Carissime amiche e cari amici di Flannery,
conosciamo oggi da vicino una poetessa romana, Carla De Angelis, dotata di grande sensibilità e di una certa leggiadria nei versi di cui vi renderete conto voi stessi leggendo i suoi testi.
Noi ne abbiamo scelti alcuni, che abbiamo estrapolato dalla sua ultima bella raccolta poetica dal titolo A dieci minuti da Urano (Fara Editore, 2010), invitandovi come sempre alla lettura e al commento libero.
Grazie per la vostra affettuosa attenzione.
Maria Di Lorenzo
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Madre
questa notte lascio aperto un sogno
Entra
puoi vegliare
o dormire accanto
le mani inermi
o accarezzarmi
Non ti inquietare
Lascio aperta anche la porta
quando vuoi puoi andare
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Temo la vita senza emozioni
abiti da comprare
alberi da curare
stoviglie nuove tappeti
pareti da dipingere
appetiti di tavole imbandite
desideri da fantasticare
Temo di più la vita
Senza il buio della notte
Senza amore da giocare
che la morte
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Porto a spasso la bellezza
eppure bella non sono
Serro la pazienza fra le dita
in borsa la realtà di un’ombra
sempre troppo avanti
troppo indietro
Tento i battiti giusti per ogni passo
per piangere aspetto la pioggia
mentre si allaga nell’asfalto
l’arcobaleno fra terra e cielo
si muovesse di un passo
troverei il ritmo
Riconoscerei anche dio
senza chiedere a ogni passante:
Sei tu?
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CARLA DE ANGELIS
Nata a Roma nell’ottobre del 1944, Carla De Angelis ha pubblicato i primi versi nel 1962. È Cavaliere al merito della Repubblica Italiana dal 1995. Sue poesie sono presenti in diverse antologie edite da Kolibris, Aletti, Perrone e Estroverso. Con Fara Editore ha pubblicato, prima di A dieci minuti da Urano, la raccolta di poesie Salutami il mare, il libro dialogato con Stefano Martello Diversità apparenti (i due libri sono stati vincitori e finalisti in vari premi) e, sempre con Martello, a curato il libro di testimonianze Il resto (parziale) della storia. Sue sillogi sono inserite nelle antologie Il silenzio della poesia (2007) e in Poeti profeti? (2008). Altri suoi versi sono stati recentemente pubblicati in Demokratica (Limina Mentis, 2010). Fa parte della redazione di Kolibris, casa editrice di Chiara De Luca.
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A dieci minuti da Urano
Fara Editore 2010
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Carla De Angelis ha pubblicato diverse raccolte di poesie, ed ha ricevuto numerosi riconoscimenti letterari. Questo fa di Lei un poetessa amata e seguita.
I nostri tempi sono di guerra: si muore di fame; di malattie; di terremoti; di alluvioni; di indifferenza; di guerre economiche; di guerre etniche; di guerre religiose. Ci fosse qualcuno disposto a vivere per la Poesia? La Poesia non cambia il mondo, lo rende migliore. La nuova raccolta della De Angelis, “A dieci minuti da Urano”(poesie di tentata conquista) si ispira proprio a questa massima.
Il motivo ispiratore è il Surrealismo: i versi della raccolta, sistematicamente, lo dicono pagina dopo pagina ad iniziare dalla prima composizione:” Mi sveglio:vesto come sono / apro l’armadio/ affido al cassetto la notte/ sospendo allo specchio/(pag.15). Elementi della scrittura surreale: il dormiveglia, l’attesa del futuro, lo specchio che trascina l’immagine in un’altra dimensione, lo stato di incoscienza ipnotica. Il dolore è vero. Il male degli uomini è vero. La guerra sociale è vera. “il sudore dell’anima”(pag.15) è vero.
Mi tornano alla mente le lezioni universitarie del professore Luigi Fontanella su Massimo Bontempelli. I versi forti de” L’Angelo di Redon” di Benito Sablone.I versi chiari e semplici dove prevalgono anafore:”Mi vestirei di nuvola”(pag.34); di assonanze:”in cambio qualche coccola/ che mi prendo quando la carezzo”(pag.42); di maieutica:”(…) eppure scrivo / del dolore/ che non so dire / barcolla la voce nel pentagramma”(pag.40);di tautologia:”(…) Pulsare di vita ritrovato / nell’oblio del lutto a cercare / nelle strade di perdersi / per ritrovarsi/”(pag.28); sono questi della raccolta che stiamo leggendo. L’accostamento che propongo è veritiero.
La poesia che richiama in modo chiaro la dichiarazione surreale è questa a pag.66: “Forse alla poesia conviene / riunire leggende / insinuarsi negli anfratti del passato / fantasticare seguendo il primo verso / (…) / scrivere senza il peso del cuore”. I mezzi semplici dei nostri sensi non bastano per analizzare i versi che sono stati scelti per questa raccolta. Ci vogliono le ali dell’Angelo(pag.71) Allora le nuvole, onnipresenti, riveleranno la loro essenza di leggerezza e di pianto. Il dolore che macera l’intera raccolta sarà “un dolore condiviso”(pag.65). Ogni lettore comprenderà da quale galassia scende questa poesia che è un nuovo tentativo di raggiungere Dio, l’Infinito e il lontano pianeta Urano, che nella fantastica leggerezza del verso, dista solo dieci minuti. Attraverso questi versi possiamo vincere la solitudine del XXI secolo?
Carla De Angelis ha scelto di vivere con la semplicità del poeta. Nel nostro mondo che non reclama la Poesia ; dice di sé candidamente:”(…) Sono una donna legata alle passioni / Ogni tanto riordino la casa e la mente / mi accuccio in un angolo / fingo di non sentire chi chiama / un po’ di solitudine/(pag.61). Vive il delicato dolore della maternità:”(…) Burli il tempo, resti bambina / Ti as/serve tanta bellezza / figlia”(pag.79). Tutta la raccolta è un unico poema: non ci sono punti di chiusura nelle poesie, se non nell’ultima a pag.96. Il verso iniziale di ogni componimento è di per sé il tutto che il resto dei versi declama. Una raccolta della maturità. Un dono a se stessa e a chi legge per scalfire il male che regna tra gli uomini.
La poesia che maggiormente mi ha toccato nell’anima, e mi ha fatto pensare ai versi di Giuseppe Ungaretti, è quella a pagine 35: “Madre / questa notte lascio aperto un sogno / Entra / puoi vegliare/ o dormire accanto / le mani inermi / o accarezzarmi/ Non ti inquietare / Lascio aperta anche la porta / quando vuoi puoi andare” Cosa leggere di più doloroso e al tempo stesso bello, se non questi versi? Scrive benissimo della Nostra, il critico letterario, Stefano Martello che la conosce più di me che leggo da questa postazione di fronte all’universo che ascolta:”Non è un caso se la sintesi – nell’esposizione come nella scrittura – sia oggi una valuta preziosa.”(pag.7) Aggiungerei, di mio, che la sintesi è da sempre un dono prezioso, nella mani del saggio che il mondo ha vissuto riconoscendo al suo viaggio il diritto alla Vita.
La poetessa De Angelis ha visto paragonata, questa sua raccolta, “all’Urlo di Munch”, oggi purtroppo sottratto dal suo luogo di esposizione(vedi i risvolti di copertina alla raccolta), che delineava la sofferenza in un momento così tragico per il popolo ebraico e per il mondo intero. La raccolta che vi invito a leggere non semina l’angoscia, come nel volto del quadro di Munch, ma assolve ad un preciso compito:”…poi una nuvola è scesa / fino a terra / il Pastore sfinito l’ha raggiunta / per dissetarsi, / seguito da una moltitudine / piena di speranza.”(pag.96) Chi legge entra nella speranza di vivere di Poesia.
VINCENZO D’ALESSIO


Grazie Maria! Complimenti Carla!
Grazie Maria è una emozione e un onore essere tua ospite, un caro saluto ad Alessandro a Vincenzo e a tutti coloro hanno scritto e scriveranno sulla mia poesia
Grazie a te cara Carla e alla tua capacità di scrivere testi che scaldano il cuore…
mi ha molto colpito la freschezza di questi versi e quella”certa leggiadria” riscontrata da Maria Di Lorenzo a cui aggiungerei “ritmica e danzante”.
lucetta frisa
belle, queste poesie ! Mi ricordano la grande Silvia Plath !
GRAZIE a Lucetta Frisa e a Elvira Seminara per le parole
La poesia di Carla De Angelis è delicata e forte allo stesso tempo…leggendo hai l’impressione che qualcosa scivoli dalle dita e un attimo dopo ti ritrovi con le mani piene di valori…è la vanità umana che alla fine svanisce guardando in faccia il vero volto della vita. Grazie Maria! I miei complimenti alla poesia di Carla De Angelis.
Grazie Maria, grazie Carla…è bello leggere questi versi che hanno il sapore della vita e di chi ‘vive’…in particolare, mi riconosco in quella riflessione sulla vita e sulla morte. Per molti di noi non è facile accettare la ripetitività di ogni giorno che è comunque diverso nella sua banalità. Se solo l’ uomo capisse che la vita è un fiume di emozioni in piena, se solo vivesse ogni istante nella sua eternità, allora la vita sarebbe la dolce attesa di una festa da condividere con chi si ama, di un momento in cui forse ci si ferma a riflettere se davvero abbiamo colto il gusto dell’ avventura meravigliosa che ci è stata regalata…
Bellissima….spesso mi sento ” piccola” di fronte a queste profonde interpretazioni…e l’ho girata a mio figlio per esprimergli quello che vorrei che capisse…L’AMORE CHE HO PER LUI….grazie a Maria…e a Carla <3..un abbraccio a Voi <3
Ringrazio anch’io Lucetta ed Elvira, ed il mitico editore e amico Alessandro Ramberti, e poi Graziella e Clelia per le loro profonde, toccanti parole… faranno certamente piacere a Carla, che come dice in un suo verso è “una donna legata alle passioni”.
I suoi testi hanno davvero una grazia particolare, e io vi confesso che è stato molto difficoltoso scegliere quelli da presentare a voi, tutti premevano sulla mia emotività.
Ne ho scelto tre esemplari, a mio avviso, ma ce n’è un altro che personalmente sento molto vicino a me, al mio vissuto, e forse tante di voi donne che leggete potete ritrovarvi.
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Non so dormire, più passa il tempo
più il perdono preme sulle labbra
Mi ami ora?
Non ho smesso mai
Goccia a goccia tornano i ricordi
quanto bene la voce,
la purezza, l’orizzonte dei tuoi occhi
quanto bene portavano dentro;
la memoria miete il dolore
Magari la neve fosse bianca e lieve
e un contatto su facebook un amico
La vita ti ha rubato gioventù e allegria
Hai camminato docile il destino
più nulla ti appartiene
Di’ al tuo dio che la vita ci piace
anche se forse gioca
con noi, limitati.
…che dire di più, grazie a Graziella Idà e Clelia
Poesie sommesse, ma piene di forza interiore: l’autrice si sente sempre “troppo avanti, sempre troppo indietro” , tenta “i battiti giusti ad ogni passo”, ma la poesia sarà sempre fuori centro rispetto agli standard perché chi è poeta intuisce qualcosa prima degli altri oppure si attarda dubbioso a riflettere, mentre i più corrono sicuri e frettolosi. Piacevolmente non allineati mi sembrano i versi di Carla De Angelis che Maria di Lorenzo ci propone alla lettura.
Annalucia Lorizio
Ringrazio Annalucia Lorizio per aver colto di me quella parte sempre dubbiosa e piena di interrogativi e riflessioni
Ringrazio anch’io la cara Annalucia, valente poetessa, che qui fa il suo debutto tra le amiche di Flannery e perciò le dico veramente di cuore: benvenuta!
Carla che giri le parole al cuore e il cuore al mondo
che tiri la bellezza in campo aperto
e sfami vane ore con fragranze e
cantando l’esodo dell’anima
che un giorno è pace
e un altro dimenticanza.
Grazie per profumare il tempo con le tue parole
Cara Alessandra, hai “profumato” questa giornata con i tuoi versi, spero di meritarli, senz’altro li meriti tu. Ti ringrazio moltissimo Carla
Fresca e leggera la poesia di Carla De Angelis. Grazie Maria di avercela fatta conoscere. E’ sempre un vero piacere per me conoscere altri poeti per confrontarmi con loro, arricchisce la mia arte.
Grazie Antonella sono contenta quando la mia poesia riesce a dare qualcosa
Il resto (parziale) della storia (FARA Editore)
Carla De Angelis
La gloria di colui che tutto move
Per l’universo penetra, e risplende
In una parte più e meno altrove
(Dante Il Paradiso)
Premessa
In questa opera d’arte che ci dicono essere la vita una pennellata un ritocco fanno la differenza. Spesso ho avuto bisogno di modellare la creta per costruirmi la strada un passo avanti all’altro, come in una bella poesia di Emily DicKinson ho chiesto: “Fammi un disegno del sole/che io possa appenderlo in camera/e far finta che mi scaldo/quando gli altri lo chiamano “giorno”.
Caro lettore questo scritto segue a due anni di distanza Diversità Apparenti,1) e vuole di nuovo porre l’attenzione sul quotidiano, per non dimenticare che a turno abitiamo questo mondo e giorno dopo giorno l’attesa alimenta il nostro vivere. Le parole sono posate una accanto all’altra per sostenersi, affinché non venga mai meno l’armonia con il resto del mondo.
Ho dato di nuovo voce al silenzio, a pensieri così dolorosi che non possono avere voce, l’emozione li tradirebbe. Quando la sera si sostituisce al sole, guardando i giorni passati ho la sensazione di aver lavorato inutilmente, di aver faticato invano. Un vuoto mi prende dentro e non mi spiego tante differenze: la bellezza, l’handicap, la malattia, la fame. Questo tanto di più in rapporto a questo tempo, che sembra volere ad ogni costo fornire spiegazioni a tutto. Quando non le intravedo, mi ribello all’impotenza alla inevitabilità della sorte.
Caro Lettore con lo scorrere degli anni la sensazione di aver lavorato invano si ingigantisce e la notte si colma di vuoto quando penso a tutti questi nostri figli che continuano a essere bambini,a dover essere accompagnati a traversare una strada, a essere difesi perché la loro furbizia si limita a ottenere un cioccolatino in più o a catturare l’attenzione dei genitori e alla fede nella loro onnipotenza. Ma a regolare i nostri rapporti oggi, non sono la ragione e il buon senso. E gli obiettivi da raggiungere sembrano coincidere con il progresso tecnico ed economico.
Tutto ciò che accade sembra traboccare racchiuso in un quadrato senza lati, senza un motivo, una ragione che ne disponga il percorso, da lontano che si parta si torna sempre all’inizio, questa forse è la verità che si cela all’intelletto.
A questo libro è affidato un compito e una responsabilità grande, passare attraverso molte mani per generare discussioni, aprire dibattiti che portino a un quotidiano migliore.
Quale migliore augurio dell’inno alla vita di Carla per un anno che incomincia “tra la speranza e la preoccupazione, tra i timori e l’ira”. Una vita con le sue emozioni, piccole e quotidiane, o grandi e assolute come l’amore, con il suo gioco e anche il rischio che può comportare. Una vita che si staglia, prepotentemente, contro la morte.
Grazie Carla, e grazie anche a te, Maria, che ce l’hai fatta conoscere.
Mi ha toccato particolarmente in queste tre poesie la ricerca di dio nell’altro, nel passante. Un dio scritto con la m inuscola, come in Montale. Un dio che si può, forse, riconoscere trovando il “ritmo” tra sé e le cose.