cui ancora cerco di vivere.
Spero proprio che Margherita abbia visto quel bambino, che Le ha dato il relais nella vita, nella staffetta che corriamo tutti verso la luce.
C’e’ un verso della poetessa inglese Elizabeth Barrett-Browning che dice: “…I doni di Dio fanno impallidire i piu’ bei sogni degli uomini”.
Sono sicura che Margherita avra’ visto il bambino come desiderava, come era fredda e stellata la notte in cui se n’e’ andata…