A Roma, di primavera occidente


di MARIA DI LORENZO

A Roma, di primavera occidente
sono tornate le lucciole
a volare nei fossi erbosi
delle strade abbacinate -
un cielo capovolto
tra siepi di rovi e agavi
palpitanti
mancavano da anni: altre lucciole
le avevano spodestate – elettroniche
che un pulsante sapeva accendere
veloci a piacimento nelle case
guidate da un moderno telecomando.

“E tu assomigli a me,
sei troppo attaccato
alle tue cose. Ma non lo so
se è un bene, la fedeltà
è una brutta cosa.
Se sei fedele, sei sempre
solo!”

Il profumo dei tigli oggi stordisce
nei riti infuocati della controra
a mosca cieca
procediamo dentro il cangiante
bosco dei pensieri – io più conosco
e meno capisco – scuoti il capo
e cerchi con gli occhi un varco che spezzi
il carcere di questa libertà usurata,
impura felicità che non perdona.

Presto si dovrà aggiungere nuova legna
all’inverno scheggiato
dei furfanti sotto mentite spoglie:
gli idoli sono nel vento infranti,
sudario di un prestigiatore incauto, folle.

Tu voltati a raccogliere la sesta
felicità che ancora ignori: le rose
e il vino, un dono di poesia,
la vita – antico mosaico di un coro
è qui, resiste ancora
l’amore della Sicilia, il tuo cuore.

[estratto dalla plaquette di versi Quaderno Siciliano]

(c) Maria Di Lorenzo – All rights reserved

11 responses on “A Roma, di primavera occidente

  1. Carissimi amici ed amiche di Flannery,

    sono Claudia De Bernardi e a nome dello staff di Flannery.it voglio oggi proporvi il testo di un’autrice italiana a cui noi tutti (e tutte) dobbiamo veramente molto. Si tratta di Maria Di Lorenzo, geniale ideatrice di questo apprezzato forum letterario, ma non solo. Maria, infatti, come molti di voi sanno, è anche un’apprezzata scrittrice, un’autrice finissima, ma altrettanto modesta, sempre disposta a fare un passo indietro per valorizzare il talento degli altri, che le piace scoprire e sostenere affettuosamente sulla scena letteraria.

    Questa volta abbiamo voluto forzare il blocco della sua innata e sincera modestia per parlare di lei, vi presentiamo in questo post un suo testo lirico appartenente a un poema a soggetto che porta il titolo di Quaderno Siciliano. Leggete dunque A Roma, di primavera occidente e partecipate con vostri pensieri e riflessioni.
    A voi la parola! :-)

    Claudia De Bernardi – Flannery Staff

  2. Una teca per il cuore questi versi. Fortunosa la bellezza che non nasce e che non muore, spavalda nel suo nascondimento, cenacolo a saziare tutte le fami. Grazie Maria che oggi, tra inverno e primavera, ti porgi alle mani e ai sorrisi d’anima. Grazie davvero.

  3. La primavera come metafora della speranza, della rinascita, della speranza, contro cui si allenano -sempre- le forze oscure del male e della sopraffazione. E un invito a godere, apprezzare i doni della vita.
    Bellissima, Maria, piena di suggestioni, echi, rimandi e proiezioni…
    Complimenti sinceri.
    Un caro saluto
    Gisella

  4. Carissima Alessandra, grazie.

    E grazie a te, Gisella.

    La vostra sensibilità è davvero smisurata, con “antenne” sensibilissime a ogni moto del cuore.
    E dal cuore mi esce solo questa parola: GRAZIE.

  5. Carissima Maria,

    c’è sempre un filo di sensibilità profonda – consentimelo – che mi lega al tuo sentire. In questa lirica, nelle tue parole che hanno il dono della universaltà, io ravviso la nostalgia di una primavera che è da ricercare nell’animo oltre che nel luogo che ti è caro. Ma nostalgia profonda provo io, ripensando a primavere a me molto care, lontane e in luoghi amati.
    Oltre a ciò è straordinario l’uso ricco e avvolgente dei tuoi versi, con echi che possono raccontare di tanto e nel contempo celano, lasciano intravedere. Cito: “Il profumo dei tigli oggi stordisce
    nei riti infuocati della controra
    a mosca cieca
    procediamo dentro il cangiante
    bosco dei pensieri” . Versi, parole che ricadono dentro di noi con la loro profonda bellezza. Un saluto caro. Delia

  6. Cara Maria,
    grazie per questa sesta felicità che si trova nel cuore di un’isola. Grazie per questi versi e per la fiducia in chi non è fedele. Siamo tutti infedeli, in verità. Perchè siamo ostinati. Abbindolatori e abbindolati. Siamo stelle, povere stelle, Maria. Che con disperazione non smettono di brillare. A volte ci specchiamo nel cielo. Alle altre nello schermo.
    Ma, sempre, ci cerchiamo, Maria. Anche quando evitiamo di guardarci.
    Io ti abbraccio e auguro moltissima fortuna a questi tuoi bellissimi versi.Grazie per aver creduto che una felicità pura, non usurata nè ferita da noi, possa comunque esistere.
    Un bacio da Simona

  7. Dai versi emerge un contrasto temporale dei sentimenti che smorza e attenua le emozioni in una ricerca tesa a ritrovare l’equilibrio. Il ventaglio aperto delle stagioni trasforma la parola in melodia. Le lucciole accendono i ricordi per giungere fino al cuore della riscoperta stagione, quella in cui i profumi e i colori persistono sempre e si lasciano raccontare con dolcezza. La “sesta felicità” appare un ritorno alle origini e un invito a non dimenticare, ad ascoltare il tempo che scorre e, a volte si ferma per far rivivere il passato.

  8. Grazie, Laura, per la tua profonda analisi del testo, in cui hai scavato con intelligente sensibilità.

    Grazie a Simona e a Delia, bravissime autrici ed amiche a cui mi legano molte affinità elettive.

    Un bacio a tutte voi che siete intervenute :-)

  9. Dolcissima Maria, sono certa che tu abbia raggiunto nel cuore, una serena felicità.
    I tuoi lievi incantevoli versi primaverili, sono l’ottimo frutto maturo di un’ anima pura e fedele, che non si lasci adescare da falsi idoli. Adusa ad una tenace lotta interiore, Tu
    costituisci, col tuo alato stile scritturale, una guida salda e preziosa per noi che ti amiamo..Un grato abbraccio.
    M. Teresa

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