“Per sempre” di Susanna Tamaro


«Esiste il “per sempre”?» mi avevi chiesto. Ti avevo stretto a me con ancora più forza. Sotto lo strato di maglie, maglioni e giacca a vento, avevo sentito vivo e caldo il tuo esile corpo. «Esiste solo il “per sempre”» ti avevo risposto.

IL LIBRO

Per sempre è la storia di un amore. Incarnato e resistente. Soprattutto: impossibile. Almeno agli occhi dei più, perché Nora se ne è andata da quindici anni e Matteo, ogni giorno da allora, chiede a se stesso quale sia la strada da percorrere senza di lei. Da molto tempo, ormai, vive immerso nella natura e ogni giorno c’è un passato che ritorna, un presente ancora segnato da luoghi, stupore, bellezza, pensieri. Ma, ora che ha ritrovato un’intimità misteriosa con se stesso, scopre che è stato davvero lungo il suo viaggio in un mondo spezzato, pieno di sofferenza, di paura, anche di disperazione. Perché chi dice: “Per sempre!” non può comunque vincere l’assenza con il senso di aspettativa della fine. Chi fa affiorare nell’anima l’amore vero –affascinante e travolgente – non può cedere a un barlume di speranza senza scendere, prima, nel gorgo dello sconforto.

Ancora una volta ci sono, in quest’ultimo romanzo di Susanna Tamaro, l’abituale profondità psicologica, il tratto lieve unito alla capacità di scendere fino in fondo ai recessi dell’animo umano. Scavato, amato, ritratto nel suo spazio dilatato. E, alla fine, ancora più grande ed insondabile appare il mistero che lo contraddistingue. “Perché, quando succede qualcosa di irreparabile, non si fa che pensare a quello che si poteva evitare –si chiede Matteo?” . E’ solo una delle mille domande che lo tormentano. Ma, alla conclusione della sua storia, ad aspettarlo ci sarà solo una risposta che ha il sapore del dono, della meraviglia che non riuscivi a sospettare. Che sa ancora stupire e sorprendere, tanto il protagonista come il lettore.

Abituata, fin dai suoi esordi, a raccontare con scrittura nitida la fatica di crescere, le battaglie dell’esistenza, l’autrice di Va’ dove ti porta il cuore torna dunque in libreria con un romanzo che è sfida alla nostra epoca. Alla dittatura della tecnica, del corpo, della perfezione ad ogni costo, per dare voce invece, attraverso l’esperienza di un protagonista maschile, a tutti coloro che spezzati, feriti, sofferenti, riescono ancora a parlare di vita vera, tanto bella quanto forte e poetica.

LA PAROLA ALLA CRITICA

di ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI

Nel suo nuovo romanzo, Per sempre (Giunti, pagine 224, 18), Susanna Tamaro, pur narrando una storia molto terrestre (o, anzi, silvestre) ci sorprende con toni ispirati, quasi mistici, toni da parabola con i quali cerca di rendere comprensibile, accettabile – al lettore ma, probabilmente, prima ancora a se stessa – uno dei maggiori e più tremendi misteri della vita, quello della morte improvvisa, incomprensibile e violenta, di persone non soltanto perfettamente innocenti e probe, ma, anche, ed è quel che più conta, preziose, indispensabili, necessarie come il pane a chi sta loro vicino. Impresa ardua perché trovare consolazione o, almeno, serenità dopo un lutto così è privilegio di pochi e, per lo più, non ci sono saggezza o forza d’ animo che tengano.

Al protagonista e io narrante del romanzo, che ha perso in un incidente d’ auto il figlioletto di due anni assieme alla moglie straordinariamente amabile e amata, in attesa di un nuovo bambino, l’ impresa comunque non riesce, non almeno per lunghissimo tempo, durante il quale, come per vendicarsi del destino che gli è toccato, sceglie di accanirsi contro se stesso, imboccando la via del degrado e dell’ abbrutimento. Matteo è un bravo chirurgo, non ha ancora 35 anni, di bell’ aspetto, e perciò circondato da un gran numero di donne, non soltanto dottoresse e infermiere, ansiose di consolarlo. Ha amici, in più, e ancora i genitori e tutti gli stanno vicini, ma ostinatamente egli scende uno dopo l’ altro gli scalini che portano alla perdita di dignità.

Distrazione e oblio sono il suo obiettivo, e con avventure sessuali che si susseguono senza posa e massicce dose di alcool sembra riuscirci. Né servono a risvegliarlo dal suo «coma indotto» l’ allontanamento dal lavoro o la gravidanza inaspettata e indesiderata della sua ultima «fidanzata», una giovanissima straniera alla quale mette in mano dei soldi perché provveda ad abortire. Forse è la morte del padre e il suo testamento in forma di lettera, o forse soltanto il fatto di avere toccato il fondo, che segnano la fine della discesa. La risalita è, comunque, lentissima e passa attraverso una lunga fuga – da se stesso – in viaggio per mesi senza vera meta, con la sola compagnia del bastardino che appunto dal padre ha ereditato, e poi attraverso la scelta di un definitivo eremitaggio in montagna. Lassù, in una capanna di legno e frasche, curando animali e orto, montanaro, contadino e pastore, dunque, Matteo in qualche modo si riabilita finendo per rappacificarsi con il suo destino. Destino che, con l’ andare degli anni, là nascosto nel bosco, ascoltando soltanto le voci degli animali, dei sassi, dell’ acqua e del vento, a lui pur agnostico e miscredente, sempre più sembra somigliare a Dio.

Fondamentale nel processo di guarigione spirituale ancora prima che fisica – lo suggerisce l’ autrice e tutti quanti hanno, come lei, l’ anima «verde» non potranno che essere d’ accordo – è la natura, l’ ormai rara natura incontaminata ovviamente, che abbraccia e rigenera, protegge e fortifica.

Intensa e sommessa è la scrittura di Susanna Tamaro, tale da poter appunto raccontare parabole cui volentieri si vorrebbe prestare fede, quella del dolore, in questo caso, del più tremendo, che, al pari di una malattia, prostra e tramortisce, salvo poi lasciar resuscitare irrobustiti da nuovi anticorpi. Leggendo Per sempre si ha, insomma, la sensazione che davvero, al di là delle antiche buone parole, il male possa, a volte e non soltanto nei libri, fruttare qualcosa di buono.

Copyright (c) Corriere della Sera – 28 aprile 2011 – all rights reserved

2 responses on ““Per sempre” di Susanna Tamaro

  1. Non ho letto il libro, ma un’intervista in cui l’autrice raccontava il periodo di buio e sofferenza che ha preceduto la stesura. Non si può dire che non sia autentica nelle sue pagine

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