Il piccolo film che racconta l’amore per la vita e il cinema
DI GIACOMO VALLATI
« H o cominciato ad amare la vita quando mi sono innamorata del cinema ». Una dichiarazione che spiega molte cose. Mia Hansen-Love ha 29 anni, ma ne dimostra dieci di meno. E con la forza, la sensibilità, la tenerezza di una donna rimasta, in fondo, adolescente, ha descritto questa sua doppia passione, per l’esistenza e per la celluloide, in Il padre dei miei figli : tenero e doloroso film che a Cannes ha vinto il premio della sezione Un certain regard, e che dall’11 giugno sarà sui nostri schermi.
«L’idea del mio film – spiega la regista – nasce dalla figura di Humbert Balsam carismatico produttore francese scomparso al culmine del successo. A lui s’ispira il personaggio del protagonista: un uomo che ama il suo mestiere, adora la moglie e le figlie, ha una vita piena e felice». Finché un dramma imprevisto sconvolge tutto: mettendo a fuoco molti, diversi argomenti. L’incomunicabilità fra marito e moglie (la nostra Chiara Caselli), inconsapevole della tragedia che si profila; la necessità e il coraggio di ricominciare a vivere, oltre il dolore; le gioie e i tormenti del mondo del cinema, raccontati dal suo stesso interno. Il tutto affidato ad un ‘team’ attorale – Louis-Do e Alice de Lencquesaing, padre e figlia nella realtà come sullo schermo, le giovanissime Alice Gautier e Manelle Driss – notevole per realismo e freschezza espressiva.
«Io stessa, girando questa storia, ho scoperto i molti temi che mi stava offrendo – analizza la Hansen-Love – Se dovessi riassumerli, direi che tutti esprimono l’amore per il cinema e per la vita. Una relazione molto stretta. E pericolosa. Si tratta infatti di due mondi che possono collidere; e davanti ai quali si può essere costretti a dividersi». La forma scabra eppure intensa della narrazione, tutta basata su piccole e quasi ‘zavattiniane’ descrizioni di fatti da nulla, è resa con particolare verità: «Ma questa regista è bravissima nel trasformare la finzione in realtà, i personaggi in persone – osserva Chiara Caselli – Io stessa non avevo mai interpretato un ruolo così ancorato alla vita, ed immerso nella quotidianeità ».
Ma piacerà al grande pubblico un soggetto tanto intimo e dolente? «Con un film simile, quello del denaro è un problema che non ci siamo posti – replica Petrillo, della distributrice italiana Teodora Film – Si tratta di un piccolo capolavoro. Se facessimo dei calcoli, neppure faremmo questo mestiere ». Il soggetto del film, anzi, suggerisce a Chiara Caselli una lunga tirata di natura politica: «Conosco molti produttori che, come il protagonista di Il padre dei miei figli, gettano il cuore oltre l’ostacolo – afferma l’attrice -. Ma in Italia tutto questo è inutile. Da noi il talento è ignorato, anzi sfregiato: ciò che questo governo sta facendo alla cultura è ignobile. L’unica mia consolazione è che, quando mio figlio piccolo sarà cresciuto, questa classe dirigente sarà finalmente scomparsa».
(c) Avvenire 5 giugno 2010