di LAURA BADARACCHI
La strada come monastero, spendendo la vita nelle periferie del mondo a fianco di poveri e immigrati, atei e fedeli di altre religioni, in uno stile di testimonianza evangelica trasmessa nella semplicità dei gesti quotidiani. Senza segni particolari di riconoscimento, optando per una missione squisitamente laicale, priva di etichette. Le intuizioni che hanno attraversato l’esistenza di Madeleine Delbrêl, scomparsa nel 1964 e definita dal cardinale Carlo Maria Martini «una delle più grandi mistiche del XX secolo», continuano a vivere nelle sue «compagne della prima ora». Due di loro, Suzanne Perrin e Francette Rodary, sono arrivate a Roma per la prima volta, invitate dalla Libera Università Maria SS. Assunta per una giornata di studio incentrata sulla figura di una donna cristiana vissuta nella banlieue operaia e comunista della Parigi di inizio Novecento.
Il percorso di fede della Delbrêl è stato tormentato, in salita: educata in un ambiente borghese e scristianizzato, a circa vent’anni incontrò alcuni giovani cristiani «ai quali Dio pareva essere indispensabile come l’aria», scrisse. Scelse di pregare, rimanendo «letteralmente abbagliata» dal Signore, e decise di entrare nel Carmelo. Dovendo rinunciare al monastero a motivo della cecità del padre, grazie all’aiuto della sua guida spirituale capì che la sua vocazione era un’altra: nel 1933, quando l’unica scelta per Dio era ancora all’interno di un’istituzione religiosa, coraggiosamente partì con un gruppo di ragazze alla volta di Ivry, sobborgo parigino operaio e marxista, con l’obiettivo di mettere tutto in comune in mezzo ai poveri, nella povertà, nel lavoro, nella testimonianza del Vangelo.
I vicoli si trasformarono per l’originale comunità in una terra di missione; la porta della loro casa era sempre aperta, rimanendo ogni giorno «gomito a gomito» con la gente. Madeleine lavorò come assistente sociale, battendosi per i diritti degli operai e dei minori sfruttati; animatrice di movimenti e associazioni ecclesiali – fra cui la Joc (Jeunesse Ouvrière Catholique) e l’Azione cattolica -, frequentò attivamente anche il sindacato. Insieme a lei, Suzanne, che dopo la laurea scelse di lavorare in fabbrica; nel ’61 partì per la Costa d’Avorio, dove all’attività di bibliotecaria affiancò quella di animare gruppi islamo-cristiani. Francette, invece, fu assistente sociale e domestica nella banlieue parigina e dal ’51 accanto alle giovani donne in Algeria, promuovendo la loro formazione nei villaggi e incentivando a sua volta il dialogo interreligioso.
Dopo la sua morte, un anno prima della conclusione del Vaticano II, gli scritti della Delbrêl hanno accompagnato in tutto il mondo la ricerca spirituale di intere generazioni. Non solo: le sue compagne sono ancora presenti a Parigi e Amiens; un comitato di «Amici di Madeleine Delbrêl» raccoglie un gruppo di oltre 500 persone, in Francia e altrove, continuando a diffondere la sua spiritualità. Dietro l’organizzazione delle conferenze odierne nella capitale, c’è il gruppo di simpatizzanti italiani di Madeleine, coordinato dall’archeologo Sandro Luciani: «Ho conosciuto questa figura oltre dieci anni fa tramite i suoi libri: ne sono rimasto colpito e cerco di diffondere il suo pensiero, di far conoscere la sua esperienza apostolica e mistica: infatti lei si è tuffata nel mondo così come si è tuffata nella preghiera. Il suo messaggio è molto attuale e colpisce tanti giovani: il suo stile di dialogo non creava barriere».
il profilo
Dopo un’adolescenza turbolenta la conversione radicale al Vangelo
(L.Bad.)
A 15 anni Madeleine si dichiarò «atea e pessimista», affermando: «Il mondo è un assurdo. La vita un non-senso». Nata nel 1904 a Mussidan (Francia), Madeleine Delbrêl studiò filosofia a Parigi; a circa 20 anni concluse che nessuna sapienza umana fosse in grado di soddisfare le sue drammatiche domande sul dolore, sulla malattia, sulla guerra, sulla vecchiaia, sulla morte. Tuttavia nello stesso periodo la vicinanza con alcuni cristiani la riaccostò al mistero del Dio-Crocifisso, che non rimane a guardare dal cielo le sofferenze umane, ma che si fa «compagno» del dolore degli uomini condividendolo nella carne. Lei stessa raccontò così la sua conversione: «Triste, angosciata, inquieta, decisi di pregare… Non potevo più lasciare Dio nell’assurdo». Quindi, dopo una adolescenza emancipata e turbolenta, passò da un ateismo radicale al cattolicesimo, scegliendo di andare a vivere il Vangelo a Ivry, nella periferia più povera di Parigi. Con un profondo senso dell’azione umanitaria, sempre associata ad uno spi rito contemplativo, Madeleine visse l’amore di Dio nelle strade, nei caffè, nel metrò e tra la folla; morì sul suo tavolo di lavoro nel 1964, lasciando molti scritti e poesie. Il processo di beatificazione è stato avviato nel 1995.
(c) Avvenire 8 marzo 2006 – all rights reserved
Quanto ho amato questa donna e la sua esperienza mistica! Ho letto tutto ciò che mi capitava fra le mani, di lei. Ne ero rimasta affascinata in modo indescrivibile. Veramente una grande personalità. E come resta vero che Dio usa tutte le vie per arrivare al cuore della sua creatura.
Mariangela De Togni
Anch’io amo moltissimo questa figura, mi sembra una esperienza davvero straordinaria, quella di Madeleine. Una figura abbagliante. Grazie, Mariangela
Grazie Maria, per aver ripreso questo mio articolo. Spero di poter approfondire ancora questa bellissima figura, Laura
Grazie a te, Laura, per aver scritto questo bellissimo articolo, ci fai conoscere e amare Madeleine Delbrel in modo veramente unico. Un caro saluto
Maria
Grazie, Maria, per questo articolo di Laura Badaracchi. La figura di Madeleine Delbrêl mi ha colpito in passato, ma occorreva questo articolo per richiamare di nuovo la mia attenzione. Spero di leggere presto le “Opere complete” di Madeleine che, mi pare, in Italia dovrebbero uscire presso Gribaudi.
Quello che ho letto, soprattutto una parte della sua corrispondenza, mi ha affascinato per la delicata ‘semplicità’ mistica e per la praticità operativa.
Delle poesie che ha lasciato, cui accenna Laura Badaracchi, ignoravo l’esistenza. Mi interesserà moltissimo leggerle.
Un grazie particolare all’Autrice per l’articolo e per la sua promessa (ho letto i commenti) di approfondire ancora la personalità di questa donna d’eccezione.