Nel Giardino dei Ciliegi
Edizioni EventualMente, 2011
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“Salgo vertici aerei precipizi, / assorto al vento dei pini, (…) / E segrete sillabe nutro: / altra luce ti sfoglia sopra i vetri / nella veste notturna (..)”. Narrava cosi Quasimodo nell’eleganza intatta di Vento a Tindari. Stati d’animo di ripiegamento interiore descritti in un tono sommesso e raccolto. Un linguaggio raffinato ed evocativo che sfuma in un gioco di timidi accenni. E’ la poesia di Antonella Vara. Talentuosa e melodica, essenziale e lirica. Una poesia nuda, pulita e armonica; interiore, evocativa e minimalista. Il suo carattere costante è la ricerca di un’essenzialità in cui la parola sembra avere una sua nudità vera, e l’espressione utilizzata sembra allontanarsi da ogni retorica, da ogni discorsività o anche dal sentimentalismo, perché dettata da un’illuminazione fulminea. La parola, insomma, è un mezzo liberatorio. La parola è allusiva e imprevedibile, essendo rivelazione e il ritmo poetico è dettato dall’emozione che sgorga dall’interno dell’anima e dalle viscere doloranti del corpo. Una triste meraviglia dell’esistenza e del suo travaglio perpetuo.
Nella poesia “ermetico-evocativa” della Vara si percepisce quell’uguale dimensione di riflessione sullo sconfinato processo di “poetare” e quello più difficile di “vivere”. Nel giardino dei ciliegi celebra la contemplazione obiettiva del mondo e delle cose, in cui la delusione è anche rivelazione; una tremula felicità e una disillusa tristezza; un equilibrio precario tra emozione e attesa. Il paesaggio verbale dell’autrice è un mondo di esteriorità, di cose che rimandano a qualcosa ancora da plasmare. L’oscuro rapporto tra l’essere umano e il mondo è appena accennato. Ma in realtà è una Calma apparente la poesia dell’autrice: “Fame d’aria dal silenzio sovrastante / priva di corde vocali / la voglia di gridare, / boccheggianti fiati, / tra mandibole contratte la repressa rabbia, / nei pugni serrati all’impotente rassegnazione fa posto”. La vita come l’acqua che “inarrestabile, imperterrita ed impertinente … / che sconvolge equilibri” ma a volte passa indifferente, “scivola sotto i ponti”.
E ancora in Magica Notte il rimando a Quasimodo (Ed è subito sera): “È un baleno la gioia, lungo il tempo rimasto nella composita solitudine, / dentro animo trapassato e fuori nel deserto del mondo” racchiude l’incomunicabilità, l’alternarsi di gioia e dolore, il senso della precarietà della vita. Ognuno sembra sentirsi maledettamente solo, impossibilitato a stabilire un rapporto duraturo con qualcuno. Tuttavia, pur essendo sola, l’autrice viene incoraggiata dalle illusioni (è un baleno la gioia) e dalla ricerca di un appagamento interiore.
Un linguaggio scarno ma non privo di sfumature musicali e caratterizzato da un velo di impalpabile tristezza. Ma la poesia della Vara è una poesia dove la speranza non muore mai, “dove un tenero germoglio sporco di fango / spunta sempre” come scrive l’autrice in Essere al limite. Poi c’è il ritrovarsi, nell’intimità di se stessi, e la riscoperta dell’amore, deluso o annientato dal dolore… Bella e pulita l’immagine ne La gemma di quel “mio piccolo fiore / e ti imprigionerò nel profondo con filamenti d’oro / che nell’intima paura d’esser colto hai privato la tua vita / del sole benefico all’ombra di una siepe”: sembra di intravedere l’autrice nascosta dietro l’ombra dei suoi petali, nel vuoto dei sentimenti per rifugiarsi dal dolore di soffrire ancora. E poi in I sogni non muoiono l’immagine della vita che sembra respiri “tra gli interstizi, illuminata dai riflessi. / Vita che il tempo imperturbabile non stima, / porta via con sé tutto ciò che è di vissuto, / ma fino all’ultimo luccichio del firmamento, non si oscurano i sogni, / che restano lucidi ed intatti”.
In Fino all’ultimo istante la visione dell’amore: “Nel firmamento stellato c’è un puntino luminoso distinguibile fra tutti, rilucente da ogni lato, / che la visione consente solo ai miei occhi e mi segue dovunque vada. / Se mi guardo attorno non vedo niente, niente è rimasto, che disseta il mio deserto, e anche se è poca cosa nell’immensità che mi circonda, / guarda solo me” o la speranza rinascere in Un fiore: “Sull’asfalto un fiore rivestito di tenui colori,/ curvo e appassito (..) Rinvigorite nella fertile terra le radici prospere / in un verde campo baciato di fresche gocce d’acqua”.
Ne Il Giardino dei ciliegi c’è una vegetazione rigogliosa; gli alberi, i fiori, i frutti, le pianure e i monti sono per l’autrice degli eroi simbolici come nell’opera di Cechov. L’autrice costruisce con la sua poesia interiore un giardino personale, ricco e privato, tramite il richiamo alla natura che le fa da madre (l’allegoria e la tenuità onirica) e, su ogni cosa, la voglia inesauribile di vivere.
Monia Mariani
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IL GIARDINO DEI CILIEGI
Prima della fine del mondo
voglio andare là,
nel giardino dei ciliegi,
tra le verdeggianti fronde d’ombra
puntellate di rosse
gradite delizie,
cercandomi un varco,
tra le pungenti siepi
che mi strappano la carne.
Riempirò il cesto dell’abbondanza
raccogliendole,
ad una ad una,
e le donerò in segno di pace,
lasciando i miei scheletri
sulla terra arsa dal sole.
Attraverserò il vecchio cancello,
oltre il muro di pietra,
verso una luce ignota e radiosa,
riconciliandomi con il tempo,
trovando nella notte infinita
il primo approdo di vera quiete.
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PAZIENZA
Spessore rilevante
di problematiche ignote
annaspano al buio,
barcollano nella mente
in certezze vacillanti.
Di pazienza rivestito,
il persistere nel cuore,
guardiano attendibile,
spiraglio di luce,
appena intravista,
trapelata a fatica
da testarde omissioni,
connessi solo al filo
e si nutrono,
avido bisogno
di credere fiduciosi
al bene necessario.
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L’ARRIVO
Non c’è più molto tempo.
Tutto è compiuto.
A tre metri da terra
muovo i miei passi
e rinnovo continuamente
lo spirito
nel limbo dei miei pensieri,
cercando concretezza
e lucidità costante
avida di pace,
per dare un senso alla ricerca.
*
Cosa sto cercando?
*
Allungo la mano
ma tocco solo il vuoto
nell’etere incompleto,
cresce l’ansia
realizzabile irrealizzato,
comprime il mio petto,
mi soffoca
nel mio vivere a metà.
Devo far presto,
prima dell’ultimo giorno
devo andare là,
a prendermi ciò che mi appartiene,
lo avevo regalato
alla vita senza età.
(c) Antonella Vara – all rights reserved
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E’ nata a Palermo, dove vive e lavora. Consegue la maturità Magistrale e inizia successivamente un percorso formativo letterario e filosofico, evidenziando particolari attitudini per qualsiasi forma d’arte. Intraprende l’attività lavorativa come insegnante, per circa quattro anni, presso Istituti privati e come supplente nelle scuole elementari; dal 1989 lavora all’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo (ex A.USL 6), occupandosi di Prevenzione e Protezione negli Ambienti di Lavoro. Ha pubblicato nel 2009 la sua prima silloge poetica dal titolo I dubbi dell’anima. Vincitrice del XIX premio Nazionale di Poesia “Giuseppe Villaroel” e finalista in vari concorsi letterari per la poesia in lingua italiana inedita, ha ricevuto nel corso degli anni numerosi consensi e ottime recensioni.


E’ con grande piacere che diamo il benvenuto su Flannery ai versi di Antonella Vara.
Antonella è un’amica fedele di Flannery, che segue da tempo, e i suoi commenti sono sempre puntuali, precisi e densi di significato.
Oggi ‘debutta’ qui come autrice, i riflettori sono tutti per lei!
Grazie, Antonella
Grazie Maria di avermi dato l’opportunità di farmi conoscere agli amici e alle amiche di Flannery presentando quest’ultima mia raccolta di poesie. E’ un onore per me e lo ritengo un privilegio essere annoverata tra le autrici, perchè lo sai, io scrivo in punta di piedi, anzi …in punta di penna, quando scatta dentro me qualcosa che mi fa sentire l’impellente bisogno di fissare su carta le mie emozioni e di mettere nero su bianco tutto ciò che osservo, che desta la mia curiosità e che non voglio scordare. E’ un momento di rilassamento e d’intimità con me stessa con i miei pensieri dove entro nel mio essere e nel mio mondo segreto a cui nessuno è permesso entrare. Un caloroso abbraccio e un grazie di cuore!
Complimenti vivissimi,
versi vibranti che racchiudono un intero universo di significati. Spendiamo fiumi di parole per cercare di comunicare, farci capire … poi arriva la poesia e con pochi sapienti tocchi parla direttamente al cuore, con semplicità e franchezza.
Grazie Antonella, per queste bellissime poesie, così dense e vere. I versi che mi hanno colpito di più sono quelli de “L’arrivo”, forse perché in questo periodo anche io continuo a chiedermi “Cosa sto cercando?”
Grazie Maria, per avermi dato l’opportunità e il grande piacere di leggerli.
Grazie Elvira , le tue parole mi riempiono di gioia perchè ne hai colto il vero senso, quando ci rendiamo conto che manca sempre… quel qualcosa alla nostra vita per essere completamente soddisfatte e che possiamo fare di più, se il tempo a disposizione ce lo consente…