Chi è China? Il nome della protagonista, o di un continente lontano? Un segno della caduta, o dell’essere piegati: e tutti questi sensi destinati a diventare inchiostro, scrittura. Un romanzo breve, in versi, suonato come il fiato lo richiede, pronto alla fuga delle immagini e dei personaggi, pronto a intercettare quel volto, i suoi dialoghi, scavando indietro anche nella giovinezza di lei, narrata. Quel che è certo è che la protagonista e China sono diventate una cosa sola (come agli inizi), ma ora sono in due. Lei sa che ha amato China e China ha amato lei. Anche se con linguaggi diversi, infatti, “le tue parole in musica contro / la mia musica con le parole, sempre”: vi si narra la storia di un mistero. Le protagoniste si immortalano in un gioco di sguardi, come ne “Las meninhas”, quasi a strappare le regioni del silenzio a quelle dell’amore. China è mille personaggi, non solo la madre, ma una donna che parla, “… per intonare una sua antica voce”, dopo che “all’inferno / era la storia per sempre risaputa, / di ragazze e gambe agili della pianura / pezzo della sua strada al paradiso”.
Maria Pia Quintavalla
CHINA
Breve storia di Gina tra città e pianura
Effigie, 2010
Acquista on line su IBS: http://www.ibs.it/code/9788889416549/quintavalla-m-pia/china-breve-storia.html
*
LA PRIMA PAGINA
OSPEDALE
Era questa una zona del tempo
dove ruspe per l’aria, e macerie,
cadevano per terra come stelle fitte,
pezzi di realtà volavano cedevano
senza dolore: terre erano prelevate,
corridoi umani divelti disseppellite
voci; mia madre era morta
un anno prima la sua voce si era fatta fioca,
giovane, quasi irriverente la mattina,
quando l’infermiera, Come va?
mia madre, con un cenno tranquillo della mano,
Non c’è male, aveva detto;
più tardi si era messa a cantare Bella ciao,
queste nuove ascoltavo,
come da un’altra sponda.
*
Dove ti trovi oggi, madre,
sei nell’ineffabile dell’aria tra i campi,
vicino alla zolla misuri lo spazio
fra un albero ribelle e un filare tranquillo,
o resti qui tra noi diversi, divisi ancora
dalla tua grande, e atroce vita.
Come ci senti, dove ci ricordi,
hai bisogno di noi, o ne sei offesa sfinita
e tutto questo infinitamente piccolo
ti turba solo un poco, se non la giovinezza
nel suo spirito assetato
di carne cruda e di guerra.
*
LA PAROLA ALLA CRITICA
Il percorso poetico di Maria Pia Quintavalla raggiunge con questo libro un punto molto alto, prodotto di una maturazione sofferta, legata all’autobiografia. Il destino di due donne ne è protagonista, attraverso la tecnica decisamente narrativa del flashback: quadri di vita in cui agiscono la madre dell’autrice, la bellissima Gina, la cui immagine appare in copertina, e l’autrice stessa. La struttura del libro è dunque, pur essendo a tutti gli effetti in versi, singolarmente romanzesca. China è una sorta di poemetto narrativo, ma che non segue un ordine cronologico, spaziando liberamente attraverso i ricordi della bambina e dell’adolescente Maria Pia, che attraverso la bellezza della madre e la sua grande vitalità, scopre gradualmente le sue stesse possibilità vitali. Ecco anche spiegato il cambiamento dello stile, che appare più cordiale rispetto alle prove precedenti, modellato come si conviene sulla narrazione degli eventi, e più legato alla lingua di un passato non lontano, e in piccola parte al dialetto di Parma. Espressioni come Nanén, balossa, rezdòra assecondano il percorso di un’anima che cerca nei ricordi d’infanzia le ragioni del presente. La direzione del viaggio è dall’individuale all’universale, quindi, ma anche dal reale all’ideale. Il dolore del passato si trasforma in poesia e almeno in parte consola, chiarisce, pacifica. E la gioia viene esaltata, rivissuta.
Ma nel libro c’è anche la grande tradizione letteraria del Novecento: Quintavalla segue il cammino dell’autobiografia in versi tracciato da Umberto Saba e Attilio Bertolucci. Questo spiega la presenza, già tipica dell’autrice nei libri precedenti, di un lessico alto (ne sono esempi parole come novella, laudare), che si mescola felicemente con le tracce intense della lingua quotidiana e dialettale, producendo quella cordialità comunicativa che si diceva. In questo senso il nomignolo nanén, “piccolina”, richiama il dolce appellativo Zvanì rivolto al bambino Pascoli da sua madre. Con una differenza: China è autobiografia attraverso la madre, quindi anche biografia della madre, frammentaria sì, ma i cui frammenti tendono a ricomporsi in un viaggio intuitivo e coerente, che si apre al futuro. L’autrice è a sua volta madre e il libro diventa quasi manuale d’amore, finestra sulle future possibilità di amore. Al tempo stesso, un po’ come nel romanzo Atonement di McEwan, in cui la protagonista vuole risarcire la sorella del male che le ha inflitto, China è anche un grande, affettuoso tentativo di risarcire se stessa e la madre delle sofferenze che involontariamente si sono inflitte a vicenda.
Da queste considerazioni acquista luce il significato del titolo, quasi caleidoscopico: “china”, come l’inchiostro che si usa per scrivere e disegnare; rielaborazione di Gina, il nome della madre. Ma anche “Cina”, il continente immenso e leggendario, in cui si corre il rischio di perdersi, se si decide di affrontare il viaggio.
BIANCA GARAVELLI
(c) all rights reserved
*
Nata a Parma, vive a Milano. Suoi libri: Cantare semplice (Tam Tam, 1984), Lettere giovani (Campanotto, 1990), Il Cantare (Campanotto, 1991), Le Moradas (Empiria, 1996), Estranea(canzone) (Manni, 2000, nota di A.Zanzotto), Corpus solum (Archivi ‘900, 2002), Album feriale (Archinto 2005), Selected Poems (Gradiva, 2008, NY, bilingue antologia), China (Effigie, 2010). Presente in numerose antologie, l’ultima: Trent’anni di Novecento, a cura di Alberto Bertoni, Book, editore. Pubblica l’antologia Donne in poesia, dall’omonimo festival (Presidenza Comune di Milano 1985, ristampa Campanotto,1988), e Bambini in rima (la poesia nella scuola dell’obbligo), Atti su Alfabeta 1987, testimonianza dei principali interessi di ricerca: letteratura di genere, e pedagogia del testo poetico. Premi: Tropea, Cittadella, Alghero Donna, Nosside, Marazza -Borgomanero, Montano, Città S.Vito, Contini Bonacossi, Alto Ionio. Cinquina al Viareggio nel 2000. Tradotta in lingua inglese, francese, serbo croato, e in numerose antologie. Collabora all’Università statale di Milano con laboratori sulla lingua italiana.


Grazie Maria! ed amiche, dello spazio,che è bellissimo..
Di questa biografia a due voci, di questo poema o racconto, apriamo un ascolto…è importante lasciare passare la Storia, cioé le storie di altre donne, nella “Nostra”: quanto mi importava era liberare un lessico e una grammatica simbolica, di tutti, universale…
Già le nostre vite, di Gina ed io sono state una porta aperta nella storia.
da leggere, tuttavia, per capire di che si parla..
Maria Pia Quintavalla
carissima Maria Pia, ti scopro in diversi luoghi e da quei diversi luoghi ti saluto e ti mando il mio AUGURIO non solo per il successo di questo bellissimo libro che già hai e continuerai ad avere…
lucetta
” Autobiografia attraverso la madre”
Mi piace questa definizione, e collegare il libro ad altre voci importanti del 900 italiano.
Ho già scritto del libro e ribadisco che si collega a una parte viva della nostra letteratura. Non solo poetica, penso anche a E. Morante.
Un saluto a Maria Pia e a Bianca Garavelli.
Scopro qui un blog molto bello, complimenti.
nadia agustoni
Sono assolutamente d’accordo con te, Nadia.
Questo libro, come l’opera poetica di Maria Pia Quintavalla, si collega a una parte viva della nostra letteratura, come dici bene tu.
Grazie per il tuo commento e per le parole di apprezzamento rivolte al nostro lit-blog.
Benvenuta tra le amiche di Flannery!
Maria Di Lorenzo
Ciao, Maria Pia, che è attualmente qui, mi ha parlato del tuo blog molto elegante. Ho da poco cominciato China e ne parlerò sicuramente. Spero di restare in contatto.
Saluti, Cristina.
Grazie Cristina, di vero cuore…
e benvenuta tra le amiche di Flannery!
Ringrazio Maria, Bianca, Nadia, Cristina: questo è un blog molto adatto a d accogliere tradizione e novità inediti e editi di contemporanee scrittrici, e italiane.
E’ bello il rimando che si genera in questi casi tra angolazioni, altre, ma perché incrociandone sempre altri di sguardi ritorna come lettore e scrittore al cerchio magico..
“Chin”a ve ne è grata, auguro una buona lettura a voi, amiche di Flannery O Connor(per chi facesse fatica tramite le PDE di librerie Feltrinelli, c’è la ibis libri per acquisti on line (We hope!)
Maria Pia Q