“L’aria è tersa. Lei si guarda intorno e si domanda come si possa non provare un amore sconfinato per la vita. Lui guarda lei e si domanda come si possa fuggire da ciò che più si desidera…”
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Elsa non si è mai sentita parte della sua famiglia. Forse perché è una ragazza difficile, fragile; almeno questo è ciò che le hanno sempre detto. Troppo timida e debole di nervi rispetto a loro, gli eredi risoluti e arroganti di una delle famiglie più in vista della Roma fascista. Fino ai vent’anni Elsa ha seguito docilmente il volere del padre e della zia, facendo sempre ciò che ci si aspettava da lei, anche quando si trattava di esporsi alla derisione e allo scherno, salendo sul palco di un teatro per interpretare il ruolo di Anita Garibaldi in un’orribile pièce voluta dal regime. Non ha mai desiderato fare l’attrice, essere al centro dell’attenzione la terrorizza, ma si è dovuta piegare a un’idea del padre, che vede nella recitazione un modo per risolvere il suo “piccolo difetto di pronuncia”, così lo chiamano in famiglia.
Tuttavia, proprio grazie al teatro e, soprattutto, al personaggio di Anita, Elsa scopre una se stessa che non pensava esistesse. L’incontro con quella donna impavida, forte, bella, la cambia nel profondo. Anita è tutto ciò che lei non è mai stata, ma Elsa sente che tra loro c’è un legame. Ogni notte, la timida Elsa abbandona le proprie insicurezze per diventare Anita, l’eroina dei due mondi. Grazie a quei sogni si trasforma e comincia a fare cose che non aveva mai fatto prima: fugge di casa, cammina scalza per le strade di Roma e grida tutto il dolore che ha racchiuso in sé per troppo tempo.
Per la sua famiglia, però, questo non è accettabile. La ragazza deve essere allontanata, perché le sue non sono più stramberie, è pazza, e potrebbe rovinarli. Nell’ospedale svizzero in cui viene rinchiusa, Elsa scopre le sbarre, il torpore malsano dei medicinali e l’assenza di libertà, ma riesce anche a individuare, grazie all’aiuto di un giovane medico, il segreto familiare che è alla base della propria sofferenza. Attraverso la terapia si libererà dall’oppressione, troverà se stessa e forse anche quell’amore che da sempre le è stato negato.
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Le due vite di Elsa di Rita Charbonnier (Piemme, 2011)
disponibile anche su IBS: http://www.ibs.it/code/9788856612370/charbonnier-rita/due-vite-elsa.html
guarda il booktrailer: http://youtu.be/of2C4N0jOtA
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SOLA IN UN MONDO CHIUSO DENTRO UNA BOLLA DI SAPONE
di SALVO ZAPPULLA
Ed eccomi qui, di fronte alla terza prova narrativa della signora Charbonnier. L’aspettavo al varco, consapevole che questo libro rappresenta una tappa fondamentale del suo percorso letterario. Uno scrittore a un certo punto della sua carriera o si appiattisce, si adagia sugli allori delle opere precedenti, o va oltre, spinto dal demone della competitività, dal sacro ardore della continua ricerca, dall’ambizione, dal desiderio di mostrare soprattutto a se stesso che è in grado di scardinare qualsiasi barriera; di possedere il grimaldello per accedere e impadronirsi dei segreti che la scrittura contiene nei suoi meandri più reconditi. L’aspettavo al varco curioso, da lettore innamorato dei suoi scritti, pronto a “vendicarmi” con una sonora stroncatura nel caso mi avesse riservato una delusione. Una biografia romanzata di un altro personaggio femminile, seppur eccelsa, seppur scritta divinamente come solo lei riesce a fare, l’avrei considerata un altro passo avanti nella sua già luminosa carriera ma che probabilmente nulla avrebbe aggiunto e nulla tolto. E invece eccola qui l’ulteriore impennata: Le due vite di Elsa, edizioni Piemme, pagg. 344, € 17,00.
Ci voleva questo romanzo, profondamente diverso dagli altri due, le ragioni è la stessa Rita Charbonnier a spiegarle: “Elsa, la protagonista del romanzo, non è una persona famosa. Non è
una grande artista, né è legata a un grande artista. Non è, per la prima volta, un personaggio realmente esistito; ma forse è la più vera di tutte le mie eroine. Sullo sfondo, però, c’è Anita Garibaldi”.
Elsa ha il fuoco dentro, trasmette al lettore sentimenti di grande dolore, spesso violenti, persino disperati. Elsa, a differenza di Annamaria Mozart e di Maria Stella Chiappini, non appartiene alla storia, ma scaturisce direttamente dalle viscere della sua autrice, dal suo cuore, dalla sua intelligenza, dalla sua profonda sensibilità artistica. La protagonista di questo romanzo si dibatte furiosamente, come un pesce tirato fuori dall’acqua a cui manca il respiro, si dibatte nel groviglio del suo drammatico conflitto esistenziale, nel silenzio allucinante di una identità incerta; si rifugia nel suo mutismo ostinato per difendersi dagli elementi esterni ritenuti ostili.
Elsa è un personaggio estremamente complesso e complicato, vive a Roma durante l’era fascista e deve fare i conti anche con una famiglia dalle idee ristrette che in fondo non fa nulla per aiutarla (a parte il padre il quale tuttavia non ha la personalità necessaria per imporre le proprie decisioni). E’ sola in un mondo racchiuso dentro una bolla di sapone, colpevolmente lasciata sola come spesso accade alle persone in difficoltà; sola in una società votata al perbenismo, la cui unica preoccupazione è quella di sbarazzarsi in fretta e furia dell’oggetto causa dello scandalo, come fosse il fagotto ingombrante di un pargolo concepito illegittimamente. Elsa lotterà con tutte le proprie forze per emergere dall’abisso in cui è sprofondata (e qui ancora una volta riscontro la grande forza di Rita Charbonnier. La determinazione di Rita è la stessa dei suoi personaggi. Direi quasi una proiezione della sua personalità, un ‘alter ego’), lotterà con le unghie e con i denti per affermare il proprio diritto all’esistenza, le saranno d’aiuto la potente figura di Anita Garibaldi, nella quale Elsa si identifica, e di un medico che prende a cuore la sua condizione. Il quale, guarda caso, si chiama Giuseppe come il suo fantasticato eroe dei due mondi.
Il pregio più importante di questo romanzo è l’ incessante lavoro dell’autrice per analizzare la psicologia di Elsa, la capacità di scavare tra le pieghe nascoste della sua anima e riconsegnarla alla vita. Il finale è di straordinario effetto, risente sicuramente della sua (quella di Rita) predisposizione per il teatro. Evito di parlarne per non rovinare la sorpresa, ma sicuramente un colpo d’ala di questa autrice di cui non sono ancora riuscito a individuare un difetto nella scrittura (così, anche solo per il piacere perfido di poter scrivere qualcosa di negativo). Che altro aggiungere ancora? Complimenti. E appuntamento alla prossima stroncatura.
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LA RIBELLIONE DI ELSA
“La mia lingua non poteva esprimere ciò che mi si agitava dentro, e il villaggio mi prese per scemo.” Con queste parole Edgar Lee Masters nel suo capolavoro Antologia di Spoon River fa esprimere “il matto” Frank Drummer, la cui difficoltà a comunicare ciò che gli si agita nell’animo viene magistralmente ripresa da Fabrizio De André nell’apertura del suo “Un matto”: “Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole”. E proprio il tema della follia è ciò che fa da sfondo al nuovo romanzo di Rita Charbonnier, Le due vite di Elsa. La follia come reazione difensiva e come risposta a un mondo esterno che ci vorrebbe diversi da quelli che siamo realmente; la follia come etichetta sociale dietro cui si nasconde una difficoltà a comunicare se stessi e le proprie reali aspirazioni. Tramite la ribellione di Elsa, l’autrice sembra implicitamente affermare che, sul palcoscenico come nella vita, non è sempre necessario stare al centro della scena e che talvolta, se si ha il coraggio di andare oltre la timidezza e la ritrosia del proprio interlocutore, si possono scoprire mondi inesplorati. Attraverso le pagine del romanzo, i personaggi intraprenderanno un cammino di introspezione che li porterà a lasciar cadere le barriere difensive che ognuno di essi abitualmente erige per tenersi al riparo dalle delusioni.
Annalisa Perteghella, fusiorari.org, 7 giugno 2011
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E’ nata a Vicenza, e dopo aver soggiornato a Matera e Mantova, attualmente vive a Roma. Ha fatto studi musicali, ha frequentato la Scuola di Teatro dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa e il Corso di sceneggiatura della RAI. Prima di dedicarsi alla scrittura ha avuto una rilevante esperienza come attrice teatrale. Ha debuttato con Lucia Poli ed è stata coreuta in tragedie classiche, eroina in drammi elisabettiani, cantante in commedie musicali; ha lavorato con celebri artisti, come Nino Manfredi, Antonio Calenda e Sandro Massimini, solo per citarne alcuni. È stata coprotagonista del musical On Broadway, prodotto dalla New York University e andato in scena a New York. Ha avuto alcune esperienze televisive, nei programmi Avanzi e Avanspettacolo (entrambi andati in onda su RAI 3). Ha collaborato come giornalista con riviste di spettacolo, ha scritto soggetti e sceneggiature per la televisione (La Squadra, Don Matteo e altre serie), e tre romanzi: La sorella di Mozart (uscito per Corbaccio nel 2006 e riedito da Piemme Bestseller nel 2011), La strana giornata di Alexandre Dumas (Piemme 2009), e Le due vite di Elsa (Piemme 2011), ottenendo numerosi consensi da parte dei lettori e lusinghieri riconoscimenti dalla critica. Il suo sito web è www.ritacharbonnier.com.

Carissimi amici ed amiche di Flannery,
oggi vi proponiamo il nuovo romanzo di Rita Charbonnier, una scrittrice che molti di voi già conoscono, perchè abbiamo presentato qualche tempo fa su Flannery.it il suo romanzo precedente, La strana giornata di Alexandre Dumas. Grande romanzo storico con personaggi indimenticabili che certamente ricorderete.
Bene, questo suo nuovo romanzo, Le due vite di Elsa, non vi deluderà, ve lo assicuro.
Io l’ho amato immediatamente.
E ne ho scritto alcune riflessioni per la rivista letteraria “In Purissimo Azzurro” che vi invito a leggere qui:
http://inpurissimoazzurro.wordpress.com/2011/10/07/le-due-vite-di-elsa/
Vi raccomando allora per prima cosa di leggere questa bella prova narrativa nata dalla penna e dalla sensibilità di Rita Charbonnier e poi, se volete postare dei vostri commenti, fatelo come sempre con la massima libertà.
Grazie per la vostra affettuosa attenzione.
Maria Di Lorenzo
Oh, che bel post! Chi è questa scrittrice, una ragazza nuova? Sciarbonier, Sciarbonier… mi sembra un nome conosciuto…
@ Maria: grazie della bellissima pagina.
@ Salvo: non lo so, io non la conosco.
Sarò felice di rispondere a eventuali domande e interloquire con le lettrici e i lettori di Flannery.
Abbracci, Rita
A Salvo, che ha un bel senso dell’umorismo, non posso che dire il mio GRAZIE, ma veramente tutto maiuscolo, per il bellissimo testo che ha scritto sul romanzo di Rita, perchè è un lettore attento, un critico finissimo e appassionato.
Ed è veramente il fiore all’occhiello della nostra Flannery, tanto che l’ho reclutato anche per alcuni dei prossimi post: di questo passo dovrò passarti lo stipendio, Salvuccio!
A Rita auguro molto successo e molta gioia dal suo bellissimo romanzo. E’ uscito da poco ma avrà una lunghissima vita davanti a sè, ne sono sicura, perchè è un’opera che vale.
Incoraggio chi ha già letto il romanzo a postare le proprie impressioni. E a chi non l’ha ancora letto raccomando di farlo e poi di tornare su questa pagina a dirci che cosa ne pensa, a condividere con noi i pensieri e le emozioni che la storia di Elsa gli ha suscitato dentro. Da questa lettura non si esce indifferenti!
Avevo inviato un commento, si è perso, era piuttosto lungo.
Salvo, mio caro Salvo, capisco il tuo disappunto, ma… per sicurezza, la prossima volta scrivi il commento in un documento word o txt, e poi fai copia-incolla!
Cavolo era una bella analisi. Non sarei più capace di riscriverlo uguale. speriamo Maria riesca a recuperarlo
Grazie Maria! A Rita, di cui sono un fervido ammiratore, vorrei porre io una domanda. In questi anni ho letto molto, per lavoro e anche per il piacere di farlo. Mi sono capitati romanzi molto buoni, alcuni noiosi, altri brillanti, ma in linea di massima trovo i romanzi storici ripetitivi. Molta azione, cavalieri che si sfidano, tiranni contro eroi, grandi segreti da svelare. Insomma gli ingredienti sono sempre quelli, probabilmente creati ad arte per un nucleo di appassionati lettori del genere. Niente da ridire per carità! Le case editrici devono vendere ed è giusto che vadano incontro alle esigenze dei loro lettori. Ora, credo non ci siano dubbi che i primi due romanzi di Rita si possono classificare in questo contesto (genere romanzo storico) con una grossa differenza però. Rita va oltre il contesto storico, le sue eroine brillano di luce propria, assumono una loro connotazione particolare fortemente impressa dalla mano dell’autrice, diventano personaggi letterari a tutti gli effetti, probabilmente distanti dalla loro origine. Questo è una grande capacità che riconosco alla signora Charbonnier (meglio non prendermi troppe confidenze) e tutte sono legate da un unico filo conduttore: la grande voglia di emergere dalle tenebre, a cui la storia le ha ingiustamente condannate. “Le due vite di Elsa” fa compiere un grosso balzo in avanti alla sua autrice, in quanto scava nella psicologia, nella follia, nei meandri più oscuri dell’animo umano, si addentra nella metempsicosi. Davvero uno sforzo notevole di questa scrittrice, di cui ammiro incondizionatamente la professionalità e l’intelligenza. Dovevo porre una domanda? Bho! Me ne sono dimenticato.
Eccolo qua!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
il commento è salvo, come il suo autore!
era finito erroneamente nello spam, forse per la lunghezza…
Maria è in contatto diretto con la Madonna, riesce, suo tramite, a fare qualche miracolo.
(tutti per Salvo!)
Prima di lasciarvi per andare a cena, voglio dire due cose a commento di quello che dice Salvo, in cui io mi riconosco totalmente.
Anche a me i romanzi storici, pur essendo un’appassionata di storia, dopo un po’ stufano.
Ma non si può dire lo stesso delle storie di Rita, che hanno qualcosa in più.
E tu Salvo lo spieghi benissimo: “le sue eroine brillano di luce propria, assumono una loro connotazione particolare fortemente impressa dalla mano dell’autrice, diventano personaggi letterari a tutti gli effetti.”
E la nuova creatura uscita dalla sua penna, la dolcissima Elsa, è un incanto di sfumature psicologiche possibili solo a una artista non solo capace ma anche autenticamente sensibile come Rita Charbonnier.
C’è molta bravura, ma c’è tanto cuore in questa storia.
Pensavo, leggendola, alle donne di quell’epoca, a quello che hanno dovuto soffrire.
In silenzio.
Senza essere conosciute, riconosciute, da nessuno.
E Rita ha dato a una di loro, ma è come se l’avesse data a tutte, una dignità che da letteraria si fa umana, squisitamente umana. Dalla pagina trascolora nella vita, per la potenza della parola di ricreare mondi, immaginari ma possibili.
Oh… arrivata in coda al commento di Salvo, mi sono resa conto che la domanda non c’era… e allora non posso che dirgli grazie dei complimenti, che spero siano meritati.
A proposito di romanzo storico, con Salvo abbiamo partecipato a un paio di discussioni web molto animate, in passato. Chi fosse interessato all’argomento può forse dare un’occhiata alla voce di Wikipedia, recentemente molto ampliata: http://it.wikipedia.org/wiki/Romanzo_storico
Se trovate clamorose omissioni, segnalatemelo; posso aver modo di intervenire, o di far intervenire chi può.
Rispondo anche a Maria, con un sentitissimo “grazie”… e buona cena!
grazie… e a domani!
Buona cena a tutti. Finocchi, carote e lattuga. Sono stato messo a dieta con la coercizione, c’è poco da scialare.
Non so se potrò partecipare al dibattito, ma vorrei lasciare due parole. Di Charbonnier ho letto tempo fa “La sorella di Mozart”e di recente questo romanzo, che ho trovato più complesso e maturo. Grande è la sua bravura nell’entrare nella mente dei personaggi e sviscerare i loro pensieri. Nella Sorella di Mozart i personaggi di contorno erano forse meno curati di quello principale, ma qui, oltre a Elsa — perfetta la trattazione dello sdoppiamento di personalità — c’è un mondo umano descritto veramente bene. Apprezzo anche la capacità di spezzare ogni tanto la tensione con l’ironia, a sorpresa. “Le due vite di Elsa” è un bel romanzo che descrive con dovizia di particolari alcune situazioni a me ben note, perché ho avuto spesso a che fare con persone un po’ fuori di testa… quindi, complimenti sentiti.
Cara Lara, benvenuta tra le amiche di Flannery!
Certo che puoi partecipare al post, ci mancherebbe! Il nostro lit-blog è aperto a tutti.
Grazie per il tuo bel commento, sono certa che l’autrice apprezzerà.
E concordo con te, questo è un romanzo certamente più complesso dei precedenti e più maturo.
Per me è come un ‘giro di boa’ nell’esperienza letteraria di Rita Charbonnier.
Sono certa che questa scrittrice ci darà prove narrative ancora più grandi in futuro, se resterà fedele al percorso intrapreso, certo non da ieri, in lei c’è un lungo cammino, un lento avvicinamento alla sorgente della sua ispirazione più profonda.
E questo romanzo affonda veramente nella carne viva.
E grazie anche a te, Maria, di cuore.
Ringraziamenti sentiti!
Intanto un saluto a Rita Charbonnier alla quale auguro il successo che merita anche per questo nuovo lavoro…
Ho conosciuto Rita a Roma in occasione di uno stage di scrittura, durante il quale ho avuto modo di apprezzare la sua capacità affabulatoria – complice la sua formazione di attrice e cantante.
Il blog di Maria porta fortuna… ha ospitato me e Mariannina Coffa e sarà un salotto accogliente come lo è stato per la Nannerl e adesso lo sarà per la Elsa di Rita Charbonnier…
Per quanto riguarda il romanzo storico, è un genere che io amo particolarmente.
Vi posto il link al post permanente che su “Letteratitudine” di Massimo Maugeri è stato dedicato al romanzo storico…
http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2009/12/13/dibattito-sul-romanzo-storico/
Cara Maria Lucia, mi fa piacere ritrovarti qui. Ti ringrazio delle tue belle parole e auguro tanto successo anche a te!
Un abbraccio, Rita
Grazie!