La casa di Ninetta


di TONI COLOTTA

In questo nostro tempo di rapporti familiari percossi da contrasti, fa bene assistere all’evocazione affettuosa di una madre defunta da parte della figlia.

Nella fattispecie ad evocarla è Lina Sastri nelle pagine di un libro, «La casa di Ninetta», diventato per germinazione spontanea un monologo da lei stessa recitato con la regia intima di Emanuela Giordano. Lo spettacolo è ora a Roma, al Piccolo Eliseo Patroni Griffi, tappa di una lunga tournée.

Sastri, attrice e cantante, non è nuova alla drammaturgia. Ma questa volta balza alla ribalta l’autobiografia, e attraverso questa la biografia di Ninetta, madre idolatrata visceralmente, creatura luminosa piombata troppo presto prima nella prigione dell’alzheimer e poi nel gorgo della morte. Che però non l’ha sottratta del tutto a questa figlia: a lei è rimasta la luce della gioia e dell’allegria che irradiava tutt’intorno in vita, anzi si è trasformata in musica. E l’evocazione riporta la sua vocina ‘picculella’ nelle canzoni predilette, come provenisse da una stanza accanto, mentre le fa eco la figlia o intreccia alla sua la propria voce. Siamo naturalmente a Napoli ‘bellissima e spietata’ dell’ultimo dopoguerra mondiale, via degli Zingari dove Lina è nata, e nel ‘vicolo’ che Ninetta viveva come una famiglia allargata.

Sola sulla scena l’attrice dipana il racconto di una vita straordinaria per lo spirito solare che vi infondeva: il bisogno di compagnia, la gioia leggera, l’uomo indegno amato e perdonato, qualche risvolto comico, insomma un’’armonia del cuore‘ con chiunque la incontrasse, cui lei ‘regalava amore’; infine la tomba dove c’è sì la sua immagine ma non lo spirito che aleggia ancora. Al termine instancabile il pubblico negli applausi.

(c) Avvenire 9 maggio 2010

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