Flannery O’Connor, il mistero e la scrittura


di STAS’ GAWRONSKI

Quando la letteratura sembra una minestra insipida, annacquata, incapace di dare un sapore nuovo alla vita, alcuni scrittori diventano necessari come il sale. Serve al palato una parola in grado di riportare bruscamente il lettore al centro della propria vicenda umana e di chiamarlo a un confronto potente con le grandi questioni della vita. Una simile forza d’urto è senza dubbio nelle storie di Flannery O’Connor cui è dedicato Flannery O’Connor, il mistero e la scrittura (Ancora), un formidabile saggio di Elena Buia Rutt – già autrice di un’intensa rilettura di Pier Vittorio Tondelli – che ci aiuta a riscoprire e a maneggiare una scrittura incandescente. Una riflessione lucida sulle opere della grande narratrice del Sud degli Stati Uniti che in Italia è rimasta ai margini dell’attenzione della critica sia per la difficoltà di classificare una letteratura che è “allo stesso tempo simbolica e realistica, regionalista e universale, grottesca e letterale” sia per la faciloneria con cui le è stata affibbiata l’etichetta di “autrice cattolica”. D’altronde la O’Connor è stata una scrittrice solitaria, defilata, ma anche una presenza disturbante tanto per i cattolici benpensanti che per i fautori del “buon senso” laico, razionale e illuministico. Costretta da una grave malattia ereditaria a passare gli ultimi quattordici anni della vita nella sua fattoria in Georgia, la O’Connor ha alimentato la sua ispirazione attraverso un’immersione senza sconti nella propria difficile quotidianità, fino al punto da considerare il morbo che la stava divorando una benedizione: “Non sono mai stata altrove che malata. In un certo senso la malattia è un luogo, più istruttivo di un lungo viaggio in Europa. La malattia prima della morte è cosa quanto mai opportuna”. L’esperienza concreta del male è il punto di partenza della ricognizione critica della Buia che, attraverso le storie – dal romanzo Il cielo è dei violenti a quel racconto estremo intitolato La schiena di Parker – i saggi e le lettere della scrittrice americana, ci apre al mistero di una letteratura fondata su un’assoluta fiducia nella salvifica violenza dello scontro tra la libertà dell’uomo e la realtà. Allergica a ogni visione filtrata da astrazioni, lo sguardo della O’Connor si concentra “su un’esperienza cruciale, quella della finitezza”. I suoi personaggi bizzarri, storpi e malvagi ancora oggi scandalizzano, disorientano, mettono in crisi chiunque sia abbarbicato alle proprie certezze ideali e non si accorga che l’anormalità, la deformità e la devianza riguardano ciascuno senza eccezioni. Un realismo radicale espresso attraverso un irritante registro grottesco che non è “una scelta di genere, ma la diretta conseguenza della visione cristiana di un mondo intaccato dal peccato”. Secondo la Buia “tutto questo diviene uno strumento conoscitivo, una lente di lettura, funzionale alla forzatura dello sguardo di un lettore ‘di vista debole’” e in grado, forse, di cogliere solamente le connotazioni morali di quanto accade, ma non l’ordito indicibile dell’esistenza. Una letteratura che colpisce il lettore come uno schiaffo, consentendogli di “approfondire il proprio senso del mistero attraverso il contatto con la realtà, e il proprio senso della realtà attraverso il contatto con il mistero”.

(c) Stas’ Gawronski – all rights reserved

http://www.stasgawronski.it/recensioni-flannery-ilmisteroelascrittura.html

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Leggi le altre recensioni su: http://www.ancoralibri.it/Catalogo/ProductID/6606

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UN LIBRO NECESSARIO

Flannery O’Connor (1925-1964) è una delle voci più originali e prestigiose della letteratura americana del Novecento. La sua ristretta produzione letteraria (due romanzi, alcune raccolte di racconti e saggi) è caratterizzata da uno stile chiaro, veloce, realistico, che dà vita a vicende per lo più grottesche e violente, in un brulicare di simboli e rimandi. Personaggi strampalati si rivelano inflessibili cercatori di assoluto; anime pervicacemente chiuse in se stesse, fino a quando un fatto imprevisto non sopravviene a scardinarne convinzioni e chiusure. L’apertura raggiunta costa loro lacrime e sangue, ma è questa l’unica via possibile per raggiungere una prossimità con il mistero. Un mistero che è il riconoscimento intuitivo di un Dio che salva l’uomo, sanando la sua incompiutezza e fragilità. Questo libro è una ricognizione sui temi principali di una narrativa che richiede al lettore un coinvolgimento radicale e una netta presa di posizione. Flannery O’Connor non lascia scampo; la sua scrittura è una sfida che rilancia sempre il “prendere o lasciare”.

Elena Buia Rutt, Flannery O’Connor, il mistero e la scrittura, Ancora, Milano, 2010, prefazione di Antonio Spadaro, pp. 112, euro 12,50. 

Acquistabile su IBS: http://www.ibs.it/code/9788851407803/buia-rutt-elena/flannery-connor-mistero.html

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dalla quarta di copertina:

“La narrativa di Flannery è in grado di ‘resettare’ una vita umana, farle ricostruire le gerarchie dei valori, ricombinare i pezzi, rivedere i giudizi e i punti di vista. Per questo la lettura di Flannery non è facoltativa, ma ‘obbligatoria’. E questo volume è un’alta, lucida e sapiente testimonianza critica di come lo sguardo di Flannery abbia davvero la capacità di cambiare la vita” (Antonio Spadaro)

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ELENA BUIA RUTT è nata nel 1971 e vive a Roma. Laureata in Lettere e in Filosofia, ha collaborato ai programmi culturali di Radio 3 e attualmente lavora a Rai Educational come autrice televisiva. E’ collaboratrice di riviste e quotidiani, tra i quali La Civiltà Cattolica e L’Osservatore Romano. Ha pubblicato il saggio Verso Casa. Viaggio nella narrativa di Pier Vittorio Tondelli (Ravenna, 1999). Nel 2008 per Ancora ha tradotto, insieme al marito Andrew Rutt, le poesie di Rowan Williams, attuale Arcivescovo di Canterbury (La dodicesima notte). E’ in corso di stampa il suo primo libro di poesie, di cui ci occuperemo molto presto su Flannery.

2 responses on “Flannery O’Connor, il mistero e la scrittura

  1. Le voci”fuori dal coro” sono sempre giudicate con molto scetticismo, ma è solo grazie a queste che possiamo conoscere verità a volte scomode, altre addirittura sconosciute ed essere in condizioni di saper cambiare opinioni o punto di vista.
    Complimenti alla signora Buia Rutt

  2. Non sapevo che esistesse Flannery O’ Connor prima di capitare su questo blog.
    Il solo fatto che un autore ispiri e piaccia così tanto dal “costrinegre” una persona a scrivere un saggio su di lei e sulla sua opera rappresenta di per sè una garanzia di lettura. In + era una donna+americana+malata+autrice di raconti e romanzi e saggi+mi piace il suo nome. Dunque la leggerò.Infondo noncivuolemolto per “convincere” a leggere.

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