In una Palermo preda di una interminabile crisi idrica si consuma la tragicomica epopea di una donna quasi normale, sempre sull’orlo di una crisi di nervi. Le giornate di Arianna si consumano nell’impari lotta contro motorini dell’acqua, autoclavi, recipienti di raccolta, idraulici minacciosi, gang di ladri che rubano impianti idrici. Ritagliati sul modello dei cartoon, i personaggi sono comparse trasognate che riescono a trasformare in una serie di divertenti gag la misera realtà della metropoli tenuta in scacco da un invincibile immobilismo sociale. Lo sguardo ironico, talvolta spietato, della protagonista trascina il lettore per i dodici capitoli di questo racconto scanzonato, arrabbiato, assetato.
ANNA LI VIGNI è nata a Palermo, dove vive e lavora. Esperta di estetica, da anni si dedica allo studio delle poetiche barocche. Dal 2005 collabora col supplemento culturale Domenica del Sole24ore. Da bere agli assetati è il suo primo romanzo.
Protagonisti di questo romanzo (edito da Di Girolamo, pagg.178 € 15) sono due elementi in conflitto tra loro: Palermo e l’acqua. Si può ricavare una storia gradevolissima prendendo spunto dalla perenne crisi idrica che attanaglia una città? Sì, se l’idea viene a un’autrice brillante, dotata di raffinato senso dell’umorismo, disposta a giocare con le sue idiosincrasie, le paure, le fobie e il suo innato senso del paradosso. Così può capitare che l’interrogazione ad uno studente su Platone si trasformi in una gag irresistibile o, per restare in tema di grandi filosofi, di incontrare al supermercato un’improbabile reincarnazione di Aristotele il quale ci illustra un vero trattato sulle confezioni di acqua minerale. In una città perennemente assetata a che vale una laurea in medicina o ingegneria? No, è l’idraulico il re indiscusso della comunità. E i suoi strumenti di lavoro – una chiave o un bullone – valgono più di un bisturi o di una garza sterilizzata. E se rubano tutti i motorini dell’acqua del condominio, tranne quello della protagonista, è una colpa grave di cui bisogna dar conto.
Arianna si dibatte tra l’immobilismo generale per non lasciarsi risucchiare da un coro di marionette che si limitano ad assistere in un palcoscenico silente. Si ribella con rabbia e ostinazione, invita il lettore a seguirla con spietata ironia, consapevole di voler infrangere una barriera che resiste da secoli, quella dell’appiattimento, del quieto vivere, del chinare il capo rassegnati all’inerzia, alla cattiva politica, ai soprusi della mafia. Anna Li Vigni in questo godibilissimo romanzo parte da una situazione di disagio (la cattiva gestione delle risorse idriche in Sicilia) per far emergere contraddizioni, prepotenze e malcostume. Un libro attualissimo considerando le vicissitudini e le polemiche sull’affidamento della gestione del servizio idrico all’Ato. In una Sicilia dove il sole è visto con diffidenza e si volge lo sguardo al cielo a cercare nubi gonfi d’acqua per riempire le falde acquifere, lavare le strade polverose e le coscienze degli uomini. Questo libro è una sorsata di acqua fresca, a tratti delirante, estasiante, spumeggiante, esplora nuovi territori narrativi in grado di fare vibrare corde disperatamente umane, libero da canoni e stereotipi commerciali.
D. Anna, come ti è venuta l’idea di scrivere un libro dedicato all’acqua?
R. Essendo tornata a vivere a Palermo dopo alcuni anni a Milano e in Germania, ho preso un appartamento in una zona popolare del centro e ho improvvisamente riscoperto il magnifico mondo della mancanza d’acqua, dei motorini, delle cisterne di raccolta, degli idraulici da chiamare di continuo. Poi, in questi ultimi anni, la situazione si è “normalizzata” da questo punto di vista, almeno nelle zone centrali della città. Ma io avevo già scritto il romanzo e Palermo ha continuato a sembrarmi una città poco normale, perciò ho deciso di pubblicarlo lo stesso. Inoltre il problema dell’acqua è solo una metafora un poco originale per raccontare un mondo metropolitano, un modo di essere della città. L’input me l’ha dato un mio amico olandese che, facendo un giro su google maps sulla città di Palermo, ha notato con curiosità e ironia, tutte le cisterne azzurre sui tetti dei palazzi. Un’immagine surreale.
D. Questo romanzo è più dramma o commedia?
R. Dramma o commedia è una definizione che si può dare più a un testo teatrale che non a un romanzo. In ogni caso, l’impronta è assolutamente ironica e scanzonata, leggera, proprio perché la realtà descritta – cioè la vita quotidiana di una persona normale in una città per nulla normale – è pesante in tutti i sensi. Dunque prevale il comico, ma spesso l’ironico cede il posto al sarcastico e al grottesco, per via dell’inevitabile ed evidente tragicità di alcune situazioni locali, soprattutto del centro storico di Palermo.
D. Cos’è per te la scrittura?
R. E’ un esercizio critico prima di tutto, che richiede una fatica mortale, perché durante le tue riflessioni sulla realtà, sul modo di essere dei tuoi personaggi, sul mondo che andrai a rappresentare per via letteraria, metti in discussione la tua visione del presente e del futuro. E poi si tratta di un esercizio pratico anch’esso molto faticoso: non credo nella scrittura di getto e nell’ispirazione improvvisa. Ci vuole un progetto, ci vuole molta riflessione, ci vuole un esercizio assiduo di scrittura e composizione, ci vuole avere la lucidità di rivedere mille volte il testo per migliorarlo ed emendarlo. D’altronde, anche Dio, se avesse potuto, l’universo l’avrebbe creato in un giorno solo: invece ha avuto bisogno di ben sei giorni. Figuriamoci uno scrittore, di quanto tempo e di quanta energia può avere bisogno per creare i suoi piccoli mondi.
D. Cosa ne pensi del fatto che si vogliono affidare ai privati i servizi idrici dei Comuni?
R. Penso che non cambierà molto. Prima i comuni esercitavano una “mediazione” piuttosto incisiva, ora saranno interamente responsabili. Forse potrebbe significare un leggero miglioramento per le realtà minuscole, ma non per le grandi città, dove gli investimenti ingenti attirano su di sé maggiore interesse da parte dei politici. L’individuo rimarrà sempre a guardare, qualsiasi cosa succeda nel bene e nel male. Ma penso che per molti cittadini siciliani, stare a guardare cosa fa chi governa in vece loro sia una scelta consapevole: credo ne siano contenti.
D. Cosa ne pensi dei siciliani, e dei palermitani in particolare?
R. Detesto citare Sciascia ma, per quanto sia scontato, devo farlo. La Sicilia è un’isola di isole. Ogni città, ogni paese è un’isola a sé stante. Dunque degli altri siciliani non posso dire nulla di preciso che non sia frutto di semplice impressione. Dei palermitani dico che sono persone piene di talento e a volte di genio ma, per quanto concerne averci a che fare per lavoro, trovo sia più proficuo e gradevole incontrarli fuori dalla Sicilia.
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Grazie Maria, gentilissima