Un colloquio con Antonella Pizzo


La scrittura è una zattera nell’oceano delle emozioni

di MORENA FANTI

Le notizie che strillano più forte sono spesso notizie negative: il web e internet sembrano portare solo molestie e cattivi incontri. Ma non è sempre così. Il web ha fatto nascere anche tante “realtà virtuali”, ossimori tecnologici che abitano il nostro schermo ultrapiatto colorato dai pixel, e una di queste belle realtà è il litblog collettivo Viadellebelledonne, ideato e voluto da Antonella Pizzo, scrittrice e poeta dalle parole scabre, incisive, mai superflue.

Scrivere sul web significa confrontarsi e accrescere la propria esperienza ascoltando quella altrui. Internet è uno strumento dalle grandi possibilità e il mare del web è un luogo in cui far navigare la zattera dei propri sentimenti, un carico che è spesso doloroso e pesante. Per Pizzo la zattera della scrittura ha avuto un potere salvifico, trasportandola da una poesia ad un racconto passando per la lettura di un libro e lo sfilato siciliano, perché le donne sono esseri dall’aspetto mutevole, dall’intelligenza pronta e dalla grande forza.

E Antonella Pizzo, che è una BellaDonna, queste doti le racconta nelle sue tante attività.

Parliamo subito di Viadellebelledonne: questo litblog collettivo è attivo da un anno e mezzo, ed è molto letto e apprezzato. Come è nata questa idea?

Il blog nasce dal desiderio di avere un porto sicuro, riparato e accogliente, dove poter approdare, fermarsi e poi esplorare le scritture degli altri. Avevo il desiderio di un luogo dove potermi ritrovare assieme ad altri, un luogo dove poter sperimentare e condividere la stessa passione, cioè quella per la letteratura. Un luogo di donne, perché non esisteva, o se già esisteva in rete, non l’avevo mai trovato. La maggior parte dei blog letterari collettivi erano gestiti perlopiù da uomini, per questo VDBD è nato tutto al femminile. Ho trovato spazi virtuali gestiti da donne dove però si discute di pari opportunità o delle quote rosa. Questi sono luoghi votati alla politica, di questo o quel partito, luoghi in cui si sventola la bandiera del femminismo, o luoghi leziosi, romantici oltre misura e oltre maniera. Noi non ci sentiamo minoranza e non sentiamo di avere meno opportunità, siamo uguali agli uomini ma diverse per sguardo, forse.

In Viadellebelledonne siamo distanti da qualsiasi movimento in quanto vogliamo semplicemente stare insieme, dialogare e crescere insieme, avere degli scambi culturali, dare e ricevere. E, assieme al piacere di stare insieme e del crescere nell’incontro, non dimentichiamo che esiste anche l’aspetto ludico e dilettevole della letteratura e dell’incontro stesso. Il nostro è un blog libero, d’altro canto non potrebbe esser diversamente visto che la maggioranza di noi è poeta e la poesia è una delle più grandi espressioni della libertà. Nel nostro blog non facciamo nessuna distinzione di religione, di appartenenza politica o geografica. E tutto sommato neanche di sesso, visto che al blog collaborano anche alcuni uomini.

Cos’altro ci puoi dire di questo progetto? Ti senti soddisfatta o avresti voluto altri risultati?

Ci riteniamo soddisfatti. Il successo del blog e la partecipazione ad esso sono andati oltre le nostre aspettative; abbiamo da tempo superato il mezzo milione di visite e ci avviciniamo a grandi passi al milione di visite. Registriamo, infatti, una media di quasi un migliaio di visite al giorno e di duemila pagine viste. Molti ci scrivono complimentandosi per la qualità dei pezzi pubblicati e per la distensione, l’apertura, la serenità che si respira nel nostro blog. E’ vero che a volte abbiamo avuto all’interno delle piccole divergenze di opinione che riguardavano alcuni aspetti più o meno marginali della gestione, ma è anche vero che sempre siamo riuscite a trovare la soluzione, quella che soddisfa tutti, perché se c’è dialogo e rispetto reciproco ogni controversia si risolve. In alcuni casi, quando questo aspetto è mancato, c’è stata una “chiusura” e il conseguente allontanamento volontario.

Dal blog è nata la rivista con lo stesso nome, una pubblicazione che richiede tanto lavoro. Perché voi del blog l’avete voluta? Cosa può offrire una rivista che il blog non ha?

Anche il blog comporta tanto lavoro ma, se c’è passione e volontà di portare avanti un progetto comune di scrittura, tutto si supera e si riesce a raggiungere risultati inimmaginabili. Certamente da sola non ce l’avrei fatta, infatti al progetto lavorano tutti e sono affiancata in modo particolare da Morena Fanti, Sandra Palombo e Alessandra Pigliaru la quale dirige anche la rivista. La differenza fra il blog e la rivista nasce dal diverso modo di fruizione degli articoli pubblicati. Brevi e adatti alla lettura nello schermo quelli del blog, più complessi e articolati quelli della rivista. I pezzi pubblicati nel blog durano poco in quanto ad ogni nuovo articolo quello precedente scende di un posto fino a perdersi nei meandri dell’archivio, la rivista è quadrimestrale (il secondo numero è uscito in novembre 2008 e il terzo uscirà in marzo 2009) e quindi i pezzi sono più a lungo usufruibili.

Pensi che occuparti e seguire questi progetti abbia portato qualcosa in più alla tua scrittura?

La scrittura è un fatto personale e nasce dall’elaborazione di fatti personali e pubblici, dalla relazione, da ciò che vivi, senti, ascolti, da ciò che fai, da come agisci, da come ti rapporti, dall’esperienza personale. Il blog e la rivista fanno parte delle mie esperienze e quindi avranno sicuramente influenzato il mio modo di scrivere.

Hai iniziato a scrivere dal 2002, dopo aver vissuto un momento molto doloroso della tua vita. Cosa ti ha spinto verso la scrittura? Pensi sia stato un desiderio di fare chiarezza in certi sentimenti, oppure la voglia di urlare a farti ascoltare?

Nessun desiderio di fare chiarezza nei miei sentimenti o di urlare. O meglio, la voglia c’era ma non avrei mai scelto la poesia come mezzo per chiarire, ordinare, organizzare, superare certi dolori, certi sentimenti negativi, certe dicotomie o alterazioni del mio modo di vedere la realtà. La poesia è venuta a me senza che io l’avessi cercata, è stata come una zattera che ho incontrato casualmente nel grande oceano del mio dolore e nella quale sono salita.

Se la scrittura in prosa è spesso intima, la poesia lo è sicuramente di più. Spesso si fatica ad accettare di essere letta in certi nostri vissuti. E’ così anche per te?

Sì, sono una persona molto riservata.

Cos’è allora che spinge a pubblicare le proprie opere?

Nelle mie poesie non parlo quasi mai del mio vissuto in prima persona, almeno non in modo esplicito. E se l’ho fatto è stato raramente. Se parlo del dolore, se racconto del dolore, intendo riferirmi al dolore in genere, perché purtroppo il dolore è universale e tocca profondamente l’umanità tutta.

Al tuo attivo hai molte partecipazioni a concorsi letterari e hai anche molti Premi vinti. Quali sono i parametri che ti spingono a partecipare ad un concorso e a non considerare un altro?

Facilità e semplicità nelle modalità di partecipazione, serietà degli organizzatori, consistenza del premio, che non deve essere necessariamente in denaro. E’ preferibile la pubblicazione dell’opera. Non si scrive per necessità di denaro ma per necessità non materiali, e in ogni caso con la poesia non s’è arricchito nessuno, nemmeno la Merini, che vende tanto ma che pare viva lo stesso in ristrettezze economiche. In ogni caso credo sia poco opportuno partecipare ad un concorso che richiede 20 euro di tassa di iscrizione e poi, in caso di vincita, assegna come primo premio una pergamena. Alcuni concorsi sembra siano organizzati da certe sedicenti associazioni culturali con un solo scopo, quello di far soldi alle spalle dei poveri poeti. Poeti sì, ma non scemi.

Nel 2007 la tua opera In stasi irregolare è risultata vincitrice al Premio Giorgi – sezione raccolta inedita. Cosa significa per te un riconoscimento come questo?

E’ un premio che senza dubbio mi ha dato molta soddisfazione. Vedere riconosciuta la qualità del proprio lavoro è il massimo cui un poeta possa aspirare. Se poi si considera che in passato il premio è stato vinto da poeti eccellenti quali Elio Talon e Marco Giovenale, l’onore è grande e la soddisfazione pure.

In questo periodo stai lavorando a qualcosa di nuovo? Forse una raccolta di poesie, o forse un romanzo. Puoi rivelarci qualcosa?

In questo periodo sto cercando di imparare lo sfilato siciliano, che non è facile, come non è stato facile trovare chi sa farlo. Spero di riuscire, fra un post e l’altro, fra una poesia e l’altra, a ricamare almeno un asciugamano in lino. Fatto questo, vedremo dove mi porterà la zattera. Potrei, però, conciliare le tre cose, ricamare una poesia nell’asciugamano, fotografarla e poi inserirla come poesia visiva nel blog delle belle donne, con spiegazione e tracciato compresi. Ma non ne sono sicura, non so quando e dove. Non faccio mai programmi a lunga scadenza, e non so mai con certezza dove mi porterà la zattera.

3 responses on “Un colloquio con Antonella Pizzo

  1. Cara Antonella, ho imparato a conoscerti un po’ di più leggendoti e questo non è poco perchè la sincerità nutre il pensiero di chi la respira.

    • non c’è attualità più bella del ritrovare contemporanea una scrittura di tempo prima..sciolti dall’impaccio dell attuale e del falso quiedora, appunto. saluto Antonella!
      MPia Quintavalla

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