“Stasera Anna dorme presto” di Simona Lo Iacono

Published 17 ottobre 2011 by flanneryblog

Volevi Carlo. Volevi essere amata. Volevi scrivere e volevi essere amata perchè scrivevi. Volevi troppe cose, Anna. E non sapevi chiederne nemmeno una.

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Due donne. Due uomini. Quattro diari della stessa, consumata, storia di amore e tradimenti, del me­de­si­mo adulterio, ognuno però scritto da un diverso punto di vista, attraverso sofferen­ze, sacrifici, illusioni personali. Quattro voci che si rincorrono per rac­­contare, ciascuna, un frammento di una verità che a tutti sfugge. Anna abbandona la Sicilia e le proprie aspirazioni per sposare Carlo, giovane av­vocato dal brillante avvenire, e seguirlo a Roma. Una lacerazione assecon­da­ta sperando in un futuro mi­glio­re, in cui poter continuare liberamente a coltivare la sua passione per la letteratura e la scrittura. Ma le cose non vanno come Anna aveva pensato: con Carlo la freddezza cresce fi­no al gior­no in cui lei scopre di Eli­sa, un’in­traprendente av­vo­catessa che, affascinata dal maturo prin­cipe del Foro, ne è divenuta l’amante. A quel punto An­na pro­verà ad andare indietro con la memoria, a riallacciare i fili del­la storia alla ricerca di ciò che sta all’origine di tutto. Ma non lo farà da sola, la accompagneranno la voce di Elisa e quelle di Carlo e Giovanni, suo cugino. E allora sarà come assistere a un processo in cui ogni ruolo è ribaltabile nell’altro e tutti i punti di vista appaiono le­gittimi, perché si sa che nella vita ognuno di noi è insieme e inevitabilmen­te vit­tima e car­nefice. In Stasera Anna dorme presto Simona Lo Iacono racconta una storia sull’incapacità di sapersi aprire veramente all’altro, an­che quando lo si ama, e sull’importanza, nella vita e nell’amore, di abbandonarsi completamente.

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Stasera Anna dorme presto di Simona Lo Iacono (Cavallo di Ferro, Roma 2011)

disponibile su Ibs: http://www.ibs.it/code/9788879070973/lo-iacono-simona/stasera-anna-dorme.html

Guarda il booktrailer su: http://www.youtube.com/watch?v=wLVDBBvtm2Y

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L’IMPERFEZIONE CHE ATTIRA LA VITA 

di MARIA DI LORENZO

Anna la sera non va mai a letto presto. Legge in cucina, abbarbicata sullo sgabello, sotto una luce pallida, e i libri la tengono sveglia fino all’alba. Una “mania” che Carlo, suo marito, non le ha mai perdonato. Non va mai a letto presto perché lei di notte allestisce un mondo, quello che avrebbe voluto abitare. E per farlo ha bisogno delle stelle.

Di notte si va ad sidera, alle stelle che sono i desideri. Anna un giorno ha chiuso i suoi sogni in un cassetto per sposare un brillante avvocato, che la tradisce con una collega volitiva e rampante. Ma i desideri a casa di Anna si presentano puntuali ogni notte, vestiti di parole fruscianti, tra i gatti che si appisolano sui fogli e il disordine di quell’attico a due passi da piazza San Pietro dove i rumori giungono ovattati, come protetti da un alta barriera, e che – almeno finchè Carlo vi abiterà, ma solo con il corpo, perchè la sua mente è già altrove da tempo – sarà il regno della perfezione e del nitore esteriore, “il terrazzo con le piante alte e curate”, gli arredi di lusso, i quadri d’autore, i pavimenti incerati senza neanche una graffiatura, “le pentole della cucina specchianti il lindore delle mattonelle bianche”, il frigo ben diviso in reparti: un ambiente così perfetto da sembrare asettico come una sala chirurgica, nel quale Anna invece finisce per covare dentro di sè, un giorno dopo l’altro, un senso di crescente, dolorosa estraneità. Da quando ha capito, cioè, proprio ascoltando le voci che salgono dalla notte verso di lei, che è l’imperfezione che attira la vita e che questa “si afferra solo scrivendo”.

Perché Anna di notte ascolta le voci. Anna di notte scrive, mette in scena su un immaginario palcoscenico la vita che di giorno non vive. Una libertà che Carlo non ha mai tollerato. Oltraggiosa. “Immaginando una storia alle mie spalle o mentre dormivo – fingevo di dormire – Anna mi lasciava ogni notte”, lamenta lui nell’ipotetica arringa che snocciola a difesa di se stesso di fronte al tribunale, implacabile, della sua coscienza. “Quando Anna abbassava lo sguardo su un libro, era come assistere a un’oltraggiosa evasione“. E ancora: “Non si può togliere quel tipo di libertà. Questa libertà non ci apparterrà mai. Assolta o condannata, la libertà di leggere, e di scrivere, sopravvive comunque”.

Era questa libertà che, come un segreto inconfessabile, noto a loro due soltanto, Anna condivideva col cugino Giovanni, due cuori e un’anima quasi, uniti dai desideri, dalla passione dei libri, dei sogni ad occhi aperti che traghettano dall’infanzia alla giovinezza. Solo che Giovanni aveva tradito. Aveva tradito la scrittura, non le era stato fedele, ed era come se avesse tradito anche lei, Anna, che infine lascia Catania per la nuova vita a Roma insieme a Carlo, con “una lama di perdita nel petto”, piantata nel punto più fragile, emotivo, scoperto di tutto il suo essere, e in questa città allegra e carnale, che come lei non dorme mai di notte, scopre assai presto che “la felicità è un filo teso che galleggia sul niente”.

E poi, c’è Elisa, l’amante di Carlo, il principe del foro. Elisa è, sotto la scorza della giovane avvocatessa senza cuore, un personaggio tragico, dolente. Per quel dolore antico che si porta dentro, che non sa confessare neppure a se stessa, quel senso di acuta solitudine, di abbandono reiterato (“Sono viva e ostinata e non mi rassegno a essere infelice”). Ha puntato gli occhi su Carlo, lo vuole, e lo avrà, come per sfida. Per non sentirsi una “parola a metà”, un animale senza tana, perché, come dice lei con cruda franchezza, “quando nasci sai subito di non avere la complicità della fortuna”.

E’ un romanzo a quattro voci, Stasera Anna dorme presto di Simona Lo Iacono (Cavallo di Ferro, 2011), ma poi ce n’è una quinta, quasi in sottofondo. E’ un quinto personaggio, ma è il personaggio principale, sì, è la scrittura. Il veramente “altro” per Anna, il campo illimitato del non detto e della libertà assoluta, della ribellione fasciata di parole, la voce segreta, quella che innerva tutta la storia ed è la più forte tra tutte.

“La scrittura, che pure è finzione, non ammette che la verità”, scrive Simona Lo Iacono. E’ sua infatti quella “libertà oltraggiosa e beffarda, quella sua tenacia di serpe e di ortica”, la libertà di leggere e di scrivere svelando l’indicibile, perché “svelare l’indicibile, l’oscuro che c’è in noi, non è compito della vita, ma delle storie”.

Nel romanzo Stasera Anna dorme presto pulsa la vita, la vita di chi ha consegnato alla scrittura la propria esistenza, ed è la storia di un tradimento che, prima ancora di poter essere definito un tradimento coniugale, è un tradimento esistenziale, perpetrato a più riprese e a vari livelli. Una materia incandescente di riflessioni e di considerazioni su verità e menzogna, bellezza e disincanto, passione e dissoluzione, orchestrate in una lingua densa e vibratile, in una scrittura lirica, con cadenza quasi ipnotica, che rapisce come un gorgo di parole, e ci catapulta dentro un processo che viviamo anche noi, nella nostra interiorità ferita, al pari dei quattro personaggi di cui seguiamo la storia.

Ma di quale processo si tratta? Non certo di quello che si celebra alla luce del sole in un’aula di tribunale, con accusa e difesa schierate e contrapposte, ma di quello che di nascosto noi allestiamo ogni giorno nel segreto della nostra coscienza. Dove i conti non tornano come nell’aula di giustizia, dove non ci sono indizi o prove da piegare in un verso o nell’altro secondo l’abilità di chi arringa davanti alla corte. Dove si è nudi, alla mercè di un giudizio spietato e senza appello, perché senza possibilità di contraddittorio.

“Questi sono gli inferi di chi non ama veramente”, scrive la Lo Iacono, e sembra alludere in modo piuttosto evidente a ciò che succede ogni volta che noi non ci arrendiamo all’amore. E al posto dell’amore mettiamo il giudizio. Chi giudica, infatti, non ama. E chi non ama si autocondanna alla solitudine. Succede quando noi “ci accostiamo all’altro e invece di entrare in lui, nel suo cuore, nelle sue ferite, lo processiamo nell’intimo della nostra anima, lo giudichiamo, e – spesso – lo condanniamo”.

Si comprende allora come quello che vive nel romanzo è un mondo spietato (letteralmente: senza pietas) perché senza la luce calda e compassionevole dell’amore. “Non basta mai accostarsi. Sfiorare la vita dell’altro. Devi entrarci, nell’altro”. Tutti e quattro i personaggi sono persone incapaci di amare veramente. E non amano perchè giudicano, perchè lo sguardo dell’amore è sostituito, quasi “armato”, dal pre-giudizio. Per amare veramente invece bisogna essere disarmati.

E così il canto della solitudine che questo processo immaginario, ma non meno feroce, porta sulla scena, è una vicenda umana dalla quale escono tutti sconfitti: Carlo, Elisa, Giovanni, Anna. Non ci sono vincitori né vinti, come non ci sono buoni o cattivi, tutti sono, al tempo stesso, vittime inconsapevoli ed incolpevoli carnefici.

E ad Anna, la protagonista del romanzo, che imparerà a sue spese ad andare a letto presto, dopo l’abbandono di Carlo, inabissandosi in una vita arresa alla scrittura e all’imperfezione dell’esistenza, non restano che parole da scrivere, voci da raccogliere a brandelli dalle vite dagli altri, avendo alla fine abdicato alla propria. “Dopo, non fu che andare – semplicemente andare avanti. Una barca che si arena su scogli. Che scruta con apprensione le vite degli altri. Che alla vista di una famiglia, trasale. Il cuore nello spazio di un respiro. La fuga precipitosa tra le mura di casa dove le abitudini ti proteggono dal futuro. E la scrittura, certo. La scrittura. Quel nuovo modo di perdonare il mondo. Di lavarlo. E di fartelo piacere”.

© pubblicato sulla rivista letteraria “In Purissimo Azzurro” – all rights reserved

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NESSUNO CI LASCIA, PERCHE’ NESSUNO CI APPARTIENE

di SALVO ZAPPULLA

Un libro dolorosamente splendido. Basterebbe questa sola frase a sintetizzare le virtù di questo romanzo. Del resto la Lo Iacono è una maestra del fraseggio breve, le bastano due righi per raccontare un universo. Un universo nel quale naufragano i piccoli sentimenti degli esseri umani, ardono le passioni, gli istinti, il desiderio di ognuno a esercitare con forza il proprio diritto all’esistenza. Cosa sarebbe la bellezza del creato, la vastità del cielo, senza gli intrighi di questi piccoli esseri a due zampe che abitano il pianeta terra? La splendente luce di una stella non potrà mai riscaldare quanto un cuore che batte. Simona è donna sensibilissima, oltre che scrittrice sopraffina, e riesce a scandagliare l’animo dei suoi protagonisti, ne estrae note dolcissime, stridenti, acute, sofferte, pervase da struggente malinconia. Un senso di ineluttabile pervade il lettore a leggere “Stasera Anna dorme presto” (Cavallo di ferro editore, pagg 240, € 16,00), un senso di smarrimento, sente addosso come cappa di piombo il tempo che scorre attraverso le pagine, il tempo perduto per sempre, granelli di sabbia inesorabilmente consumati dentro la clessidra. I giorni caricati sulle spalle come zavorra, vissuti in maniera giusta o sbagliata, ma comunque vissuti.

Un romanzo a quattro voci: Anna, Elisa, Carlo, Giovanni. Moglie, amante, marito, cugino. Anna è una donna siciliana che nell’adolescenza ha amato il cugino Giovanni ma lo lascia per sposare Carlo, un brillante avvocato in carriera, e seguirlo a Roma. Ma con il trascorrere dei mesi il loro rapporto diventa sempre più freddo e formale fino a quando Anna non scopre che Carlo ha un’amante, Elisa, avvocatessa conosciuta nelle aule del tribunale. Comincerà un viaggio a ritroso nel tempo, un viaggio interiore, da parte dei quattro protagonisti alla ricerca di se stessi. Un intrigo di passioni, di amori consumati, perduti, ritrovati, rubati. Ognuno ha la sua verità da raccontare dinanzi al tribunale severo della propria coscienza. Simona Lo Iacono nella vita esercita la professione di magistrato ma nel suo romanzo non dispensa condanne, né assoluzioni. Non esistono colpevoli in questa storia, solo persone in viaggio per il sentiero tortuoso della loro esistenza, obbligate a percorrerlo fino in fondo. E Simona riconosce a ognuno di loro la propria dignità. Non ci sono buoni e cattivi.

Nessuno ci lascia, perché nessuno ci appartiene. Siamo individui che si attraggono, si respingono ma ognuno chiuso dentro la corazza della propria solitudine. Cos’altro è questo splendido romanzo, se non un coro di solitudini? Le parole scorrono incastonate una dietro l’altra come gemme preziose, diventano poesia, diventano gocce di dolore che inzuppano la carne e straziano l’anima, ci ricordano che siamo essere imperfetti. Ma a cosa servirebbe la bellezza del creato, la fredda luce delle stelle, senza i piccoli cuori degli uomini che ne scandiscono la vita?

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L’INTERVISTA A SIMONA LO IACONO

Simona, dopo “Tu non dici parole” un romanzo storico e “La coda di pesce che inseguiva l’amore” (scritto insieme a Massimo Maugeri), un racconto che possiamo definire fiabesco, ecco “Stasera Anna dorme presto”. Come definiresti questa tua ultima opera?

Grazie, Salvo per le parole appassionate che hai tributato a questo libro. Una narrazione che nasce, prima di tutto, da una forte esigenza morale. Come giudice assisto a un coro millenario di voci sovrapposte. Ascolto motivi, giustificazioni, raccolgo solitudini, evoco fantasmi. Una matassa di ombre mi sfila davanti, s’incolonna innanzi alle scranne, quel legno da cui il giudice osserva, protetto dal nero della toga, dal bianco delle nocche, dai codici impilati al suo fianco. E penso. Penso che ogni processo nasconde sotterranei mondi che non potrò raccogliere in sentenza, ai quali sarebbe impossibile applicare una sola norma. Perché sotto il dedotto e il deducibile, sotto le apparenze abilmente rappresentate dagli avvocati, c’è un altro processo, quello doloroso, intimo, solitario che l’imputato consuma nel suo cuore.  Ecco, dei due processi – quello reale e quello nascosto – il giudice regola il primo. Ma lo scrittore è il dolente segretario del secondo.

Giudicare i propri simili, condannare o assolvere, stabilire una pena, non è un compito troppo gravoso per un essere umano?

E’ certamente il compito più arduo e doloroso che un essere umano debba compiere. E tuttavia è un compito necessario per mantenere la stabilità, la pace sociale. A un solo patto però: che il giudizio del tribunale si limiti al fatto. Senza entrare mai in un giudizio morale verso l’uomo. Ciò che il magistrato ha il potere di decidere attiene all’ambito dell’azione (persino i moventi e l’indagine psicologica vanno vagliati sotto questa luce). Il resto, valutazioni personali, morali, non appartiene ad alcuno. Il giudizio di un uomo su un altro uomo non è del tribunale, né dell’uomo stesso.

La scrittura può essere terapeutica per salvare il mondo dall’imbarbarimento?

Sì, la scrittura è una ricerca di verità e bellezza, e quindi ci immette in una dimensione defilata, profonda, dilagante dell’essere. Perché ci costringe a guardare la realtà con altri occhi, a sventrare le maschere, a contemplare il mondo con uno sguardo sovrapposto. E’ duplicazione, la scrittura, ma alche moltiplicazione, perché smembra e ricompone in modo diverso, tanto che – alla fine- lo scrittore (o il lettore) non è più lo stesso, è rimasto inciso da un solco che sarà costretto a ricordare, che manterrà magari in un angolo del cuore, ma che salirà su a confortarlo, a guidarlo, a convincerlo quando la vita, e la sua graffiante impostura, si faranno nuovamente sentire. Il vero libro è quello che ti lascia dentro una memoria inabissata, dormiente, e che pensi di avere scordato, ma continui a leggere nascostamente, che continui a vivere senza forse saperlo.

Anna, Elisa, Carlo, Giovanni, quattro esseri di questo mondo costretti a fare i conti con le proprie debolezze. Chi, fra tutti, meriterebbe una carezza in più?

Tutti. Tutti e quattro per diverse ragioni. Come, d’altra parte, l’umanità intera. Nessun uomo si sottrae all’esigenza di essere consolato per gli errori fatti, per le cadute, per il male o il bene seminato. Né alcuno merita di essere classificato per un verso o per un altro, per una falla piuttosto che per un successo, dimenticando la magnifica complessità e fragilità di cui vibriamo, la tenerezza di cui saremmo assetati, le parole che non sappiamo dire per paura o per un passato che ci precede. Tutti malfattori e tutti santi, noi uomini, ma in modo stranamente sovrapposto, perché nessuno di noi può dirsi veramente nella luce. O nel buio. Siamo quella soglia perpetua e piangente che a volte rimane ingabbiata, o che, anche quando riesce a scegliere, conserva la cicatrice dello sforzo fatto, la delicata stramatura di un prima e un dopo. Tutti meritevoli di un amore disarmato, quindi. D’altra parte lo scrittore deve essere un ostinato e perduto amante dell’uomo.

La lealtà paga sempre?

Paga con se stessi. E questo è già tanto. Rispetto al mondo avviene più raramente, perché la lealtà esige anche pietà umana, commozione, capacità di non sapersi arroccare sulle proprie posizioni…chi accoglie un atto di lealtà deve avere coraggio, farsi umile, partecipe. Come vedi non esistono atti isolati, decisioni solo nostre. Tutto si ripercuote sul destino degli altri, invisibilmente e silenziosamente, con una costanza simile al lento lavorio di un instancabile ruminante. Questo per dire che siamo tutti concepibili solo per mezzo degli altri, per loro merito, o per loro colpa.

(c) Salvo Zappulla

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SIMONA LO IACONO

La scrittrice Simona Lo Iacono, al centro, durante la presentazione del libro "Stasera Anna dorme presto" alla Libreria Feltrinelli di Roma, il 5 ottobre 2011; al suo fianco gli scrittori Paolo Di Paolo e Tea Ranno.

E’ nata a Siracusa nel 1970. Magistrato da 14 anni, attualmente dirige la Sezione distaccata di Avola, tribunale di Siracusa. Ha pubblicato racconti e vinto concorsi letterari di poesia e narrativa. Collabora a riviste e magazine. Riunisce in casa propria un salotto letterario ospitando scrittori e artisti. Cura circoli di lettura e convegni letterario/giuridici. Fa parte dell’EUGIUS, l’associazione europea dei “giudici-scrittori” e della Società Italiana di Diritto e Letteratura (SIDL) istituita presso l’Università di Bologna. Cura sul blog Letteratitudine di Massimo Maugeri (Kataweb-L’Espresso) una rubrica fissa a metà tra diritto e letteratura. Ha pubblicato il racconto “I semi delle fave“, con cui ha vinto il primo premio edito dal convegno “Scrivere Donna 2006”. Il suo primo romanzo “Tu non dici parole” (Perrone, 2008) ha vinto il premio Vittorini Opera prima. Nel 2010 le sono stati conferiti: il Premio Internazionale Sicilia “Il Paladino” per la narrativa e il Premio Festival del talento città di Siracusa. Sempre nel 2010 ha pubblicato il racconto lungo scritto a quattro mani con Massimo Maugeri “La coda di pesce che inseguiva l’amore” (Sampognaro & Pupi). Di Simona Lo Iacono è possibile leggere su Flannery: il racconto I semi delle fave; il post dedicato al suo primo romanzo Tu non dici parole;  la sua riflessione sul tema: Perchè scrivono le donne. Il suo sito web personale è: http://simonaloiacono.blogspot.com.

24 comments on ““Stasera Anna dorme presto” di Simona Lo Iacono

  • Grazie, Maria, per questa bella recensione di un libro che coglie alcuni aspetti della natura umana quotidianamente presenti nella nostra esperienza di ogni giorno, e sotto gli occhi di tutti, per lo meno nei loro effetti.
    Leggendola sono sorte in me delle riflessioni, e anche per queste ti ringrazio. Perché, anche a degli anziani come me, riflettere su se stessi fa bene.
    Ho tre figli ormai grandi, sono felicemente sposato da più 44 anni, e della mia vita rivivrei volentieri quasi ogni momento.
    L’amore è il fine fondamentale della nostra esistenza.
    Ciascuno di noi, uomo o donna, fino dalla più tenera età, nelle profondità consapevoli o inconsapevoli del suo essere, aspira alla propria realizzazione, e quindi soprattutto all’amore di altri e a donare amore ad altri.
    Amore di altri che si riscontra quando da qualcuno si è accettati, stimati, benvoluti e amati, per quello che siamo, senza orpelli, forzature o altro.
    E si dona amore quando si agisce, dopo una ‘scelta’ non casuale, secondo un sentimento di ‘comprensione’ profonda nei confronti di chi accettiamo, stimiamo ed amiamo per quello che è, con le sue ‘meraviglie’ e le sue debolezze.
    Tutto questo implica un essenziale e complesso ‘rapporto’, in cui moltissimo conta una crescente reciproca fiducia.
    Questo vale nei casi di vera amicizia, ma ancora di più, credo, nei casi di vero amore tra un uomo e una donna, che di per sé investe e interessa aree profondissime, e più complete e delicate.
    Questo ‘rapporto’, nella sua complessità positiva, non si stabilisce una volta per tutte, non è definitivamente acquisito, ma vuole essere continuamente coltivato e accudito da entrambi, come un comune giardino di fiori bellissimi e delicatissimi che temono l’incuria di uno dei due anche di pochi giorni.
    Ma che tutto si sviluppi nel modo migliore non è né scontato né facile, perché il rapporto amorevole tra due persone è sempre una conquista ‘comune’.
    Essa non è scontata, perché i due sono diversi per ambiente di provenienza – tutti siamo ‘figli’ per lo meno di famiglie diverse – per usi e abitudini, anche i più semplici, ma tuttavia radicati in noi da anni di ‘convivenza’, e per sensibilità e convinzioni…
    La comune conquista di un rapporto amorevole implica necessariamente, senza che nessuno dei due rinunci ad essere se stesso – che di per sé è la condizione fondamentale -, un’attenuazione degli ‘spigoli’ dei due ‘ego’.
    Ad esempio, chi giudica l’altro, non “entra” in lui, come afferma giustamente il testo da te citato, cioè non lo comprende profondamente – e forse non vuole farlo -, accettandolo e amandolo per quello che è.
    E ciò trova la sua causa in un ego ‘giudicante’ che tende ‘semplicemente’ a rimanere se stesso, e che pertanto non è nella condizione di amare l’altro; non è, cioè, nella condizione di coltivare e curare ogni giorno i fiori delicatissimi del comune giardino.

    Il libro, dalla tua recensione, appare bello e interessante, anche per il tema della scrittura che mi interessa molto, e ti sarei grato se mi indicassi dove rivolgermi per procurarmelo.

    • Caro Alberto,

      sei il primo a commentare questo post e ti ringrazio moltissimo per le cose belle, e soprattutto profonde, e quanto vere, che tu scrivi.

      Penso che a Simona farà piacere leggere questo tuo attento commento.

      Da parte mia ti dico subito come reperire il libro: credo sia possibile in ogni libreria, e poi ci sono quelle virtuali, nel post – se guardi bene – ho messo il link diretto per acquistare su IBS: è molto semplice e molto comodo, si fa tutto via computer, basta inserire i propri dati e il pacco arriva a casa dopo due-tre giorni e si può pagare in contrassegno.

      Grazie per i complimenti che fai alla mia recensione. L’ho scritta con molto amore perchè questo libro mi è entrato nel cuore, te ne consiglio vivamente la lettura, se ne esce molto arricchiti e con dei pensieri, delle consapevolezze in più.

      Grazie ancora. Un saluto affettuoso.
      :-)

      Maria

    • Ma se nemmeno li hai ottanta anni!!!
      Salvuzzo, che cosa dici? :-)

      Comunque, qui sei tu che fai la parte del leone con la bella scheda critica e l’intervista, ricca di contenuti e di riflessioni.

      Grazie a te. E grazie alla nostra Simona che ha risposto spassionatamente alle tue domande e, soprattutto, che ci ha regalato un libro veramente bellissimo!

  • Ce li ho. ce li ho i miei anni, cara Maria. Me li porto sulle spalle pesanti come macigni. Su internet non si vedono. E anche la Simona ha i suoi di anni, ricordo che quando io andavo all’asilo, lei faceva già le superiori e qualche anno credo lo abbia ripetuto. Ma lasciamo perdere queste cose e parliamo di letteratura. A mio parere stiamo assistendo alla nascita di una grande scrittrice, forse una delle migliori tra i contemporanei. Lo dico con convinzione, senza timore di esagerare. “Tu non dici parole” mi aveva molto colpito per il linguaggio innovativo, sperimentalistico direi. Qui andiamo ancora oltre, una scrittura potente, lirica in certi momenti, estremamente musicale. I personaggi di questo romanzo interagiscono in armonia e ognuno di loro strappa al lettore sentimenti di tenerezza, per la loro vulnerabilità, per il loro essere così drammaticamente umani e drammaticamente deboli. In fondo, chi di noi non si riconosce in qualcuno di loro? Chi è in grado di scagliare la prima pietra? Simona con questo romanzo ci ha messi tutti a nudo.

    • sei terribile, Salvo!
      chi legge potrebbe anche pensare, e mi riferisco all’età, che sia tutto vero. E’ tutto falso, amici e amiche!
      Simona è molto più giovane di Salvo e non ha mai ripetuto le superiori perchè è sempre stata una cima!
      spero che lei ti perdonerà questa piccola cattiveria molto affettuosa :-)

      comunque, per il resto concordo parola per parola con te: è nata una grande scrittrice.
      non c’è da aggiungere altro.
      io leggo i libri da una vita e non mi sono mai imbattuta in una voce così.
      lo dico con assoluta convinzione.

  • Un caro saluto a Maria, a Salvo e al primo commentatore, Alberto Mancini.
    Questa ultima fatica di Simona è uno scavo dolorosissimo nella frammentarietà pirandelliana di ognuno di noi.
    Cosa siamo per noi stessi e per gli altri? Uno, nessuno, centomila?
    Anche la forma stilistica di questo romanzo riflette la poetica di fondo. Quattro personaggi, la prima persona che si alterna alla seconda, in un rimando continuo, sfaccettato, poliedrico.
    Siamo prismi forse, siamo poliedri impossibili da cogliere con un solo sguardo.

    • Un caro saluto a te, carissima Maria Lucia.
      Mi piace molto che hai messo in evidenza questo aspetto del romanzo di Simona, quella che tu definisci la “frammentarietà pirandelliana di ognuno di noi”.
      Per cui la verità si scompone, come uno specchio che va in mille frantumi, e rimanda tante immagini di noi, tutte diverse, tutte vere, ma inafferrabili.
      La verità è cangiante.

  • Cara Maria, bellissimo questo post dedicato al nuovo libro di Simona. “Stasera Anna dorme presto” è un romanzo che non ho alcuna difficoltà a definire come capolavoro!
    E, ancora una volta, complimenti a Simo per tutti i meritati riscontri positivi (sarebbe meglio dire, entusiastici) che sta riscuotendo.
    Brava, socia! :)
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    Per chi volesse ascoltare la voce di Simona, mi permetto di inserire il link alla puntata del mio programma radiofonico “Letteratitudine in Fm”: http://www.rhprogrammi.com/letteratitudine/puntata29luglio2011.mp3
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    Un saluto a Maria e a tutte le amiche e gli amici di Flannery!
    Massimo Maugeri

  • Carissima Maria,
    grazie per l’invito a questa “festa” di riflessioni e commenti intorno all’ultima fatica della bravissima Simona.
    Pur non essendo certo all’altezza di esprimere giudizi accolgo il tuo invito e provo anch’io ad esprimere un commento personale.
    Il romanzo di Simona a mio avviso risponde perfettamente al canone (prima aristotelico e poi manzoniano) dell’opera d’arte:
    il verosimile come oggetto, l’interessante come mezzo, l’utile come scopo.
    Veri sono i personaggi, oltre la finzione verosimile.
    Alzi la mano chi non ritrova una parte di sé in Anna!
    Anna è tutti noi, tutti coloro che si rifugiano quotidianamente nel mondo della scrittura, e ne hanno fame e sete, e attendono l’attimo notturno per poter ricacciare indietro tutto il mondo reale e ritrovarsi in una dimensione di vita parallela, fra i propri amati personaggi.
    Utile è l’avvertimento che traspare forte fra le righe.
    Lo scrittore è spesso un funambolo, teso in equilibrio perfetto fra due realtà. Tutto questo comporta un inevitabile prezzo da pagare, il forte rischio di non riuscire più a conciliare armonicamente i due mondi, il rischio di squilibrarsi fino ad infrangerne uno, come infatti accade col fragoroso spaccarsi della zuppiera (della zia “Elvira”).
    Dove termina il diritto al proprio spazio?
    Quando entra in competizione pericolosa “con la condizione di amare l’altro … con la condizione di coltivare e curare ogni giorno i fiori delicatissimi del comune giardino?” (Come sottolinea Alberto Mancini con felicissima e calzante metafora)
    Interessante è la prosa poetica, da non leggere troppo in fretta.
    Da centellinare gustando la rotondità dei vocaboli, l’armonia delle frasi, e scoprendo infine che ancora una volta (dopo “Tu non dici parole”) Simona ci prende per mano e ci conduce ad una riflessione sulla potenza del linguaggio detto. E soprattutto non detto.
    Il peso delle parole non dette, dei discorsi mancati, guida il gioco e snoda la vicenda verso l’inevitabile epilogo.
    Concordo pienamente con Maria Lucia, gli echi pirandelliani si avvertono bene. È proprio un personaggio pirandelliano a dire:
    “La vita o si vive o si scrive, io non l’ho mai vissuta, se non scrivendola” , ma, terminando la lettura del romanzo di Simona, ci sembra proprio che Anna, pur non avendola pronunciata quella frase, l’abbia fatta interamente sua.
    Infatti, quando Anna decide di “dormire presto” si avverte in lei tutta la stanchezza di chi sembra rinunci a scrivere, manifestando così la resa definitiva nei confronti della vita intera.
    Complimenti, e un grazie di vero cuore alla nostra bravissima Simona per averci donato un nuovo romanzo che non dimenticheremo. Un affettuoso saluto a tutti.

    • Carissima Elvira,

      grazie a te per la tua presenza e per la tua attenzione così partecipe.

      Le tue riflessioni sono veramente profonde, vanno sedimentate, direi ruminate dentro… non si può non essere d’accordo con quanto tu dici. Hai posto l’accento su aspetti importanti non solo della storia, ma della vita di tutti noi. Noi che facciamo della scrittura la nostra vita, il nostro respiro quasi. Noi che siamo affamati di verità.
      Ma la verità ci sfugge sempre, come un’ombra che cammina sempre più avanti e mai ci è dato raggiungerla…

  • Mia cara Maria
    eccomi al rientro dall’ufficio, dove ho smaltito carte, processi, fascicoli! Ma questo è un rientro del cuore, un rientro in una dimensione segreta e palpitante, il tuo affetto per me.
    La prima cosa, quindi, che mi affretto a fare è tenerti sul mio cuore, ringraziarti e dirti che ci sono molti luoghi nel mondo, ma pochi sono così accoglienti come quelli in cui qualcuno ti attende con un libro in mano….

  • E grazie di cuore alla dolcezza di Alberto, i cui tanti anni di vita condivisa mi danno molta gioia. Un augurio di giorni ancora più lunghi, e di anni, di decenni.
    Un carissimo abbraccio

  • E un bacio e un grazie al caro Salvuccio! Sarai un ottuagenario…però non si vede!
    Grazie, caro amico, per la cura e la grandissima attenzione riservata alla mia Anna!

  • E un bacio altrettanto grande a Mari, alle sue riflessioni sempre profonde e vere.
    E sì…c’è un gioco di ruoli nel romanzo, realtà che si ribaltano nell’altra, maschere costrette a tenere duro a fronte di una realtà indecifrabile, indecifrata…
    Una chiave ci sarebbe. L’amore. Ma quello vero. Quello che resuscita dal fango. Quello disarmato e impotente, perchè tutto può e in ogni cos atrova se stesso.
    Ecco. Un amore che paga tutti i prezzi. E che si dona.
    Questo solo spezzerebbe il vorticare delle maschere…

  • E un abbraccio forte anche a Massi, mio socio letterario e compagno di viaggi nel mondo dei libri. Grazie, socio, per tutto il tuo sostegno. Fa’ una buona ninna

  • E davvero un grazie commosso alla lettura di Elvira, a quella sua intuizione da vera scrittrice…quali sono i limiti da tenere fermi quando si scrive? Fino a quando la ascrittura, rapendoci al mondo, non ci sottrae all’amore di chi ci sta accanto? E’ un tradimento ai doveri? E’ un’invisibiole complice? E ci costringe a tradire…come un’amante?
    Certo…chi scrive sa bene quanto pulsi il mondo dei libri, quanto ci sollevi da terra, e quanto doloroso sia ripercorrere le strade usuali, fare il viaggio a ritroso…
    Ma, forse, scrivere è solo una modalità di vivere, è una dimensione e non un atto, è un’identità, e non una veste.
    Se così è, nessun tradimento sarebbe tanto grave quanto quello di non seguire la propria vocazione, di non essere ciò che il cuore ci detta, di non assimilarci a quel guado già attraversato, già lasciato alle spalle, e quindi non più percorribile: la vita senza le parole.

  • E con questo chiudo, amici cari, Maria mia, e sognatori tutti.
    Chiudo sugli occhi di mio figlio, già addormentato, sui gatti acciambellati e lanosi, sulle scartoffie lasciate ad aspettare.
    Domani riprende il viaggio.
    Un grazie di cuore a tutti e un bacio a Flannery, alle sue meraviglie.

  • Dolcissima Simona,

    grazie per le tue parole così belle, mi lasciano senza fiato e, a mia volta, senza parole…

    Sono certa che il tuo romanzo entrerà nel cuore di molte e molte persone, che vi si riconosceranno, che scopriranno in esso la propria lacrima e il proprio sorriso.

    Ti abbraccio con grande affetto.

    E naturalmente ti aspetto a Roma quando ci vorrai venire!

    Maria

  • E poi, se volete, c’è anche una mia intervista a Simona Lo Iacono realizzata proprio mentre lei stava ultimando il suo romanzo “Stasera Anna dorme presto”.

    Ve ne segnalo la lettura perchè ci sono delle anticipazioni importanti e lì potete trovare anche che cosa pensa Simona della scrittura, della giustizia, e del rapporto tra diritto e letteratura, che è un aspetto molto importante del suo pensiero:

    http://mariadilorenzo.wordpress.com/2010/02/18/chi-scrive-smantella-un-esilio-intervista-a-simona-lo-iacono/

  • C’è da dire, cara Maria Lucia e cari amici ed amiche tutte, che in questo spazio sono molti molti di più quelli che leggono di quelli che postano i commenti, o meglio i commenti li mandano a me in privato, e così ogni volta ho una gran daffare a rispondere.

    In modo particolare, questo romanzo sta suscitando degli entusiasmi enormi, se fosse possibile farei leggere a Simona quello che mi scrivono i naviganti di Flannery, ne sarebbe basita :-)

    E’ una storia che prende molto il cuore e la mente, la sua, segno che tocca punti sensibili, forse nervi scoperti, della nostra dimensione umana e affettiva in modo particolare.

    Chi mi scrive ma non posta commenti sostiene – e come dargli torto? – che non si può parlare in pubblico di un libro che non si è ancora letto. Tantissimi mi dicono poi che lo hanno appena acquistato o lo stanno per acquistare.

    E’ molto bello far circolare le idee e le emozioni e ringrazio voi tutti, amici ed amiche, che partecipate, con la parola e col silenzio degli occhi…

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