SE NON ORA, QUANDO?
di Maria Gisella Catuogno
Il bianco delle sciarpe e il giallo delle mimose spiccavano come colori dominanti, domenica 13 febbraio, in 230 piazze italiane: da Roma a Udine; da Alba a Padova; da Cosenza a Cagliari; da Palermo a Ischia e all’Isola d’Elba. Irresistibilmente richiamate, dopo tanti anni –decenni -, dalla necessità non più prorogabile, di costruire un argine al dilagare dell’immoralità e dell’indecenza, un milione di donne italiane hanno affrettato il pranzo domenicale, si sono vestite come per una festa, senza dimenticare però un particolare bianco, il non-colore di questi anni, il segno del lutto presso le civiltà asiatiche, e sono scese in piazza da sole o con amiche e colleghe o con figli e compagni di vita.
Alcune, le più giovani, le più disinvolte, le più coraggiosamente gioiose, si sono anche tinte la faccia: su una guancia “Io lavoro”, sull’altra “Tu Ruby”; altre hanno aperto l’ombrello, anche se splendeva un generoso sole di febbraio, per ripararsi dal “fango”che piove da certi Palazzi; qualcuna ha messo un cartello alla propria cagnetta con su scritto “Anch’io sono indignata”. E poi, grappoli di palloncini rosa, fischietti, rami di profumatissima mimosa ovunque, anticipo di un prossimo indimenticabile 8 marzo. E ancora parrucche, cappelli, maschere del potere – dopotutto, siamo o non siamo a carnevale?
E negli angoli più riparati, controllati da volenterose maestrine, bambini armati di matite e pennarelli, tutti insieme, a colorare immensi fogli bianchi d’arcobaleno. L’altra metà del cielo comprendeva ragazze, madri di famiglia, single, donne mature e anziane; casalinghe, professioniste, lavoratrici part-time, precarie, disoccupate: di sinistra, di centro, di destra; laiche, cattoliche, agnostiche, religiose. Tutte unite da un anelito comune: esserci, dimostrare che non ne possono più, che sono arcistufe dei soliti offensivi stereotipi su di loro, che vogliono essere considerate PERSONE, corpo e spirito, intelligenza e emozioni, sangue e anima, non carne fresca, meglio quasi-bambina, da esibire su gigantografie cittadine, copertine di magazine o settimanali impegnati, televisioni commerciali o culturali. Hanno detto BASTA allo scempio che della loro dignità e serietà opera una classe politica inadeguata alla complessità dei tempi e corrotta nelle sue intime fibre, che non premia il merito ma l’avvenenza spesso volgare e la disponibilità ai compromessi più biechi; che non valorizza la loro incommensurabile attività nel sociale: di madri che crescono i figli senza l’aiuto di strutture adeguate o di compagni attenti, conciliando con funamboliche acrobazie gli impegni di famiglia con quelli di lavoro; di figlie di vecchi genitori da accudire da sole o, nei casi più fortunati, con il prezioso contributo di badanti, anche loro donne (e straniere).
Uno stato sociale che in Italia si regge sulle donne la cui opera, invece, nel Bel Paese, è negletta, minimizzata, ritenuta norma.Ma il carico spesso è troppo duro da sopportare: così tante giovani sono costrette a scegliere tra maternità e lavoro con la conseguenza che, dei Paese dell’Unione Europea, solo Malta è dopo di noi per livello d’occupazione femminile. Oppure, scelta ancora più dolorosa e lacerante, si rinuncia alla maternità; e infatti l’Italia ha un tasso di natalità tra i più bassi al mondo, triste segno di sfiducia nel futuro e nel proprio Stato.
Le donne del 13 febbraio, quasi incredule d’essere così tante e così determinate, si sono guardate, annusate, abbracciate, hanno capito di essere una forza immensa, finora polverizzata in una miriade di case, uffici, strade, supermarket: ognuna chiusa nel proprio problema, come il corpo nel cappotto invernale, in una solitudine tutt’al più condivisa con qualche amica, ma sempre frustante e impotente. E’ bastato un invito, quando l’ennesima goccia ha fatto traboccare il vaso già pieno degli scandali del Capo del Governo, dei suoi festini a luce rosse, del coinvolgimento di una minorenne immigrata, di un giro di soldi e di prostituzione da far impallidire esperte maitresse di bordelli. Con l’aggravante del tentativo di depistare attraverso la concussione, facendosi beffe degli Italiani e della loro intelligenza.
E l’invito offerto dalle più coraggiose, tra cui la regista Francesca Comencini, suonava bellissimo, sembrava un verso di poesia: Se non ora, quando?, dal titolo di un libro di un grande, il Primo Levi di Se questo è un uomo.Se non ora quando è il momento di rialzare la testa, di andare a schiena dritta, di urlare al mondo che le donne italiane non sono le donne di Berlusconi? Se non ora quando gridare che non ci stanno e considerano stupro approfittarsi della miseria materiale e morale di un’adolescente marocchina e di tante altre simili a lei, abbagliate dai lustrini della società del benessere, disposte a tutto pur di avere il bendidio che vedono reclamizzato ovunque o di far parte del circo mediatico televisivo? E che per ottenerlo sopportano persino di condividere la loro fresca intimità con un vecchio signore straricco coetaneo dei loro nonni?
Se non ora quando ricordarci delle conquiste femminili, delle lotte che sono costate, delle esagerazioni che inevitabilmente vi si sono accompagnate, come qualche stelo d’erba infestante si unisce a fiori che si colgono in giardino? E’ stato l’inizio di un tam-tam quell’invito: alcuni giornali hanno cominciato a raccogliere firme e in poche settimane quei nomi erano centomila!
Come il lievito nella farina la protesta e l’indignazione montavano nei cuori e nei cervelli di ciascuna. Fino alla festa della protesta: sì, una festa, perché non c’era odio, ma gioia e commozione per l’armonia ritrovata, per l’orgoglio di essere DONNE, né perbene né permale solo donne e poterlo dire a voce ferma.
Non c’era astio ma la necessità di un minuto e mezzo di silenzio, a ricordare le disgrazie delle donne italiane e la tragedia immensa, nel mondo, delle mutilazioni genitali femminili e delle bambine vittime degli aborti selettivi, a causa dei quali mancano oggi all’appello centinaia di milioni di ragazze in tutta la Terra.
Non c’era voglia di vendetta ma desiderio di una società diversa, fondata sui veri valori: il rispetto della persona, uomo o donna che sia e quello delle età più vulnerabili e sacre, come l’infanzia e l’adolescenza; la moralità privata e pubblica, perché anche dalle alte sfere deve giungere alle giovani generazioni un modello di comportamento; la legalità, la divisione dei poteri e il riconoscimento della Carta Costituzionale come stella polare del buon funzionamento delle istituzioni; il lavoro e la selezione della classe dirigente fondati sulle capacità e sul merito; l’accoglienza degli immigrati come occasione di crescita e arricchimento reciproco.
Tutto questo e altro ancora c’era nelle piazze domenica 13, tra cui il desiderio di un’immagine diversa del nostro Paese all’estero: e il riscatto forse è cominciato da quelle sciarpe bianche, da quei rametti di mimosa agitati nel tepore di un pomeriggio di mezzo inverno.
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Di Maria Gisella Catuogno sono presenti su Flannery:
i racconti: La primavera di Irene, Le navi della mia vita, Ferro e sale;
le poesie: Nel mese delle rose, Hai scelto il silenzio, Lenzuoli sulla spiaggia, Aung San Suu Kyi.
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GENESI DI UNA RIVOLUZIONE
di Alessandra Corsini
E’ maschio o femmina? Femmina.
Femmina è il primo nome di una donna, dalla stessa radice di fecundus, perché noi la terra la fecondiamo, con lacrime, figli, bellezza, forza, dolore, canti, preghiere, amore, urla. La fecondiamo perché si rigeneri, inverta la bruttura e la fatica, la sconcezza, la ferocia, la brutalità, le mutilazioni, l’impotenza. Dagli olimpi e dalle miserie, dai profumi delle nostre case e dalle preoccupazioni, da mariti e solitudini, da famiglie e silenzi, lutti e fatica, siamo tornate, dee di una vita normale.
Femmina è la pioggia, la terra, l’arte, la pace, l’umanità e la primavera.
Siamo tornate, il 13 febbraio 2011, una data con i profumi dell’inverno, nelle piazze del mondo e d’Italia a riprenderci la memoria, la storia e la bellezza. Perché noi donne non abbiamo vincoli, patria o appartenenza, siamo nate libere, perché la libertà è un dono della coscienza. E rimaniamo libere quando veniamo violentate, costrette, abbandonate, negate, uccise, ripudiate, torturate, derise, libere quando amiamo e cantiamo e giochiamo, quando piangiamo, combattiamo e urliamo, libere e ostinate a creare un mondo migliore, di pari dignità. Libere guerriere, nutrici e compagne, amiche, sorelle, icone figlie e icone madri, custodi del sangue e del fuoco, irriverenti maghe, vestite di fierezza e storia.
Siamo tornate vive da ogni inferno, abbiamo superato la paura, le epoche e le infamie e ci siamo sempre riprese l’anima, quell’essenza indistinta, salda e ineffabile che traduce universo e poesia nelle azioni quotidiane, quella catena di gesti che ci lega ore alle ore.
Rivoli da ogni dove, siamo tante noi donne accorse in piazza al nostro stesso richiamo, a contrastare la dimenticanza, quel demone che non ricorda più chi siamo. Eccoci.
Non siamo le curve tonde per vendere macchine e profumi e barattare la dignità, ma orbite d’universo, ellissi ed orizzonti, dove sedimenta la storia dell’uomo e cresce la bellezza.
Il grido “se non ora quando” è il tempo del presente e delle rivoluzioni, la pausa dove rigenerare il tessuto civile, il battito del mondo che urla e chiede la caduta degli ignoranti, i bugiardi, i mercanti, i pressappochisti, gli ignobili, i corrotti e i corruttori.
Un maestro indiano ha detto che un donna sa amare trentasei volte più di un uomo e allora facciamo della vita il nostro regno e se abbiamo un uomo per amico cammini al nostro fianco fiero di starci accanto.
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(c) Maria Gisella Catuogno – all rights reserved
(c) Alessandra Corsini – all rights reserved


Carissime amiche di Flannery e voi carissimi amici che ci seguite e non siete pochi,
benvenuti in questo nuovo post: si parla delle donne e della piazza.
A dieci giorni esatti dal 13 febbraio 2011 che ha visto le donne scendere in piazza in centinaia di città italiane per dire basta e chiedere rispetto per la dignità femminile come valore non negoziabile del XXI secolo, si puo’ cominciare a riflettere su cio’ che è stato, tutti insieme.
Davvero questa grande onda puo’ essere ascritta secondo voi a una pura e semplice protesta, per giunta strumentale, volta soltanto a togliere di mezzo in ogni modo l’ingombrante potere di un governante che non se ne vuole andare?
Si è letto anche questo sui giornali, e se fosse così oggi non varrebbe la pena di aprire un post e di chiedere le vostre opinioni se la posta in gioco fosse un qualunque signor B. che ha già fatto versare molti e molti fiumi d’inchiostro e di cui francamente non ci interessa granchè. Sic transit gloria mundi, e come oggi c’è lui sul podio piu’ alto domani ci sarà un altro, il risultato non cambia… E a noi, se permettete, a noi donne dico, che viviamo di quotidiano e non di fumisterie politiche, interessano i risultati. Interessa che le cose cambino.
Interessa l’oggi, che farà da apripista a domani. Interessa la vita, la nostra vita, che non è in vendita. Mai.
Per riflettere insieme abbiamo chiesto a due amiche, due donne e scrittrici finissime, come Maria Gisella Catuogno e Alessandra Corsini, che già conoscete per aver letto in passato su Flannery alcuni dei loro bellissimi testi, di introdurre i termini della questione.
Questo post non vuole esaurire la riflessione in pochi giorni, questo post sarà aperto in modo permanente. Il titolo è volutamente provocatorio: bolla mediatica o nuova era?
Cosa pensate che sia questa ‘primavera’ che sembra stia nascendo?
Di questo fuoco grande faremo qualcosa che duri?
A voi i commenti, come sempre in libertà. Grazie a Maria Gisella e a Alessandra per i loro splendidi testi. Vi aspetto tutti e tutte su Flannery
Maria Di Lorenzo
“Se non ora, quando?, dal titolo di un libro di un grande, Primo Levi di “Se questo è un uomo”…” trovo davvero ripugnante questo accostamento…ma scherziamo? io da decenni lavoro nell’ambito della questione femminile, ma nn facendomi strumentalizzare al solo scopo di andar contro berlusconi…nn solo il 13 febbraio…ma anche sotto i precedenti governi…anche quando, con la sinistra, tinto brass mise nei suoi manifesti elettorali un gran sedere di donna osceno e nessuna donna dirigente di partito di sinistra, alle quali telefonai, protesto’ e mi diede spazio…se non ora quando? in quell’occasione, ecco quando! sempre, ecco quando! ma a farmi strumentalizzare IO NN CI STO. E QUESTA E’ DIGNITA’ DELLE DONNE!
Da “Famiglia Cristiana” – n. 6/11:
La tempesta che colpisce il premier Silvio Berlusconi non è solo affar suo, diventa anche affare nostro se accettiamo in silenzio il sollazzo di un uomo anziano che può permettersi di comprare corpi e anime grazie ai suoi miliardi e a un potere senza limiti. Ha detto monsignor Mariano Crociata, segretario della Cei, la Conferenza Episcopale Italiana: “Assistiamo a un abbassamento della tensione morale che riguarda tutti”.
Da tempo una domanda mi frulla per la testa. Senza scivolare nella diatriba politica: perché le donne votano gli uomini? D’accordo, nelle liste sono poche, ma a me pare che le più grandi avversarie delle donne siano le donne stesse. Io in passato quando le ho trovate, le ho votate; senza neppure conoscerle. A volte sono state elette, a volte no. Dal momento che poi si trovano eletti uomini che, come dire, lasciano a desiderare, non si capisce questo atteggiamento contrario “a prescindere”; proprio da parte delle dirette interessate. Già siete poche, ma se vi sparate nei piedi, dove andremo? Lo so, le quote rosa potrebbero essere la soluzione. Ma vi prego: almeno votate per voi stesse, d’ora in avanti. Sarebbe un bel modo per dimostrare che il 13 febbraio non è stato una bolla mediatica.
C’è del vero in ciò che tu dici, Marco (a proposito, benvenuto su Flannery!).
Le donne non votano le altre donne. Per masochismo? Per invidia? Per sfiducia? Non si sa. Fatto è che forse siamo proprio noi donne le principali nemiche di noi stesse…
Io ricordo che agli esami universitari cercavo di non capitare mai con le assistenti donne che interrogavano sulle parte generale: erano delle SS in gonnella!! Ti facevano domande assurde e poi ti mandavano a fare la seconda parte dell’esame col prof. titolare della cattedra con un punteggio da fame. Da vere sadiche. Perchè? Me lo sono sempre chiesto.
Trovare una risposta aiuterebbe a capire perchè le donne non votano altre donne, a sciogliere il quesito posto da Marco, non credete?
Non credo che le cose cambieranno mai per noi donne e non basta una semplice protesta popolare a mio parere, per fare sentire la propria voce. Certi preconcetti atavici come il mondo non cambieranno di certo, se al potere ci sia un sig. B o qualcun altro. I soldi e il potere possono tutto, lo sappiamo, sta a noi donne, con intellegenza e con l’astuzia che ci contraddistingue, saperci destreggiarci nei meandri di certi meccanismi malsani, che conducono nel vortice dell’umiliazione e dell’abberrazione.
Saluti Maria
DONNA
Attrazione di calamità
andare incontro
al futuro annunciato,
energia positiva
attira l’altra energia,
vicissitudini in spirale
insidiosa,
nel quotidiano cammino.
Con superbia l’incedere
sostenuta d’animo puro,
rivestita di generosità,
negli occhi invadenti
di misera autenticità.
Allora vien da pensare
che forse il sesso innato,
debole fattezza
di bellezza composto,
sprigionando lucentezza,
può magnetizzare
d’ insano riflesso
interlocuzioni infauste!
Antonella Vara
Ciao Maria, certo quello della donna-oggetto o della donna che si ribella al sistema è un argomento talmente interessante su cui bisogna riflettere, confrontarsi per capire… Mi piacerebbe esporre in breve quanto è successo in una nota trasmissione di Rai Uno, nel pomeriggio di domenica scorsa…facendo zapping… la mia curiosità si è soffermata su una ragazza piena di grinta, arrivata seconda a San Remo, devo dire…si è rivelata una bravissima cantante, la quale, improvvisamente davanti alla furia verbale di Sgarbi è diventata un agnellino impaurito, rea di aver partecipato alla manifestazione del 13 febbraio e di aver confessato di provare pietà per quelle ragazze che si lasciano strumentalizzare dai potenti per arrivare ad avere un po’ di successo. Sgarbi sosteneva che certe donne fanno certe scelte e quindi non è giusto giudicare, ha messo in mezzo anche la De Filippi, che sempre secondo Sgarbi, è arrivata al successo grazie al potere…di nome…Costanzo!!! Giletti si è sentito in dovere di difendere la De Filippi che invece… nell’immediato, telefonicamente, ha ribadito con molta franchezza quanto aveva sostenuto Sgarbi. La Marrone che in quel momento rappresentava le ragazze che non cedono ai compromessi per diventare qualcuno, si è sentita smarrita…ed io come spettatrice…provocatoriamente confusa!!! E’ il sistema la vera bolla mediatica…perchè per me essere donna vuol dire… essere consapevole di quelle scelte quotidiane che non lasciano il vuoto dietro…ma riempiono ogni giorno di piccole o grandi sfide che nobilitano ogni donna!!!!! Vi prego di scusarmi…avrei potuto risparmiarvi l’accaduto…ma penso che quando questi fatti succedono nella TV di Stato hanno ancora più peso!!!!!!!!
Graziella Idà
Se non ora quando
usciremo dalle case
per mostrare
quel che siamo
.-donne vere-
abbracciando in uno sguardo
il cielo grigio di febbraio
dietro cui sospira il sole?
Ora è tempo di denuncia
ora è tempo di parole:
non è questa la realtà
che volevamo
quando il vento dell’est
ci allungava i capelli
e annusavamo il profumo
della dignità
fra uguali
e la bellezza
d’essere sorelle!
Quella strada s’è smarrita
in sentieri tortuosi:
troppi lupi nel cammino!
Riuscirà almeno un raggio
a bucare quelle nubi?
maria gisella catuogno
Cara Maria, un saluto affettuoso a te e a tutte le amiche e gli amici del blog. Che bella questa pagina, che bello sentire questa indignazione: è come scoprire la forza di un sentimento civile che ancora abita le coscienze, sebbene giornalmente violentato da chi sta al potere e puntualmente mistificato da chi se ne riempie la bocca in modo gratuito o banale.
Lottare per le conquiste delle donne è un dovere dell’umanità tutta. Un dovere per il quale devono, giustamente, farsi avanti in prima linea le donne ma a cui neppure noi uomini possiamo in alcun modo rinunciare.
Il rispetto alla donna è rispetto all’altro, rispetto all’essere umano, rispetto alla sensibilità, alla bellezza, all’intelligenza, all’armonia, all’incanto. Spero che possa intervenire tanta gente, perché trovo questo servizio di una grandissima necessità. Un caro saluto, a presto,
NON TENERMI LA MANO
Non rubarmi i pensieri,
non strappare i miei sogni,
non violare i miei nidi,
non pagare i miei pegni.
Lasciami errare col mio corpo vagabondo,
che la gente mi guardi,
ch’io sorrida al mondo.
Lo senti il profumo dei fiori?
Mi piace danzare sul prato incantato,
poi salire nel cielo dorato
e tuffarmi in un mare di favole
da ascoltare come solo un bambino sa fare.
La mia pelle nuda è levigata,
poche carezze l’hanno sfiorata;
non vengo con te,
voglio andare lontano,
non tenermi la mano.
Mi accompagna la vita,
la salita è finita,
e se ieri non potevo parlare,
oggi io riesco a gridare!
Anna Maria Alma
Essere donna…
Essere donna vuol dire …uscire dalla gabbia dorata dove a volte i sentimenti più contrastanti ci confinano.
E’ saper affrontare la vita con coraggio, abbandonarsi nei colori tenui di un tramonto appena accennato.
E’ sapersi emozionare da un semplice gesto inaspettato, sciogliersi in lacrime senza temere di essere giudicata, è capire da uno sguardo la sincerità dall’inganno.
E’ lasciarsi sorprendere dalle mille domande di un figlio, è saper essere… madre, moglie, figlia, sorella, amica…
E’ saper sorridere dei propri difetti e davanti ai propri limiti…ricominciare.
Essere donna è vivere la propria sensibilità come la vera forza della femminilità.
Essere consapevoli delle proprie scelte, perchè non c’è un vuoto da colmare, piuttosto un confine tortuoso da superare con dignità e forza, contro ogni pregiudizio e debolezza, percorrere un cammino in compagnia della saggezza che fa rinascere in un tempo così incerto, la nuova era dell’essere donna!!!!!!!
Graziella Idà
Voglio dedicare a Graziella e a tutti i lettori di questo spazio dei versi scritti alcuni anni fa, è molto bello il suo tributo.
La gabbia dorata
Prigioniera, consapevole
trafitta da scintille luccicanti
ferita da una spada affilatissima
sofferente, alla ricerca anelante
di uno spiraglio per fuggire
da questa gabbia dorata
per inseguire la libertà di volare
come gli uccelli che dipingono
il cielo di sentieri mai battuti prima
e di osare oltre l’infinito della ragione.
Cettina
Ciao Cettina, grazie a te e a Maria Di Lorenzo che ci ha dato l’opportunità dell’incontro e del confronto tra donne che amano scrivere per raccontare e condividere tante emozioni diverse.
Graziella Idà